Getty Images

Sara Gama accusa: "In Italia c'è discriminazione di genere, non ci riconoscono i diritti"

Sara Gama accusa: "In Italia c'è discriminazione di genere, non ci riconoscono i diritti"

Il 02/12/2019 alle 17:24Aggiornato Il 02/12/2019 alle 20:17

Dal nostro partner OAsport.it

Il tema del professionismo per lo sport italiano femminile è tema di dibattito intenso. La Legge di Stabilità ha aperto a questa possibilità e le discipline coinvolte sono il calcio, il basket, la pallavolo e il rugby. L’emendamento, firmato da Susy Matrisciano dei 5 Stelle e da Tommaso Nannicini del PD, prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro per le prossime tre stagioni. Nel caso specifico, le società potranno arrivare ad un accordo con le atlete attraverso un contratto di lavoro sportivo, in modo da prevedere il versamento del 100% dei contributi previdenziali e assistenziali: il limite massimo previsto è di 8.000 euro su base annua, corrispondente ad un ingaggio lordo di 30.000 euro. Stando a quanto previsto, lo stanziamento citato prevede 4 milioni per il 2020 e 8 milioni per le restanti due stagioni.

Un primo passo, ma siamo ancora molto indietro rispetto a quello che accade in altri contesti europei. A rimarcarlo con la solita schiettezza e incisività è la capitana della Nazionale di calcio femminile Sara Gama che, durante il convegno “l’importante è pareggiare”, ha manifestato una posizione piuttosto chiara sul tema:

" Oggi in Italia c’è una discriminazione di genere che non permette a nessuna atleta di essere professionista. In Francia, alcune società offrono contratti professionisti e altri da amatori, mentre in Italia questa scelta non è possibile. La gente non sa che noi siamo dilettanti in Italia. Non si può continuare così, ma non vogliamo affossare il sistema proprio adesso che iniziamo a divertirci. Però io a 30 anni non ho i contributi, se non quelli che mi sono stati versati quando giocavo in Francia e non ho tutele assicurative. Tutto deve essere sostenibile per il sistema, bisogna quindi sederci a un tavolo e trovare delle soluzioni condivise. Non possiamo riempirci la bocca dicendoci quanto siamo brave e poi non riconoscerci i diritti che ci spettano"

La Nazionale di Milena Bertolini, indubbiamente, ha dato il via a qualcosa grazie allo splendido risultato ottenuto nei Mondiali (quarti di finale), ma come ricorda la calciatrice della Juventus è necessario affrontare con serietà la criticità, affinché quanto accaduto in Francia non sia "una cattedrale nel deserto".

" C’è una legge dello stato che non prevede il professionismo per le donne, lo prevede solo per gli uomini. Questa è una discriminazione. Credo che sia una ingiustizia incredibile e che non possiamo più accettare un discorso del genere. Mi auguro che questo professionismo arrivi al più presto, è stato presentato un emendamento alla legge di stabilità dove si chiede questo"

Così il commissario tecnico della nazionale femminile di calcio Milena Bertolini ha parlato ai microfoni di Rai Radio2 nel programma 'Non è un paese per giovani'. Sul caso di Giulia Orlandi, capitano del Florentia.

" Dico solo questo: è stata il capitano della Fiorentina che ha vinto il primo e unico scudetto, ieri ha dovuto dare l’addio al calcio perché ha dovuto scegliere tra lavoro e il calcio. Una giocatrice di Serie A. Cosa che non potrebbe mai succedere nel calcio maschile, allora è arrivato il momento di dire basta a queste discriminazioni perché la politica si deve assolutamente interessare di questo perché non è possibile che le ragazze e le donne nel nostro paese non abbiano diritti e non abbiano tutele come i ragazzi"

giandomenico.tiseo@oasport.it

Video - Gama, Giuliani, Galli e Bonansea: le sorelle d'Italia che fanno sognare una Nazione

01:37
0
0