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Da sgobbone a trascinatore, l’evoluzione di Lorenzo Insigne, Il Magnifico

Da sgobbone a trascinatore, l’evoluzione di Lorenzo Il Magnifico

Il 05/10/2015 alle 13:45Aggiornato Il 05/10/2015 alle 21:23

Con 5 gol in 7 partite ha già eguagliato il suo record di marcature in Serie A, ma quest'anno il #24 del Napoli è deciso a superarsi, con la sua squadra di club e anche con la Nazionale. I gol, Lorenzo, li ha sempre fatti, e le stagioni con Zeman - a Foggia e Pescara - parlano da sole con quasi 50 gol in 2 anni. Mazzarri e Benitez lo sfiancavano in copertura, Sarri ha invece liberato il suo genio

“Mister, mi faccia giocare dietro le punte”. Lorenzo Insigne si era presentato così a Maurizio Sarri durante il ritiro estivo del Napoli. Sapeva che l’ex tecnico dell’Empoli ama il trequartista ed era deciso a dimostrargli di poter essere lui il #10 che il Napoli andava cercando sul mercato. Sarri lo ha provato a lungo in quella posizione, durante tutto il precampionato e nelle prime gare ufficiali della stagione. Ma qualcosa non andava. Il suo Napoli non girava. Non per colpa di Insigne, che il suo lo aveva anche fatto piuttosto bene, quanto perché la rosa dei partenopei è fatta per il 4-3-3. La bravura di Sarri è stata (anche) qui, nell’aver capito che abbandonare il trequartista era la soluzione migliore per il materiale che aveva a disposizione. Ne hanno guadagnato tutti, lui – Lorenzo Insigne – forse più degli altri. Il suo inizio di stagione parla da solo: largo sulla sinistra, senza più i massacranti compiti di copertura che doveva svolgere con Mazzarri e Benitez, ha anche riscoperto un feeling con la porta avversaria che aveva quasi dimenticato.

Se Higuain è il fuoriclasse su cui si poggia il gioco del Napoli, Insigne è la spalla ideale del Pipita. I due si cercano spesso e si trovano quasi sempre. D’altronde, con il pallone tra i piedi parlano la stessa lingua. Fin qui sono la migliore coppia-gol del campionato: 10 gol in 2, 5 a testa, vice-capocannonieri della Serie A alle spalle di Eder, leader con 6. Numeri già grandiosi. Per Higuain rappresentano la normalità, per Insigne – invece – sono una novità. Mai il piccolo attaccante napoletano era stato così prolifico in carriera. Con i 5 gol in campionato realizzati fin qui in 7 giornate (media di una rete ogni 101’), Insigne ha già eguagliato il proprio record stabilito nel suo primo anno al San Paolo. L’anno dopo si fermò a 3, ma comprese le coppe furono 9 in stagione, il suo massimo da quando è al Napoli. Facile che in questa stagione i suoi numeri saranno nuovamente aggiornati.

L’Insigne di oggi vale “metà” Napoli. Tra gol e assist (5+3), il #24 partenopeo è entrato in 8 delle 16 marcature in campionato della squadra di Sarri. Difficile non considerare il cambio di modulo come punto di svolta della stagione del Napoli. Quello è il ruolo in cui Insigne da sempre rende di più. Era esploso, Lorenzo, sotto la guida di Zdenek Zeman, fervido credente del 4-3-3. Con il boemo, Insigne è stato a Foggia, in Lega Pro, e Pescara, in Serie B: 26 gol il primo anno (19 in campionato, 7 in Coppa Italia) e 20 il secondo (18 in campionato, 2 in Coppa Italia). Come dire, la porta Insigne l’ha sempre vista. Se fino a quest’anno ha fatto pochi gol è perché c’era chi lo sfiancava con un lavoro di copertura che poi inevitabilmente ne limitava la lucidità sotto porta.

SQUADRA CAMPIONATO PRESENZE GOL
Foggia (2010-2011) Lega Pro 33 19
Pescara (2011-2012) Serie B 37 18
Napoli (2012-2013) Serie A 37 5
Napoli (2013-2014) Serie A 36 3
Napoli (2014-2015) Serie A 20 2
Napoli (2015-2016) Serie A 7 5

Lo show di San Siro, la Scala del Calcio, è stato prodotto proprio sotto gli occhi attenti di Antonio Conte, il ct della Nazionale che ha fatto sapere di aver apprezzato la prova di Insigne. Voleva risposte, l’ex allenatore della Juve: le ha ottenute, e per di più in uno degli stadi più importanti del mondo. Probabile a questo punto che contro Azerbaigian e Norvegia tocchi anche a lui, per dimostrare a tutti che il miglior italiano in attività è pronto per il grande salto: titolare nel Napoli e titolare in Nazionale. Lo scugnizzo Lorenzo non c’è più, ora c’è Insigne il campione, che studia da leader per diventare fuoriclasse.

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