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Ole Gunnar Solskjær, l'ultima speranza per aggiustare il Manchester United

Ole Gunnar Solskjær, l'ultima speranza per aggiustare il Manchester United

Il 20/12/2018 alle 16:15Aggiornato Il 20/12/2018 alle 16:28

Chiamato a traghettare il ManU fuori dalle acque tempestose in cui l'ha lasciato Mourinho, Ole Gunnar Solskjær ha il compito più complicato della storia recedente dello United: ridare tranquillità all'ambiente e trovare risultati nel più breve tempo possibile. A 11 punti dalla Champions e con uno spogliatoio in subbuglio, 'Baby Face' torna in Inghilterra 4 anni dopo il Cardiff. Questa volta però..

Alle nostre latitudini, Ole Gunnar Solskjær, è più che altro l’uomo della finale di Champions League 1999. Quello che firmando una delle più pazzesche rimonte di sempre, fece esplodere l’indimenticabile voce di Sandro Piccinini in uno dei suoi più famosi “Proprio lui, incredibile!”

Da venerdì pomeriggio, invece, Solskjær sarà ufficialmente presentato alla stampa come il nuovo allenatore del Manchester United. Caretaker, tengono a precisare a Old Trafford. Eppure, il norvegese, potrebbe avere l’ambizione di essere qualcosa in più di un semplice traghettatore.

Ole Gunnar Solskjaer segna al 93° il gol del 2-1 nella finale di Champions League 1999 vinta dal Manchester United sul Bayern Monaco per 2-1 in rimont

Ole Gunnar Solskjaer segna al 93° il gol del 2-1 nella finale di Champions League 1999 vinta dal Manchester United sul Bayern Monaco per 2-1 in rimontPA Sport

Per 12 stagioni in maglia dei Red Devils – e come allenatore delle riserve del ManU dopo il ritiro, nel triennio 2008-11 – Solskjær torna a Old Trafford con il difficile compito di rimettere in piedi il Manchester United. Lontano 19 punti dalla vetta e 11 dal quarto posto che vale la Champions League – vero obiettivo dei Red Devils per il 2019 – quella di Solskjær è una missione piuttosto complicata: essere concreto e trovare punti nel più breve tempo possibile; ma anche ricostruire un ambiente completamente fratturato dall’ultima gestione Mourinho. Già perché se il gap in classifica è l’eredità più evidente lasciata dal portoghese, quella più nascosta – e probabilmente ancor più preoccupante – è nel ricostruire uno spogliatoio lasciato in frantumi e un’identità di grandezza che il ManU ha perso insieme all’addio di Sir Alex Ferguson.

Nei 6 anni in cui si sono visti susseguirsi Moyes, van Gaal e Mourinho, ad eccezione del successo in Europa League arrivato a Stoccolma, il Manchester United non è più stato degno del proprio blasone, rimanendo ancorato alla prestigiosa immagine di un brand che nel mondo continua a valere quanto il Real Madrid e a fatturare più di chiunque altro, salvo non riuscire a riproporre i propri successi commerciali anche sul campo. Ma sul lungo periodo anche lo United dovrà rispondere al proprio ‘core business’ – le vittorie sul campo – ed ecco dunque come la figura di Solskjær può leggersi come un’inversione di tendenza rispetto al passato recente.

Ole Gunnar Solskjaer ai secidesimi di Europa League 2016, quando il piccolo Molde si arrese al Siviglia poi campione a fine competizione

Ole Gunnar Solskjaer ai secidesimi di Europa League 2016, quando il piccolo Molde si arrese al Siviglia poi campione a fine competizioneImago

La carriera manageriale del norvegese infatti è tutto fuorché straordinaria. ‘Discreta’, anzi, ne è forse la definizione migliore. Ad eccezione infatti del titolo di campione di Norvegia arrivato nella sua prima stagione da allenatore professionista sulla panchina del Molde (2011) – e di una successiva coppa nazionale nel 2013 – Solskjær non ha mai più vinto nulla. Il suo tentativo in Inghilterra, sulla panchina del Cardiff City dal gennaio 2014, è terminato con una retrocessione e un esonero il settembre successivo. E dal suo ritorno al Molde, datato 2015, Solskjær non è più riuscito a vincere un titolo. L’highlight più importante è forse nel girone di Europa League 2015/16, quando raggruppato insieme a Celtic, Ajax e Fenerbahce riuscì ad arrivare davanti a tutte tre, arrendendosi poi ai sedicesimi al solito Siviglia (campione a maggio).

Eppure, la nomina di Ole Gunnar Solskjær, pare essere in questo momento la mossa più sensata che potesse fare il Manchester United. Del Solskjær allenatore infatti non sono stati considerati due aspetti fondamentali:

  • L’empatia
  • La duttilità dal punto di vista tattico

Del lavoro svolto in Norvegia da Solskjær, ciò che i più hanno sottolineato è stato la capacità di valorizzare i propri giocatori. Un concetto, in questa particolare fase del Manchester United, che sarà fondamentale per la ripartenza – o meno – dei Red Devils. Sanchez, Lindelof, Fred, giusto per citare i recenti e fallimentari acquisti. Oltre a Paul Pogba, naturalmente, epurato di lusso dell’ultimo Mourinho. Ma anche la valorizzazione di personaggi come Lingard e Rashford, giovani brillati a intermittenza nella complicata – per tutti – gestione dello Special One. Ecco, Solskjær dovrà spremere fuori qualcosa in più da una rosa di buonissimo talento che troppo a lungo è stata fatta passare da Mourinho non propriamente come tale; e per questa ragione il norvegese pare essere la scelta migliore. Una filosofia che è stata alla base del lavoro eseguito in Norvegia e che ne ha fatto un tecnico duttile anche dal punto di vista tattico. Basti guardare il Molde di questa stagione: dal 4-3-3 al 4-2-3-1 passando per il 4-4-2 fino all’utilizzo della difesa a tre per un 3-5-2. Solskjær è stato in grado di adattarsi e di variare. Palestra fondamentale rispetto al primo impatto con il calcio inglese ai tempi del Cardiff e che gli tornerà certamente utile nel suo nuovo impatto Oltremanica.

Ole Gunnar Solskjaer celebra un successo al Molde

Ole Gunnar Solskjaer celebra un successo al MoldeImago

Oltre a questo, va poi sommata tutta la componente ambientale ed emotiva. Nello spogliatoio dello United non arriva uno sconosciuto, bensì una delle figure che ha contribuito alla creazione del mito dei Red Devils dell’epoca di Ferguson. E se questa chiaramente non vale come una garanzia di successo, rappresenta sicuramente l’intenzione di volersi affidare a una figura più “familiare” per poter calmare le acque sia nella locker room, che sugli spalti di Old Trafford. Una scelta non casuale è stata anche quella di richiamare lo storico vice dell’ultimo Ferguson, ovvero Mike Phelan.

Ironia della sorte Solskjær partirà proprio da una trasferta a Cardiff, prima tappa fondamentale del traghettatore chiamato a tirar fuori dalle acque tempestose lo scafo Manchester United. Se a fine stagione tornerà davvero in Norvegia (quello del Molde è di fatto una formula con prestito!) o sarà diventato capitano a tutti gli effetti, saranno i risultati a dirlo. Ciò che ci sembra corretta è la decisione dello United: la prima, sulla carta, con del senso logico, da parecchio tempo a questa parte.

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