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Dal regime della bomba atomica alla Fiorentina: la storia di Choe Song-Hyok

Dal regime della bomba atomica alla Fiorentina: la storia di Choe Song-Hyok

Il 27/03/2016 alle 17:42Aggiornato Il 27/03/2016 alle 18:09

Ha esordito lo scorso 5 marzo contro l’Entella e debuttato da titolare al Torneo di Viareggio: Choe Song-Hyok, esterno offensivo classe '98, è il primo nord-coreano ad aver giocato in Italia. Cresciuto in un Paese retto da un regime nazionalista, chiuso ai contatti con l’esterno, a Choe è vietato usare internet e i social, e una volta professionista, dovrà versare il 70% dello stipendio allo Stato

La squadra in cui è cresciuto attraverso la trafila delle giovanili si chiama Chobyong FC, il club più importante della capitale nordcoreana, Pyongyang, ma non dannatevi troppo l’anima per cercare informazioni sul web, perché fareste davvero fatica a trovarne. Come saprete, infatti, Kim Jong-un non ha un rapporto particolarmente amichevole con la grande rete globale di internet e i social network. Il Leader Supremo della Repubblica Popolare coreana, però, è un grande, anzi, enorme appassionato di sport: il suo amore più intenso è quello per la pallacanestro, rafforzato da uno stretto e curiosissimo legame di amicizia con Dennis Rodman, l’ex-centro dei mitici Chicago Bulls di Michael Jordan, ma anche il calcio si posiziona molto in alto nel suo speciale indice di gradimento. Vi ricordate, infatti, come seguiva con attenzione le partite della nazionale durante i Mondiali del 2010, con annessi racconti molto oscuri e altrettanto romanzati di misteriose minacce di torture e di morte nei confronti dei giocatori più rappresentativi in caso di pesanti sconfitte?

2015 Kim Jong Un (LaPresse)

2015 Kim Jong Un (LaPresse)LaPresse

In realtà, in un Paese che tratta il riconoscimento dei diritti umani ancora in maniera medioevale e investe un’enorme fetta del proprio PIL nella ricerca e sviluppo di tecnologie e armamenti nucleari, lo sport, e il calcio, sono visti e vissuti in maniera molto internazionale, come una sorta di “vetrina mondiale” a dimostrazione della bontà di un regime sempre più confinato in un isolazionismo estremo imbevuto di sciovinismo reazionario. Le rappresentative giovanili nordcoreane, preparate attraverso un attento programma di finanziamento statale nonostante le difficoltà dovute dai nuovi embarghi sulle attrezzature sportive, costituiscono una delle forze emergenti del continente asiatico: l’Under-16 ha vinto i campionati continentali nel 2010 e nel 2014, l’Under-19 quello del 2010. L’ossatura della nazionale maggiore che ha partecipato ai Mondiali di Sudafrica 2010, quella, per rinfrescare la memoria, inserita nel cosiddetto “girone di ferro” con Brasile, Portogallo e Costa d’Avorio, è stata costruita attingendo a piene mani dal vivaio del Chobyong FC, vero e proprio fiore all’occhiello del calcio del regime.

Choe Song-Hyok, Imago (not in CHN)

Choe Song-Hyok, Imago (not in CHN)Imago

In quell’Under-16 campione d’Asia c’era anche Choe Song-Hyok, autore del gol decisivo nella finale vinta per 2-1 contro gli storici rivali della Corea del Sud (vedi il video in fondo all'articolo): esterno offensivo, classe 1998, Choe è diventato il primo nord-coreano a giocare in Italia il 5 marzo scorso, subentrando per una ventina di minuti nel secondo tempo della partita vinta dalla Fiorentina Primavera per 4-2 sul campo dei pari età della Virtus Entella. La Fiorentina lo seguiva da tempo, già dall’anno scorso, quand’era venuto in Italia, a Perugia, per una serie di provini e per prepararsi al meglio ai Mondiali Under-17 in Cile, avventura terminata agli ottavi di finale contro il Mali: Valentino Angeloni, dt viola, ha però dovuto attendere l’8 febbraio, il giorno del suo 18esimo compleanno, per metterlo sotto contratto, dal momento che le norme FIFA non permettono i trasferimenti internazionali dei calciatori minorenni.

Nato e cresciuto in un Paese chiuso in se stesso, Choe è un ragazzo ancora molto timido che parla pochissimo italiano e inglese, ma che sembra capire molto bene le indicazioni di Federico Guidi, tecnico della Primavera della Fiorentina, pronto a spendere ottime parole sul suo conto: “L’anno scorso ha svolto qualche allenamento con noi, e abbiamo intravisto delle ottime potenzialità – racconta -. Abbiamo scelto di scommettere su di lui non per farci pubblicità, ma perché è un giocatore in linea con i nostri parametri. È un esterno abile nell’uno contro uno, esplosivo nel primo passo e capace di dribblare sia a destra che a sinistra”.

Chi lo ha conosciuto più da vicino, assicura che sia un ragazzo molto educato e rispettoso, ma anche molto riflessivo e cauto, caratteristiche figlie dell’impronta del regime. Nonostante risieda e giochi all’estero, la Corea del Nord gli impedisce di utilizzare i social network e internet, avere rapporti con la stampa e con i compagni di squadra al di fuori dello stretto necessario per allenamenti e partite; inoltre, i documenti vengono confiscati, così da non poter essere riconosciuti nel caso di un tentativo di fuga, e, una volta messo sotto contratto dalla prima squadra, dovrà rispettare gli stessi dettami cui devono sottostare i suoi connazionali che lavorano fuori confine e versare il 70% dello stipendio nelle casse dello Stato. In attesa di quel giorno, Choe sembra però prendere sempre più confidenza con l’Italia e la cultura del nostro Paese: i suoi compagni raccontano che, all’inizio, era molto restio ad assaggiare la pasta con il ragù o la ribollita ma ora, rotto il tabù con il cibo e scoperta la bontà della cucina toscana, è molto difficile farlo smettere di mangiare.

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