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Conte, Mourinho, Giuda e un “rumble in the Bridge” indimenticabile

Conte, Mourinho, Giuda e un "rumble in the Bridge" indimenticabile

Il 14/03/2017 alle 10:10Aggiornato Il 14/03/2017 alle 10:24

L'atto II tra il tecnico italiano e lo Special One resterà a lungo nel libro del calcio, ma siamo certi che è stato solo un piccolo antipasto di quello che ci aspetterà per l'anno prossimo. O li ami, o li odi. Non esistono mezze misure. Perché nel bene o nel male, che piaccia o no, José Mourinho e Antonio Conte sono molto più simili di quanto loro stessi potranno mai pensare o ammettere

" Giuda? Fino a quando un tecnico non vincerà 4 titoli col Chelsea Giuda sarà sempre il numero 1"
" Calcio? Io ho visto solo calci, calci e ancora calci. Per me questo non è calcio, forse è una tattica per intimidire gli avversari più forti. Io ho visto questo, ma tutti hanno visto questo"

Il primo messaggio, rivolto ai suoi ex tifosi del Chelsea che lo hanno insultato per tutto il match dimenticando trionfi, lotte, pianti e amore, è firmato José Mourinho. Il secondo, è di Antonio Conte: il nuovo King del Bridge di Chelsea, cuore di Londra.

O li ami, o li odi. Non esistono mezze misure. Perché nel bene o nel male, che piaccia o no, José Mourinho e Antonio Conte sono molto più simili di quanto loro stessi potranno mai pensare o semplicemente ammettere. Nel mezzo anche una battaglia a colpi di urla, proteste e un linguaggio del corpo che è sembrato quasi un incontro di boxe. E i due sono anche quasi venuti a contatto dopo il rosso a Herrera. Ci è mancato veramente poco. Un po' come Foreman e Muhammad Ali nel mitico incontro del 1974, anche se questa volta il "vecchio" campione non è riuscito a piazzare il colpo del ko e riprendersi il trono. Mourinho ha trovato uno più tosto di lui, per una volta. Non solo sul campo, perchè il portoghese ha già perso nel recente passato sfide titaniche contro i suoi storici rivali (Guardiola in primis), ma soprattutto a livello di comunicazione e misticismo.

Due strateghi, due motivatori, due allenatori condottieri, due vulcani pronti a eruttare da un momento all’altro. Simboli, per noi italiani, anche di una rivalità incandescente come Inter e Juventus, mentre in Inghilterra da quest’anno il tecnico italiano ha rubato il posto dello Special One nei cuori dei tifosi Blues. Un oltraggio che il portoghese non ha per niente digerito (per usare un eufemismo), come si intuisce dalle dichiarazioni più o meno velate post gara. Una medaglia, in attesa di cucirsi quelle di Premier e magari FA Cup a fine della sua prima incredibile stagione inglese, che invece Conte sembra essersi già orgogliosamente appuntata sul petto vicino allo stemma dei Blues.

"La vittoria è grande, ma ancora di più lo è l'amicizia". Ecco, sicuramente Conte e Mourinho non prenderanno mai spunto dalla frase del mitico Emil Zatopek, anzi. Non saranno mai amici, nonostante le molte similitudini soprattutto a livello impulsivo. Ma è inequivocabile come questi due grandissimi uomini di calcio riusciranno a scrivere altre pagine indelebili di questo meraviglioso sport; questa stagione - ne siamo certi - è stata solamente l'antipasto di qualcosa di ancora molto più gustoso. Sia a livello prettamente sportivo, di campo, sia a livello squisitamente umano. Perché esistono due mondi in cui gli esseri umani si ritrovano messi a nudo e dove tutte le diverse facciate e apparenze spariscono mettendo a nudo la loro essenza più dura: il primo è il campo di battaglia, il secondo è il campo di calcio.

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