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Dal Barcellona alla Grande Inter: Luisito Suarez, "El Arquitecto del Futbol"

Dal Barcellona alla Grande Inter: Luisito Suarez, "El Arquitecto del Futbol"

Il 31/03/2017 alle 11:00Aggiornato Il 31/03/2017 alle 11:52

Dal nostro partner Agenti Anonimi

C’era una volta un calcio elegante ed educato, figlio di un’epoca priva di stipendi milionari e prime donne, fondato su valori forti, veri e reali. Un calcio ricco di “artisti” e giovani promesse destinate a restare per sempre nella mente dei tifosi di tutto il mondo. Artisti sì, ma anche creatori sul rettangolo verde, ed è proprio di un grande inventore vogliamo parlare.

Giovane, audace, con la straordinaria abilità di dare del tu al pallone, la sua classe e le sue vittorie diventarono leggenda. Unico pallone d’oro nella storia della Spagna, considerato tra i migliori interpreti di tutti i tempi nel suo ruolo… #GliAgentiRaccontano…

Luisito Suarez, "El Arquitecto del Futbol"

Luisito Suarez NON è stato uno dei tanti campioni della storia del calcio. Soprannominato “EL ARQUITECTO” da un suo grande e storico rivale, quel Di Stefano con la camiseta blanca sulle spalle, abituato a sollevare Coppe dei Campioni, non uno qualunque. Luisito Suarez è stato, prima di ogni altra cosa, un precursore dei tempi, un vero e proprio esteta del calcio in grado di mettere da parte molte delle sue qualità individuali per diventare uno dei play, utilizzando un termine più adatto ai nostri tempi, più forti della storia del futbol.

Come molti indimenticabili campioni del passato, Suarez ha origini umili. La sua infanzia, passata tra la macelleria del padre nella periferia di La Coruña, e la voglia di accarezzare il pallone guardando fuori dalla finestra seduto sui banchi di scuola, lo mettono presto di fronte ad una scelta. Coltivare un sogno, una passione, un sentimento o insistere sui libri? Per la sua e la nostra fortuna, Luisito Suarez, nel lontano 1942, fece la scelta giusta…

" Già a sette anni il calcio mi attirava più dello studio."

Dal Depor al Barcellona

Le giovanili al Depor sono la scuola perfetta per affinare la tecnica di un ragazzo già baciato dal dio del pallone. I dirigenti del club galiziano avrebbero preferito farlo esordire tra i professionisti ben prima dei 18 anni ma devono rispettare le leggi spagnole. Nel frattempo Suarez ha attirato su di sé le attenzioni dei grandi club iberici così, dopo un solo anno nella sua città natale, il Barcellona vince la concorrenza del ricco Real Madrid e si aggiudica uno dei giovani più promettenti del panorama internazionale.

L’Impatto con i colori blaugrana è devastante, il giovane Luis non ha paura di confrontarsi con i mostri sacri del Les Corts (il vecchio Camp Nou) e ben presto diventa un titolare inamovibile dello scacchiere tattico del Barcellona. Suarez inventa letteralmente calcio, lo spagnolo trova la sua posizione ideale da mezzala sinistra diventando il fulcro della squadra. Ogni azione importante deve necessariamente passare dai suoi educatissimi piedi, ma, attenzione: Suarez imposta, rifinisce e conclude in porta. Il ragazzo di La Coruña ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei numeri dieci più forti in circolazione, ma la voglia di essere l’unico attore protagonista non fa parte del suo essere. Suarez abbina la classe individuale alla capacità di essere sempre un punto di riferimento per la squadra, qualità eccezionali per un centrocampista in grado di segnare ben 114 gol in 216 partite con la maglia del Barça. Qualità che un “Mago” non può certo lascarsi scappare…

Luis Suarez, Barcellona

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L'arrivo di Herrera: le vittorie e il Pallone d'Oro

Nel 1958 arriva sulla panchina del Barcellona, Helenio Herrera, professione allenatore, motivatore, stratega, “stregone” e scopritore di talenti, nazionalità argentina, voglia di assecondare i “Dinosauri” dello spogliatoio quasi assente. Dopo i due campionati vinti a Madrid alla guida dei colchoneros, Herrera approda al Barcellona per rivoluzionare una squadra bella ma non vincente. La prima mossa è dare ancora di più a Suarez le chiavi della manovra mettendo da parte l’ungherese Kubala. Le critiche della stampa non fanno in tempo ad arrivare che dopo due stagioni la bacheca trofei del Camp Nou conta 2 campionati, 2 Coppe del Re e 2 Coppe delle Fiere in più.

