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La sfida di Rugani non interessa solo la Juventus

La sfida di Rugani non interessa solo la Juventus

Il 10/07/2015 alle 08:57Aggiornato Il 29/02/2016 alle 22:04

Dalle cime tempestose di Leo Messi contro Diego Maradona a un panorama infinitamente più placido e lontano, ma non per questo meno attuale, meno curioso

Dalle cime tempestose di Leo Messi contro Diego Maradona a un panorama infinitamente più placido e lontano, ma non per questo meno attuale, meno curioso: l’arrivo di Daniele Rugani alla Juventus. Come colonna sonora ho scelto: «gli attacchi fanno vendere i biglietti, le difese fanno vincere le partite». Non a caso, i quattro scudetti consecutivi hanno sempre coinciso con la miglior difesa (e solo in due casi, con il miglior attacco).

Rugani, dunque. Toscano di Lucca, classe 1994: sbocciato a Empoli e titolare della Under 21, pesa 78 chili e sfiora il metro e novanta. Ruolo, difensore centrale: in rapporto al lessico d’antan, più stopper che libero. Giunge a Torino proprio nel momento in cui la società vive un momento particolare, di passaggio: e come tale, affascinante ma ambiguo.

Rientrata l’emergenza allenatore (il 10 luglio di un’estate fa titolare della cattedra era ancora Antonio Conte) e assorbito il trasloco tattico (dalla linea a tre alla linea a quattro), Massimiliano Allegri dovrà gestire il dopo Tevez e il dopo Pirlo, una prospettiva non proprio accademica. Senza trascurare le sirene che, agitate da Mino Raiola, continuano a tentare Arturo Vidal e Paul Pogba.

A questo punto, e con una pancia che il quasi Triplete ha riempito fino all’orlo, si inserisce il discorso Rugani. Siamo di fronte a un caso decisamente singolare. Prima stagione di serie A, 38 partite su 38 e zero ammonizioni. Ripeto: zero. E in serie B, già che ci siamo, non più di 3 in 40 gare. Daniele è un difensore, non un costruttore. Da qui l’enormità dei suoi numeri: di questi, almeno. A Roberto Mancini ricorda lo stile di Gaetano Scirea, mai espulso, mai squalificato. Scirea arrivò alla Juventus, da Bergamo, nel 1974. Cercavano l’erede di Sandro Salvadore detto Billy: presero lui. Da centrocampista a battitore libero, poco Baresi e molto Beckenbauer. Cioè: più propositivo che arcigno.

Gaetano Scirea

La religione è cambiata, Rugani sa che di rado potrà godere, alle spalle, di un angelo custode: non vanno più di moda, sono stati cacciati dalle lavagne. Grezzo ma ricettivo, il giovanotto si ciba di anticipo, di fisico (forza, non arroganza), di fiuto (3 gol). Dovrà misurarsi con Andrea Barzagli (34 anni), Giorgio Chiellini (31 ad agosto), Leonardo Bonucci (28) e Martin Caceres (28), quest’ultimo in lizza anche come vice Lichtsteiner. A rigor di mercato non troverà Angelo Ogbonna, in odore di Premier, e comunque molto al di sotto dello scudo che sembrava in serie B, al Toro.

La concorrenza mobilita e nobilita. Fossi in Allegri, lo inserirei a piccole dosi. Per me assomiglia più a Barzagli/Bonucci che non a Chiellini, troppo guerriero per i suoi gusti. Un difensore mai ammonito in provincia (ripeto: in provincia) è una rarità che stimola i dibattiti: si può diventare grandi, in quel ruolo, senza porgere né guance né unghie? La risposta è no. Ma è anche una straordinaria sfida: per Rugani, per la Juventus, per tutto il nostro calcio. Siete d’accordo o avete altre idee?

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