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Riecco la Nazionale: l'autogol verde e quella voglia di Europa "bella e subito"

Riecco la Nazionale: l'autogol verde e quella voglia di Europa "bella e subito"

Il 11/10/2019 alle 07:35Aggiornato Il 11/10/2019 alle 15:05

L’obiettivo è il solito: vincere e convincere. Si qualificano le prime due e, dunque, mai leggerete di impresa. C’è però modo e modo di liquidare le pratiche, per barbose che siano. Mancini ha preso un ambiente depresso e l’ha ricaricato: per questo, non meritava il dibattito sulla tinta.

Scesi da Marco Giampaolo come da un taxi (ma non era un maestro? Ah, giornalisti vil razza dannata, o d’annata), riecco la Nazionale di Roberto Mancini. Non è un ripiego, anche se ‘sta storia del verde riesumato dalle cantine del marketing ha qualcosa di tafazziano. Già non è facile lasciare i campanili per l’unica, piccola parrocchia che ci lega; già è complicato inventarci, di volta in volta, una missione che smuova la fede; se ci mettiamo pure il colore (dei soldi), si salvi chi può. Per carità, è così ormai ovunque: in passato le squadre erano riconoscibili persino dalle maglie di riserva, oggi (spesso) nemmeno da quelle "titolari".

Fra stile e stilismo corre la stessa, bastarda differenza che divide l’equilibrio dall’equilibrismo. Contenti loro. Per fortuna, Italia-Grecia di domani sera proprio banale non è. I manciniani, fin qui, le hanno vinte tutte, sei su sei, e un eventuale successo potrebbe garantire la qualificazione alla fase finale dell’Europeo 2020 con un anticipo che va difeso dagli eccessi, trionfali e dozzinali. Nella classifica Fifa, l’Italia occupa il 15° posto e la Grecia, allo sbando, il 60°. Ad Atene, l’8 giugno, non ci fu partita: 3-0 in mezz’ora, parole e musica di Nicolò Barella, Lorenzo Insigne e Leonardo Bonucci.

Scontata la squalifica, Marco Verratti torna nel giro; mancheranno, in compenso, Stefano Sensi ed Emerson Palmieri, infortunati, Alessandro Florenzi, influenzato, e Lorenzo Pellegrini operato a un piede. Non resta, comunque, che l’imbarazzo della scelta. Soprattutto in porta: Salvatore Sirigu, come consiglierebbe lo stato di forma, o Gigio Donnarumma, come indica la gerarchia? Giovanni Di Lorenzo non avrà l’appeal di Mario Balotelli, che continuiamo a sbandierare a ogni vigilia salvo ammainare subito dopo, ma giustifica la fiducia che, conquistata nel balzo da Empoli a Napoli, presto gli frutterà il battesimo.

L’ultima uscita risale all’8 settembre, 2-1 in Finlandia. La formazione-base non dovrebbe discostarsi molto dalla seguente: Donnarumma; D’Ambrosio, Bonucci, Acerbi, Spinazzola; Barella, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. Due i dubbi: Barella o Federico Bernardeschi, Ciro Immobile o Andrea Belotti. I bocciati di domani saranno, a naso, i titolari di martedì a Vaduz, contro il Liechtenstein.

Ciro è il capocannoniere del campionato con 7 gol, il gallo lo tallona con 5. Si gioca all’Olimpico di Roma: "honni soit qui mal y pense" (di geopolitica). L’obiettivo è il solito: vincere e convincere. Ci sono giocatori - da Bernardeschi a Insigne - che, se impiegati, potrebbero ricavarne benzina preziosa, visto il rendimento ondivago che li sta caratterizzando nel tran-tran domestico. Si qualificano le prime due e, dunque, mai leggerete di impresa. C’è però modo e modo di liquidare le pratiche, per barbose che siano. Mancini ha preso un ambiente depresso e l’ha ricaricato: per questo, non meritava il dibattito sulla tinta.

A proposito: azzurri o verdi? Immobile o Belotti?

Video - Mancini: "Il gruppo che andrà all'Europeo è praticamente fatto. Poi, qualcuno..."

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