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Maurizio Sarri, l'equivoco Chelsea e il paradosso dell'ultima spiaggia

Maurizio Sarri, l'equivoco Chelsea e il paradosso dell'ultima spiaggia

Il 23/02/2019 alle 20:41Aggiornato Il 23/02/2019 alle 20:46

La finale di Coppa di Lega contro il Manchester City potrebbe essere già decisiva, ma la storia tra Maurizio Sarri, il Chelsea e l'intera Inghilterra appare come un enorme equivoco. Dall'amore all'incomprensione nel giro di 6 mesi, il futuro è legato ai risultati nell'immediato. Ma ha davvero senso? Per Guardiola non fu così... L'analisi di un matrimonio controverso.

"Non assumi Guardiola o Sarri per poi sperare nel piano B. Li assumi perché vuoi portare un tipo di gioco radicalmente diverso da qualsiasi cosa il tuo club avesse fatto fino a quel momento nella sua storia".

Con queste parole, tre settimane fa, Oliver Kay, caporedattore della sezione calcio del più prestigioso quotidiano britannico – il Times – provava a correre in difesa di Maurizio Sarri. Il tecnico del Chelsea era infatti finito sotto il fuoco dell’intera Gran Bretagna per l’infelice momento in termini di risultati della sua squadra; e la raffinata penna di Kay – con estrema lucidità – provava a riportare l’attenzione sul tipo di figura così radicalmente diversa rispetto a quelle che l’avevano preceduto. Un uomo a cui è legata a doppio nodo un’idea e una filosofia di progetto; e al quale non si può chiedere – per principio – di adattarsi ai fini del risultato nell’immediato.

Venti giorni dopo la situazione Oltremanica non è cambiata di una virgola. Anzi, è solo peggiorata. La scoppola subita dal Chelsea una settimana dopo la pubblicazione di quell’articolo per mano del Manchester City, ha di fatto lasciato Sarri senza più alleati e sotto il fuoco di molteplici nemici. Parte del tifo – che dai cori a suo favore è passato a un emblematico ‘fuck Sarri-ball’ – alla quasi totalità della stampa, che addirittura a Sarri contesta le scelte tecniche. L’ultima – e più in auge in questi giorni – è nella posizione di N’Golo Kante. Per Sarri mezz’ala nel 4-3-3; per i giornalisti da schierare nella posizione in cui ha vinto un mondiale e due Premier League: davanti alla difesa. Un’infatuazione, quella dei colleghi Oltremanica, che terminato il fuoco della passione iniziale, si è spenta come solo il più superficiali dei rapporti.

Da amato a incompreso: Sarri, tutto in 6 mesi

Già perché l’approccio di Sarri, almeno fino a novembre, aveva sedotto davvero tutti. Imbattuto in tutte le competizioni dall’11 di agosto fino al 24 di novembre (18 partite fatte di 14 vittorie e 4 pareggi), l’Inghilterra aveva strabuzzato gli occhi per un personaggio la cui aura si era prestata perfettamente al tipo di narrazione che si fa da quelle parti. Il suo essere introverso, la sua mimica o bordo campo, la tuta e le sigarette – uniti chiaramente agli strepitosi risultati – avevano fatto di Sarri il personaggio più interessante della Premier League. Del resto il suo Chelsea vinceva quasi sempre, teneva il ritmo infernale di Liverpool e Manchester City e si permetteva – poche settimane dopo il primo stop stagionale col Tottenham – di riaprire ogni discorso proprio dopo il successo ottenuto su Guardiola ai primi di dicembre.

L’ingresso della nuova luna ha però cambiato in maniera piuttosto repentina il rendimento del Chelsea. Da gennaio a oggi infatti i Blues hanno improvvisamente smesso di fare risultato, mostrando sul campo preoccupanti buchi strutturali che paradossalmente non si erano visti a inizio stagione, quando solitamente il lavoro tattico richiesto da Sarri ha bisogno di un po’ più tempo per essere appreso. La difesa, fin lì miracolosa per la mediocrità dei due centrali, si è riscoperta un colabrodo; la ‘Sarri-ball’ è diventa meno fluida e soprattutto il Chelsea ha improvvisamente smesso di segnare. Un problema a cui Sarri aveva trovato rimedio nella prima parte di anno nonostante il rendimento fallimentare di Alvaro Morata; ma che da gennaio in poi ha lasciato i Blues al palo. In tutti i sensi.

E così nel giro di un nulla tutti hanno rapidamente abbandonato la nave. Dal tifo (o per lo meno una parte di questo) alla stampa, passando anche per qualcuno all’interno dello spogliatoio; Sarri si è presto ritrovato da solo nel mare in tempesta. Onde diventate burrasca dopo il 6-0 dei Blues subito 14 giorni fa da Pep Guardiola all’Etihad Stadium; e di riflesso fomentato dalle straordinarie prestazioni del Manchester United di Ole Gunnar Solskjær, capace di rosicchiare ai Blues 12 punti esatti in 2 mesi e di strappargli quel quarto posto obiettivo minimo stagionale.