Suarez ha ormai raggiunto la sua maturità calcistica: le sue doti da incursore e mezzala e la sua abilità di partecipare alla costruzione della manovra lo rendono indiscutibilmente uno dei centrocampisti migliori al mondo. Nel 1960 la prestigiosa rivista France Football assegna, per la prima e finora unica volta nella storia, il Pallone d’oro ad un calciatore spagnolo: quel calciatore è Luisito Suarez.

Il legame con Herrera si spezza proprio nell’estate del 1960, anno in cui il tecnico argentino si trasferisce in Italia alla corte di Angelo Moratti. Dopo una stagione in nerazzurro, Herrera reclama rinforzi per riportare l’Inter ai massimi livelli, serve un cambio generazionale per motivare la squadra e costruire una nuova identità di gioco. Le idee sono chiarissime, venduto Angelillo, l’unico desiderio del tecnico è Luisito Suarez.

Dal Barcellona all'Inter: il trasferimento record

Nel 1961 l’Arquitecto, che nel frattempo ha perso contro il Benfica la sua prima finale di Coppa dei Campioni, passa dal Barcellona all’inter per la cifra record di 25 milioni di pesetas, in lire, oltre 300 milioni. Il Barcellona grazie ai soldi della cessione riesce a completare i lavori del Camp Nou e la costruzione di un nuovo anello nello stadio inaugurato nel 1957.

La maglia nerazzurra diventa un seconda pelle per il campione spagnolo. Suarez non ha bisogno di scrivere record personali e decide, a 26 anni, di cambiare ruolo e stravolgere la sua posizione in campo. Herrera inizia così a farlo giocare proprio davanti alla difesa per sfruttare la sua qualità palla al piede e la chirurgica precisione nei passaggi. In poco tempo, Luisito diventa un vero registra arretrato in grado di dettare i tempi di gioco, gestire il pallone e lanciare a rete gli attaccanti nerazzurri con passaggi lunghi di 40-50 metri.

La Grande Inter del 1963

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La Grande Inter

Il “Mago” è stato per Suarez quello che, 50 anni più tardi, Ancelotti sarà per Andrea Pirlo, un padrone di casa che decise di regalare le chiavi della propria dimora ad un ragazzo spagnolo considerato oggi uno dei migliori costruttori di gioco della storia del calcio.

Con Herrera e Suarez l’Inter si trasforma e diventa GRANDE. I nerazzurri vincono 3 Scudetti dal '62 al '66, perdendo il quarto soltanto allo spareggio. Questa squadra passerà alla storia come la “Grande Inter” conquistando oltre ai titoli nazionali anche 2 Coppe dei Campioni e 2 Intercontinentali nel 1964 e nel 1965. L’undici che molti tifosi ricordano a memoria come una classica filastrocca “Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso” ha tanti campioni ma probabilmente, un solo, unico elemento imprescindibile.

" Suarez, tra le tante pedine importanti, era quella importantissima…"

- Helenio Herrera

Helenio Herrera talks with Sandro Mazzola (Imago)

Helenio Herrera talks with Sandro Mazzola (Imago)Eurosport

Ci sarebbero ancora tante cose da raccontare della carriera di Suarez, come il Campionato Europeo vinto da assoluto protagonista con la sua Roja, gli ultimi anni passati ancora ad ispirare i cultori del bel gioco alla Sampdoria o la convocazione in nazionale a 37 anni suonati per dimostrare che la classe, quella vera, non ha età. Forse però tutte le parole del mondo non servirebbero per raccontare la magia di una giocata e le gesta di un Signore del calcio, un calcio che purtroppo ormai non c’è più. Ai posteri Luisito Suarez ha lasciato i trofei, le vittorie, i gol e le giocate, la memoria negli occhi dei non più giovanissimi ma anche un unico grande rimpianto nei più giovani… non aver potuto assistere di persona ad uno di quei lanci di 50 metri, lanciando Jair e Mazzola verso la porta avversaria, verso la gloria.

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