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Il trionfo di Conte: i momenti chiave e i segreti della cavalcata del Chelsea

Il trionfo di Conte: i momenti chiave e i segreti della cavalcata del Chelsea

Il 13/05/2017 alle 09:00Aggiornato Il 13/05/2017 alle 09:12

Dopo Claudio Ranieri col Leicester, Antonio Conte e il suo Chelsea. Il Made in Italy continua a insegnare calcio agli inglesi. Ripercorriamo per punti la cavalcata vincente del Chelsea: dal mercato alle prime difficoltà iniziali; dalla rivoluzione tattica alle gestione dello spogliatoio passando per il record di successi consecutivi e lo sprint finale. Ecco il nuovo miracolo di Conte.

Adesso è davvero ufficiale: il Chelsea è campione d’Inghilterra, Antonio Conte ha coronato la sua prima stagione in terra inglese con una cavalcata tanto degna di nota quanto inaspettata. I Blues infatti, nella virtuale griglia di partenza di questa stagione di Premier League, partivano in terza fila: davanti i due bolidi di Manchester, con Guardiola e Mourinho pronti a darsi battaglia; in seconda fila Tottenham e Arsenal, che avevano sfiorato il titolo l’anno prima e promettevano di ripetersi; e dietro a queste Liverpool e Chelsea appunto, quasi da “outsiders”, per un quinto tempo che tra le mille incognite di entrambe le faceva partire leggermente più defilate.

Conte infatti ereditava una squadra reduce dal disastro della stagione precedente, col il decimo posto in Premier League – il peggiore della gestione Abramovich – e le promesse di una ricostruzione che in estate non fu poi esattamente tale. Alla rosa della stagione prima infatti i Blues avevano aggiunto sì quel N’Golo Kante già protagonista del miracolo Leicester, ma oltre ai “colpi” David Luiz, Marcos Alonso e Michy Batshuayi, per Conte non era arrivato nulla di eclatante dal mercato estivo.

Ma dell’adattarsi a ciò che si ha l’ex tecnico di nazionale e Juventus è un maestro. E anche in questo caso, col Chelsea, è nata l’ennesima grande impresa con ciò che Conte si è ritrovato in panchina. Riviviamola nei punti chiave e nei momenti salienti.

I primi mesi: linea difensiva a 4 e il doppio schiaffo Liverpool-Arsenal

Presentatosi in conferenza stampa sfoggiando un inglese molto scolastico, ma senza troppo bisogno del traduttore, Conte forniva più o meno chiaramente il suo biglietto da visita a tutta la Premier League: non sarò ancora perfetto, ma lavoro sodo e le sfide – siano queste linguistiche o di campo – non mi spaventano. Il Chelsea parte con una linea difensiva a 4 dove i senatori Terry e Ivanovic sono ancora parte del gruppo; in mezzo al campo Kante ha il compito di reggere una linea dove Conte prova un po’ di tutto: Oscar e Matic con Hazard e Pedro sugli esterni, in una sorta di 4-1-4-1; ma anche un 4-2-3-1 con Matic abbassato sulla linea di Kante e Willian, Oscar e Hazard a supporto di Diego Costa. Per il Chelsea arrivano 3 vittorie nelle prime 3 giornate – West Ham, Watford e Burnely – ma la squadra non gira fluidamente e alle prime vere difficoltà il castello viene giù subito.

Diego Costa during Arsenal vs Chelsea derby – PUB NOT IN UK FRA ESP SWE POL CHN

Diego Costa during Arsenal vs Chelsea derby – PUB NOT IN UK FRA ESP SWE POL CHNImago

Venerdì 16 settembre il Chelsea cade 2-1 in casa contro il Liverpool e una settimana più tardi Wenger rifila ai Blues un sonoro 3-0 all’Emirates. La stesa fa capire definitivamente a Conte che le cose non quadrano; e che soprattutto il Chelsea deve ancora trovare – come da tradizione contiana – un undici titolare in un modulo per far scattare gli automatismi. Insomma, serve un’idea.