Già perché il futuro del tecnico toscano pare inevitabilmente legato a doppio mandato ai risultati già nell’immediato. Ed è proprio qui, di fatto, che nasce l’equivoco di fondo.

Maurizio Sarri, pensieroso e a testa bassa, dopo la sconfitta per 6-0 subita dal suo Chelsea contro il Manchester City

Maurizio Sarri, pensieroso e a testa bassa, dopo la sconfitta per 6-0 subita dal suo Chelsea contro il Manchester CityGetty Images

L'equivoco Chelsea

Overperforming . Sovraperformare. Rendere più di quanto non sia il proprio reale valore. In una sola parola, eccovi spiegato il problema con cui Maurizio Sarri è costretto a fare i conti.

Già perché dal ritorno di Mourinho a oggi il Chelsea in termini di organico non è cambiato poi molto. E quando l’ha fatto, è andato a perderci. Kepa non vale Courtois; Bakayoko prima e Jorginho poi non valevano il miglior Matic; Morata non è valso un Diego Costa; e a sua volta Diego Costa non è valso un Drogba. Figuriamoci se David Luiz possa valere un John Terry e se Ross Barkley possa essere un nuovo Frank Lampard. Insomma, il Chelsea, con il passare degli anni, si è trasformato in una squadra semplicemente meno forte di un tempo. E i miracoli di Mourinho prima e Conte poi – in particolare quello dell’italiano è stato semplicemente straordinario, con una Premier League vinta rispolverando scarti come Victor Moses – paiono aver ingannato tutti sul reale valore della squadra.

Il Chelsea di Antonio Conte festeggia il successo in FA Cup della stagione 2017/18. La stessa squadra l'anno prima vinse la Premier League a sorpresa.

Il Chelsea di Antonio Conte festeggia il successo in FA Cup della stagione 2017/18. La stessa squadra l'anno prima vinse la Premier League a sorpresa.PA Sport

Ed è qui che arrivano tutti i nodi per Sarri. Il Chelsea infatti, continuando ad adottare la sua strategia ‘low cost’ basata sull’effetto emotività e stimoli portati da un nuovo tecnico, ha trovato successo. E così facendo, ha pensato di poter replicare il modello anche con l’ex allenatore del Napoli, chiedendogli tra le righe di continuare a sovraperformare. E di farlo con un gruppo sempre meno competitivo rispetto al passato.

Il calcio di Sarri però è un’altra cosa. Il tecnico toscano impone infatti l’accettazione di una filosofia – la sua filosofia – legata a un progetto valutabile solo sul medio periodo; e soprattutto dove gli uomini chiave diventano di fondamentale importanza. L’Inghilterra che in questo momento chiede Kante al posto di Jorginho, pare non aver capito nulla del toscano. E il blocco temporaneo del processo di crescita – sarebbe meglio dire vera e propria involuzione – è figlio anche di uno spogliatoio che oltre a essere mediocre, a quelli voci pare dare piuttosto conto.

Maurizio Sarri e Pep Guardiola, gioco di incroci durante l'ultimo Manchester City-Chlesea

Maurizio Sarri e Pep Guardiola, gioco di incroci durante l'ultimo Manchester City-ChleseaGetty Images

La società, quindi, sembra non aver preso per nulla in considerazione la più importante delle variabili legata all’acquisto di Sarri, continuando a chiedere di fatto ciò che aveva chiesto ai suoi differenti predecessori: il tutto e subito. E così, anche se nelle prime 43 partite sulla panchina dei Blues Sarri ha vinto più match di quanti non ne abbia vinti Guardiola nelle prime 43 sulla panchina del City (28 a 27!), il toscano è già all’out-out: vincere la finale di Coppa di Lega proprio contro Guardiola e poi qualificarsi alla Champions League (col quarto posto o meglio ancora col successo in Europa League) per mantenere – forse – la propria panchina.

Un concetto con cui Guardiola al City non dovette avere a che fare, forte chiaramente dei successi del passato – che Sarri non ha – ma soprattutto di una società che sapeva ciò cui stava andando incontro (e che nonostante il faraonico mercato del primo anno e gli ‘zero titoli’ conseguiti nella prima stagione del catalano, non fece una piega). Sarri, invece, nonostante il tentativo di cambio di filosofia, paga lo straordinario lavoro dei suoi predecessori, capaci di far sovraperformare il gruppo e illudendo la dirigenza di quanto questo fosse ancora competitivo.

Una tassa salatissima. E che probabilmente, alla fine, comunque vada, gli costerà il posto.

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