Eurosport

Mourinho-Tottenham, una scelta e mille incognite: Mou in declino o può fare ancora la differenza?

Mourinho-Tottenham, una scelta e mille incognite: Mou in declino o può fare ancora la differenza?

Il 20/11/2019 alle 13:16Aggiornato Il 20/11/2019 alle 14:04

Un'analisi del nuovo matrimonio tra lo Special One e il Tottenham, quarta esperienza in Premier League per il tecnico portoghese. I numeri raccolti al Manchester United sono stati i peggiori della carriera di José Mourinho, ma al di là di quello c'è la questione 'filosofica': il calcio di Mourinho è ancora attuale?

Esperienza inglese, atto IV. Dopo Chelsea (x2) e Manchester United, José Mourinho riparte dal Tottenham. Che il portoghese avesse grande voglia di tornare in corsa non era certo una novità. Le tante interviste concesse negli ultimi mesi - tra cui quella in cui arrivarono le lacrime - avevano messo in mostra un Mourinho in qualche modo inedito: meno perfetto gestore (o a volte persino manipolatore) dello strumento mediatico e più umano. Un allenatore che aveva voglia insomma di ripartire ancora una volta dal campo. In un momento della carriera in qualche modo particolare.

'Il maledetto United'

Il Manchester United ha rappresentato infatti un deciso bivio della carriera del nativo di Setubal: da Speciale a Normale il passo è stato relativamente breve; e l’avvento di Pep Guardiola in Inghilterra - unito poi dall’acquisita consapevolezza della filosofia di Klopp da parte dei ragazzi terribili del Liverpool - ha decretato una sorta di scadenza per il maniacale studio delle debolezze avversarie su cui si è sempre fondata invece la filosofia di Mourinho. Da un calcio passivo ma funzionale, si è passati a quell’attivismo che ormai ha contagiato tutta l’Europa: da Guardiola a Klopp, da Sarri a Ten Hag, le ultime squadre di grande successo o in grado di smuovere internazionalmente la critica, sono coloro che hanno fatto del controllo della palla e della qualità del gioco il loro unico credo. E così, il pragmatismo centro della filosofia ‘mourinhana’, è in qualche modo passato di moda.

Un passaggio storico a cui il portoghese non è riuscito ad adeguarsi; e su cui è anzi andato a sbattere nella seconda stagione al Manchester United. Esattamente come nelle precedenti esperienze della carriera è stato infatti il secondo anno il migliore della gestione Mou in quel di Old Trafford (e non il primo dove arrivò di fatto l’ultimo importante trofeo della carriera, l’Europa League conquistata a Stoccolma): i suoi Red Devils finirono con 81 punti al secondo posto della Premier League, miglior risultato del Manchester United dai tempi di Sir Alex Ferguson. Il problema? 19 punti di distacco da Pep Guardiola e la sgradevole sensazione di non essere mai nemmeno entrati in lotta sul serio, oltre che zeru tituli (cit.) a fine stagione. Un fardello pesantissimo da gestire a livello psicologico per una squadra che alla lettera aveva seguito i comandamenti del portoghese e che di più, proprio, non avrebbe potuto raccogliere. E che infatti implose nel terzo anno.

Un José Mourinho perplesso ai tempi della panchina del Manchester United: con i Red Devils il portoghese ha statisticamente raccolto i peggiori risula

Un José Mourinho perplesso ai tempi della panchina del Manchester United: con i Red Devils il portoghese ha statisticamente raccolto i peggiori risulaPA Sport

Ne viene fuori così un’amarissima tesi confortata dai numeri (in tabella qui sotto). Nelle sue 93 partite di Premier League sulla panchina del Manchester United Mourinho ha raccolto la peggior percentuale di partite vinte (53.8 %, dati OPTA) e la peggior media punti (1.89) della sua carriera. Al di là di questo, però, impressiona il distacco dalle squadre di Premier che calcio lo producevano attivamente; i 176 punti raccolti da Mourinho sempre nel suo arco temporale a Old Trafford (93 partite), evidenziano 46 punti in meno dei 222 conquistati dal City di Guardiola, 24 in meno dal Chelsea di Conte (200 punti), 20 in meno dal Liverpool di Klopp (all’epoca ancora in fase di costruzione e non lo ‘squadrone’ di oggi) e addirittura 22 punti in meno da quel Tottenham di Pochettino cui oggi va a prendere il posto.