La rivoluzione di ottobre: il passaggio a 3 e lo schianto allo United

Tra i grandi meriti di Conte c’è quello di non aver troppo bisogno di tempo per capire cosa possa funzionare e cosa meno. Le scoppole ricevute dalle dirette concorrenti sono un chiaro segnale, e per ovviare alla cosa Conte rivoluziona il Chelsea tornando all’antico. O meglio, al 'suo' antico. Di tutto il periodo Abramovich nessun Chelsea aveva mai giocato con una difesa a tre, ma Conte decide di importare il modulo dei successi alla Juventus e in nazionale. Non c’è rivoluzione senza vittime e queste sono piuttosto illustri. Nel passaggio alla linea difensiva a tre saltano due teste di peso della storia del Chelsea: Branislav Ivanovic e il capitano John Terry.

Conte decide infatti di poter sfruttare il dinamismo di Alonso a sinistra e si è trovato rivitalizzato in rosa un Victor Moses che per capacità offensive e spirito di sacrificio ricorda molto il Simone Pepe della sua prima gestione juventina. In mezzo al campo Matic al fianco di Kante forniscono una cerniera importante a una linea difensiva assolutamente sperimentale: Azpilicueta, David Luiz e Gary Cahill. E’ un 3-4-3, con Hazard e Pedro liberi di svariare sugli esterni davanti e Diego Costa a fare il finalizzatore. Bingo. Il modulo si vede per la prima volta l’1 di ottobre nella vittoriosa trasferta di Hull, poi viene ripetuto nel 3-0 rifilato al Leicester il 15 ottobre. La prova del nove è però domenica 23 ottobre quando a Stamford Bridge arriva l’ex José Mourinho con il suo Manchester United. Il Chelsea strapazza i Red Devils con un 4-0 tanto rotondo quando frutto di una clamorosa superiorità tattica. In meno di un mese di lavoro Antonio Conte ha già completato la sua rivoluzione. Il resto, è una mezza cavalcata.

Chelsea-Manchester United - Mourinho e Conte

Chelsea-Manchester United - Mourinho e ConteLaPresse

Ottobre-marzo: la striscia da record

Con il passaggio a questo modulo il Chelsea infila 13 vittorie consecutive (a un passo dal record di 14 dell'Arsenal) e 20 risultati utili sui 21 disponibili. I Blues infatti cadono solo il 4 di gennaio sul campo del Tottenham e pareggiano 1-1 a Liverpool e a Burnely (31 gennaio la prima, 14 febbraio la seconda), sfornando quasi sempre prestazioni convincenti e una solidità di squadra senza eguali in Inghilterra. Qui in mezzo Conte riesce a gestire anche lo spinoso caso Diego Costa, separato in casa e verso la Cina nella sessione di mercato di gennaio, ma reintegrato in rosa dopo il chiarimento tra i due.

Nel mentre il Chelsea non perde comunque il ritmo, con Hazard a re-inventarsi finalizzatore dei processi offensivi del Chelsea e con vittorie pesantissime. Quelle più simboliche ancora a cavallo tra novembre e dicembre, quando prima il Chelsea supera 2-1 il Tottenham in casa e poi 7 giorni più tardi si ripete anche nella casa di Guardiola, rifilando un netto 3-1 al Manchester City che evidenzia tutti i problemi che troverà poi nel corso della stagione la squadra del catalano ed elegge definitivamente Conte a idolo del tifosi. Il Chelsea infatti prende la vetta della classifica proprio dopo il successo sugli Spurs e la conferma con perentoria forza in casa del City, lanciando un segnale evidente alla Premier e non mollando di fatto praticamente più la posizione di lepre là davanti.

Antonio Conte esulta dopo il terzo gol sul campo del Manchester City

Antonio Conte esulta dopo il terzo gol sul campo del Manchester CityReuters

Gli altri momenti chiave sono quelli del 4 febbraio, quando dopo il pareggio in casa del Liverpool il Chelsea ha la sua vendetta con l’Arsenal, superando i Gunners 3-1 e lanciando un bel segnale anche dal punto di vista psicologico; ma anche nella trasferta di sabato 18 marzo a Stoke-on-Trent, quando un gol a 3 minuti dalla fine di Cahill porta i 3 punti al Chelsea e fa esplodere Conte in una delle sue solite esultanze.

