Eurosport

Via al terzo tempo

Terzo tempo: luci e ombre
Di Eurosport

Il 14/01/2008 alle 13:44Aggiornato

La penultima giornata di andata della serie A ha segnato il battesimo del terzo tempo nel calcio. Alcune buone risposte ma ci sono anche episodi che lasciano perplessi

Dall'inizio del 2008 è diventato obbligatorio ma il terzo tempo stabilito dalla Lega Calcio al termine di tutte le partite rimane ancora in progress. Non è facile abituarsi alle "buone maniere" così come le chiama Prandelli ma è lo stesso tecnico della Fiorentina a essere certo che prima o poi "diverrà consuetudine".

A dare il via alla nuova usanza del calcio italiano erano state Empoli e Reggina impegnate nell'anticipo di sabato pomeriggio dove tutto è andato per il meglio; qualche problema in più in serata a Catania dove i siciliani hanno salutato sì gli avversari anche se l'umore (per via del rigore fischiato a tempo scaduto a favore della Juve) non era dei migliori.

Anche la domenica non è stata priva di scossoni. A fronte del "terzo tempo" senza sbavature di Bergamo (Atalanta-Roma), Genova (Sampdoria-Palermo) e Cagliari (Cagliari-Udinese), su altri campi si è avuto modo di capire che per far funzionare al meglio la nuova usanza c'è bisogno di tempo.

A Parma un coro di insulti verso l'ex Mutu ha fatto da colonna sonora al saluto di fine partita cui, tra l'altro, non hanno partecipato tutti; il centrocampista crociato Morrone, infatti, ha preso la via degli spogliatoi ancora infastidito da Vieri per il rigore procuratosi dal centravanti cinque minuti prima del fischio finale.

Come lui anche Recoba ha detto il suo personale "no" al terzo tempo perché innervosito dalla sconfitta del suo Torino in casa contro il Livorno, mentre all'Olimpico (Lazio-Genoa) i giocatori si sono addirittura dimenticati della nuova usanza anche se, va detto, richiamati dall'arbitro si sono poi ritrovati tutti a centrocampo per il saluto di rito. In fondo, è tutta una questione di abitudine; serve solo tempo è tutto diverrà automatico.

0
0