SQUADRA PARTITE PUNTI
Manchester City (Guardiola) 93 222
Tottenham (Pochettino) 93 202
Chelsea (Conte) 93 200
Liverpool (Klopp) 93 196
Manchester United (Mourinho) 93 176
Jose Mourinho e Mauricio Pochettino

Jose Mourinho e Mauricio PochettinoGetty Images

Mourinho-Tottenham, incognite di campo

Sì perché la domanda in fondo è tutta qua: cosa può portare in più José Mourinho a questo Tottenham rispetto all’esperienza di Mauricio Pochettino?

Sempre dal punto di vista numerico, la gestione dell’argentino è stata la migliore degli Spurs nella storia della Premier League. Il Tottenham ha chiuso 4 delle 5 stagioni a guida Pochettino sempre qualificato in Champions League (traguardo non raggiunto solo il primo anno, quando arrivò 5°); e al di là di questo proprio in Champions il club ha raggiunto il più importante traguardo della propria storia: la finale di Madrid dello scorso maggio.

Pochettino ha però pagato in questa stagione in crollo verticale di 3 delle sue 4 stelle. Escluso il sudcoreano Son, gli Spurs hanno infatti perso per differenti ragioni i livelli di eccellenza di Alli, Eriksen e Kane. Il centrocampista inglese non è più tornato a livelli pre-infortunio; Harry Kane è stato perseguitato da un’infinità di guai fisici e Christian Eriksen si è auto-eclissato dopo aver fatto capire di voler cambiare aria (rifiutando qualsiasi rinnovo contrattuale). A questo si aggiunga una campagna acquisti in cui i nuovi arrivati hanno fin qui estremante deluso: Ndombele non si è dimostrato il centrocampista in grado di spostare gli equilibri e Lo Celso si è poco integrato ai ritmi della Premier. Si aggiunga il grave infortunio di Lloris e il castello Tottenham è venuto giù alla velocità di una struttura di sabbia.

In tutto questo Mourinho eredita una squadra dall’ottimo potenziale ma al momento al 14°esimo posto e con le idee confuse, come dimostra anche l’ultima uscita prima della sosta contro lo Sheffiled United. Le incognite restano tantissime perché se da un lato ci sono da recuperare e rivitalizzare tanti giocatori, dall’altro c’è anche da valutare quale approccio sceglierà Mourinho. La gestione Pochettino si è sempre attestata come un ‘ibrido’ tra la squadra moderna in grado di gestire il palleggio e il ‘vecchio stile’ che nella ripartenza sfruttava la velocità di giocatori come Son o gli inserimenti di un centrocampista dal gol facile come Alli. Come si vorrà approcciare Mourinho? Ma soprattutto: il portoghese conosce un altro tipo di calcio rispetto a quello sempre proposto in carriera?

Levy-Mourinho, incognite di scrivania

Sono queste le domande che lasciano perplessi sul lato del campo. Poi ci sono quelle del fuori; e anche quelle sono tutt’altro che banali. Il Tottenham ha infatti deciso di legarsi a Mourinho fino al 2023: dunque quest’anno più altre 3 stagioni. Un arco temporale di lungo periodo che evidenzia la voglia di installare un vero e proprio progetto intorno al portoghese. Ciò che viene da chiedersi è però come potranno convivere due personalità come Levy e Mourinho. Il Tottenham resta infatti la squadra che prima di quest’estate rimase completamente immobile (in concreto) per due sessioni di mercato; José Mourinho di contro è il manager che più richiede da questo punto di vista e che più ha speso nella storia del Manchester United (19 anni di era Ferguson esclusi, ovviamente).

Una foto di Mauricio Pochettino solo qualche settimana fa ai FIFA Best Awards di Milano insieme a Daniel Levy, presidente del Tottenham

Una foto di Mauricio Pochettino solo qualche settimana fa ai FIFA Best Awards di Milano insieme a Daniel Levy, presidente del TottenhamGetty Images

Un matrimonio che dunque parte sotto tantissime, quasi infinite incognite se analizzate dal punto di vista razionale. Poi però c’è l’altro lato della medaglia: la sensazione che per fisicità e personalità comunque non troppo ingombranti questa possa essere una squadra ‘di Mourinho’ (certo deve rivitalizzare i grandi); e che al tempo stesso il club, senza una storia particolarmente vincente, possa essere la dimensione giusta da cui ripartire e che in fondo ha sempre esaltato lo Special One (Porto, Chelsea, Inter i suoi risultati migliori).

Certo, nel mentre il calcio è cambiato, ma una regola è rimasta immutata: la carta non sempre corrisponde al campo e la possibilità di trovare sorprese rimane all’ordine del giorno. Dunque occhio al matrimonio Mourinho-Tottenham. Comunque vada, ci sarà di cui raccontare.

Video - Manette, dita negli occhi ed esultanze sfrenate: il meglio e il peggio di José Mourinho

01:49
0
0