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Da Bonucci a Ranocchia: quando il supporto psicologico diventa una necessità

Da Bonucci a Ranocchia: quando il supporto psicologico diventa una necessità

Il 14/10/2016 alle 14:16Aggiornato Il 14/10/2016 alle 14:17

Calciatori sotto stress, atleti che non rendono come dovrebbero o come vorrebbero, semplicemente persone che cercano aiuto. Il mondo dello sport è sempre più portato ad avere il supporto di mental coach e psicologi. Ormai più che una possibilità, è diventata una necessità vera e propria.

Non è una cosa di cui ci si deve vergognare, anzi è ormai una pratica molto diffusa. Le parole di Andrea Ranocchia "I fischi dei tifosi? Li combatto grazie ad un supporto psicologico, da tre mesi a questa parte" non suonano più come "strane" e non muovono a pietà o commozione come poteva essere fino a qualche tempo fa. Ora farsi aiutare è un esercizio comune, quasi un dovere per un atleta che va in difficoltà, nella vita professionale come in quella privata.

Non solo Ranocchia

La cronaca sportiva è piena di casi "alla Ranocchia": Leonardo Bonucci - compagno di rampa di lancio di Andrea al Bari - è stato seguito per 7 anni da Alberto Ferrarini. L'elenco è lungo: Chiellini, Saponara, Petagna e Pavoletti - come riporta il Corriere della Sera - ma anche Isolde Kostner e Federica Pellegrini. Stefano Tirelli, docente di Tecniche Complementari Sportive alla Cattolica, ha lavorato molto con Mattia De Sciglio: "Era a un passo dalla depressione, si sentiva in colpa se usciva con la fidanzata. Soffriva per le critiche". Il lavoro sul ragazzo si è visto, soprattutto nella fase finale dell'Europeo e all'inizio della stagione in corso. Anche dall'estero, i casi di atleti "supportati" sono all'ordine del giorno: tra questi anche un campione del calibro di Andres Iniesta.

" A un certo punto ho sentito che avevo bisogno di aiuto e l'ho trovato; certi giorni non uscivo, mi rinchiudevo in me stesso . E ho trovato delle persone che mi hanno aiutato, gente di grande valore. È molto brutto sentire che non sei più tu. Ero una persona fisica, ma dentro non ero nulla, non ero io. È difficile spiegarlo se non lo hai mai provato. Fisicamente ero io, andavo ad allenarmi, ma dentro avevo il vuoto, l'insicurezza, il nulla. Non ero felice."

La differenza tra "mental coach" e "psicologo"

A volte si fa confusione sul nome da attribuire a chi dà una mano agli atleti: il Dottor Patrizio Pintus, psicologo dello sport e docente del Coni, lo ha spiegato a Vanity Fair.

" Ogni persona reagisce in maniera diversa a determinate situazioni, ma certo è che le emozioni vivono nel corpo. Il mental coach ha un compito mirato al miglioramento della performance, lo psicologo viene visto più in senso clinico. Ma di fondo è una distinzione che lascia il tempo che trova: non esiste supporto psicologico senza quel tipo di professionalità."

La nostra opinione

Non è più come una volta, quando un calciatore poteva essere preso di mira da uno/due giornalisti; ora i social ti inseguono ovunque, il telefono squilla a ogni pié sospinto (male) e quasi mai per dare notifiche positive. Ranocchia fa benissimo ad affidarsi a mental coach o aiuti di ogni genere: la vita - soprattutto quella privata - deve scorrere via serena e tranquilla, e non corredata da insulti di ogni genere che non fanno altro che accrescere le insicurezze che sono sotto gli occhi di tutti. Il consiglio - naturalmente - è quello di lasciar perdere i social per un po' e dedicarsi al campo, che come succede sempre in questi casi, è sovrano e unico possibile giudice di un calciatore. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente, ma il lavoro a volte è l'unica cosa che conta. Per il suo amico Bonucci dopotutto ha funzionato, e anche molto bene: 3 mesi sono ancora pochi per giudicare il lavoro fatto...

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