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Leonardo al Milan

Nuova era Milan, benvenuto Leonardo!
Di Eurosport

Il 01/06/2009 alle 12:24Aggiornato

Il successore di Ancelotti è stato presentato ai tifosi del Milan. Ecco gli stralci più importanti della sua prima conferenza stampa da tecnico. I suoi modelli, i sogni, Kakà, Ronaldinho e la squadra che verrà

E' iniziata una nuova era a Milanello. Questa mattina a San Siro, Leonardo è stato presentato come nuovo tecnico del Milan. Tanta emozione, voglia di rimboccarsi le maniche e di far nascere una squadra che possa vincere tanto quanto durante la gestione Ancelotti. Ecco le dichiarazioni più significative di Leonardo, che ha firmato un contratto biennale, in conferenza stampa.

LE PRIME PAROLE DA TECNICO - "Sono legato al Milan da tanto affetto. Credo che la professionalità si debba costruire su basi solide. Altrimenti non avrei accettato. Questo è un giorno importante per me. Non ho mai sognato di diventare allenatore. Ma ci sono tante circostanze che mi hanno fatto accettare. Ripartire dopo Carlo è qualcosa di ancora più profondo. Tra me e lui si è stabilito un grande rapporto. Ieri è stata una giornata straordinaria, con tutti i giocatori che piangevano perché partiva un amico. Per me è qualcosa di forte, è uno stimolo enorme. Gli ultimi giorni sono stati molto difficili per lui e per me. Il fatto di essere rimasti uniti è stato fondamentale per arrivare in Champions. E, oggi, essere qui è incredibile. E adesso io devo costruire su una base di umiltà e sulla voglia di fare. Tutto il resto, a livello tecnico e tattico, è un lavoro da impostare. Voglio lavoro, entusiasmo e umiltà".

I PARAGONI CON CAPELLO - "Sono normali perché il Milan va avanti con la propria filosofia. Io non sarò mai uguale agli altri, anche perché sono brasiliano. Ma non cambia la linea politica della società. Non so se metterò la tuta, mi vedo di più con giacca e cravatta. Ma adesso il mio ruolo è diverso. E io mi appoggio molto su Tassotti, che è stato importante anche per Ancelotti. Concorderemo insieme gli allenamenti. Dobbiamo impostare cose nuove, ci servono stimoli. Abbiamo bisogno di ricominciare, ma avere una struttura di lavoro è fondamentale. Possiamo creare qualcosa di altissimo livello. A livello tecnico-tattico non c'è da inventare ma da impostare un'idea sul campo. Io mi considero a capo di questa struttura, di cui non si deve cambiare tanto".

LO STAFF E GLI STATISTICI - "Io sarò l'allenatore, Tassotti il mio vice, Tognaccini a capo dello staff atletico, ma dovremo reimpostare il lavoro con nuove idee perché i margini di crescita ci sono. Voglio fare una preparazione atletica con il pallone. Perché l'idea che ho io è di una squadra che velocizza l'azione e gioca la palla sul campo avversario. Servono allenamenti mirati. Della parte medica dobbiamo parlare. La struttura tecnica sarà definita da due vice allenatori molto legati alla parte dell'analisi tattica mediante i dati. Un'informazione scientifica per me e Tassotti. Saranno Castellazzi e Maldera, che conoscono bene la società. Ma dobbiamo ancora fare degli incontri per decidere definitivamente. Saranno confermati Vecchi e Fiori come preparatori dei portieri".

IL MODULO E LE RICHIESTE DI MERCATO – "Il modulo è molto legato ai giocatori che avremo. Ci saranno partenze e arrivi. La base è però molto chiara e si fonda sul 4-3-1-2, la nostra identità. Ma può variare. Penso a un gioco offensivo, che diverte. L'ambizione è questa. Bisogna esprimere il massimo del nostro talento senza dimenticare la consistenza del calcio italiano. Ho chiesto Messi e Cristiano Ronaldo. Scherzi a parte, noi dobbiamo decidere come giocare. E la base è quella pre-esistente. Poi possiamo ragionare su un certo tipo di gioco. Tutto questo verrà fatto. Ora se devo pensare soprattutto alle fasce laterali. Voglio spinta sulle fasce. Ma non faremo rivoluzioni. I nomi arriveranno con il tempo".

KAKA' E RONALDINHO – "Kakà, come tanti campioni, è il sogno di molte squadre. Non è nulla di particolare quello che sta succedendo. Non posso negare che mi auguro che resti con noi. È un riferimento importante per la squadra. Ma è normale che il mercato si faccia sentire. Ronaldinho è arrivato con tanta voglia di fare. Ha fatto sei mesi buoni, ma poi è stato bloccato da un infortunio e ha faticato. Ha capito che in Italia si fa fatica se non si trova il giusto equilibrio tra allenamento e impegno. Sa benissimo che negli ultimi tre anni è stato molto differente dal Ronaldinho di prima. Però lui lo sa. E lo metterò in condizione di ritornare quello".

I MODELLI – "Il miglior allenatore è forse Capello. Per quanto ha vinto, perché lo ha fatto in diverse situazioni e ora è il ct dell'Inghilterra. E' un caso unico, un riferimento. Carlo ha una potenzialità nei rapporti per capire il gruppo e trovare la chiave per capire un giocatore. E ha trovato un modulo con Pirlo davanti alla difesa che ha lasciato il segno. Poi c'è Hiddink, l'ho avuto al Valencia. E' cambiato un po' da allora. Una volta era molto più offensivo. Mourinho, infine, è un allenatore diverso. Ha una grande capacità di comunicazione che gli dà la leadership. Io, però, devo avere il mio stile. Costruirò il mio stile nella mia storia".

LA MIGLIOR SQUADRA DI SEMPRE – "La squadra più bella che ho visto è stato il Brasile del 1982. Non ha vinto ma è un riferimento in tutti i sensi. La leggerezza del loro gioco era un'opera d'arte. I giocatori non avevano compiti precisi. E con Careca, che si era infortunato, forse vinceva il Brasile e non l'Italia. È improponibile giocare in quel modo oggi, ma i valori restano. Il mio riferimento è questo".

IL PATENTINO – "Ho fatto il corso di terza categoria l'anno scorso e sono stato promosso. L'8 giugno e fino al 17 luglio farò il corso di seconda categoria. Ma avendo giocato la fase finale di un Mondiale posso chiedere la deroga quando sarò promosso. Non è nulla di eccezionale. È già successo prima. È una deroga tecnica".

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