Aprile-maggio: il piccolo calo, la prova di forza sul campo dell’Everton

Il segnale arrivato da Stoke-on-Trent dice che il Chelsea inizia a essere una squadra discretamente stanca e infatti nel giro di un mese arrivano due sconfitte. La prima è a inizio aprile, con la clamorosa caduta in casa contro il Crystal Palace e la seconda è quindici giorni più tardi, quando a Old Trafford Mourinho si prende la sua vendetta dopo la stesa dell’andata e l’eliminazione in FA Cup. Nel giro di 2 mesi il Chelsea si ritrova così a dover gestire un margine sul Tottenham che da un massimo di 12 punti si è ridotto a sole 4 lunghezze.

Diego Costa reacts to missing a chance during the English Premier League football match between Chelsea and Crystal Palace at Stamford Bridge in London on April 1, 2017

Diego Costa reacts to missing a chance during the English Premier League football match between Chelsea and Crystal Palace at Stamford Bridge in London on April 1, 2017AFP

Ma due sono le partite che cambiano il finale di stagione. Quattro giorni dopo il ko subito dal Crystal Palace a Stamford Bridge arriva il Manchester City. I Blues passano 2-1 grazie alla doppietta di Hazrad gestendo con grande personalità il secondo tempo. Ma il successo più indicativo è quello del 30 aprile a Goodison Park. L’Everton è infatti ancora imbattuto tra le mura amiche, ma il Chelsea di Conte, dopo grande sofferenza, trova la perla di Pedro nel secondo tempo a spianare la strada verso il simbolico 0-3 che di fatto vale il titolo.

N'Golo Kante of Chelsea and Antonio Conte, Manager of Chelsea celebrate after the Premier League match between Everton and Chelsea at Goodison Park on April 30, 2017 in Liverpool, England.

N'Golo Kante of Chelsea and Antonio Conte, Manager of Chelsea celebrate after the Premier League match between Everton and Chelsea at Goodison Park on April 30, 2017 in Liverpool, England.Getty Images

Il gran finale, tutti i protagonisti

Il resto sono state pratiche di facile gestione per i Blues di Conte, fino al successo sul campo del WBA che è valsa la definitiva matematica. Conte ha avuto l’incredibile merito di cambiare registro nel momento più complicato e di trovare quadra e solidità in tempo record. Protagonisti assoluti della cavalcata un undici di titolarissimi a cui il leccese non ha praticamente mai fatto meno, con l’inclusione dell’unico elemento che spesso dalla panchina è stato in grado di fare la differenza: Cesc Fabregas.

I volti di spicco ci sono comunque stati. Da Thibaut Courtois, autore di salvataggi decisivi in momenti chiave e senza ombra di dubbio miglior portiere della Premier League, al rendimento di N’Golo Kante, non a caso votato miglior giocatore della Premier e perno su cui sono ruotati gli equilibri del Chelsea. Fondamentale è stato però il lavoro degli esterni, vero volto del Chelsea ‘sudore e lavoro’ di Conte: Marcos Alonso (con sei gol e la miglior stagione di sempre in carriera) e Victor Moses, pescato dal nulla tra i giocatori in esubero della rosa dei Blues in estate. Hazard ha poi ritrovato gioia e serenità che l’avevano reso miglior giocatore della Premier League nel suo primo anno in Inghilterra; e Diego Costa, nonostante qualche bizza fuori dal campo, dentro al terreno di gioco è stato giocatore a immagine e somiglianza della filosofia di Conte, e con 20 gol e 6 assist anche figura di spicco della cavalcata al sesto titolo della storia del club, il secondo consecutivo di un tecnico italiano in Inghilterra. Da Ranieri a Conte, il Made in Italy continua a insegnare calcio agli inglesi.

Antonio Conte, Manager of Chelsea celebrates his sides third goal during the Premier League match between Everton and Chelsea at Goodison Park on April 30, 2017 in Liverpool, England.

Antonio Conte, Manager of Chelsea celebrates his sides third goal during the Premier League match between Everton and Chelsea at Goodison Park on April 30, 2017 in Liverpool, England.Getty Images

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