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Frank Rijkaard: 54 candeline per un tulipano mai appassito!

Frank Rijkaard: 54 candeline per un tulipano mai appassito!

Il 30/09/2016 alle 19:53

Dal nostro partner Agenti Anonimi

Nel calcio, come nella vita, ci sono persone, divenuti poi personaggi, che cambiano per sempre la storia. Il trio olandese: Gullit, Van Basten e Rijkaard sono tra questi. Unici, fenomenali. Si pensa al calcio, quello totale fatto di interscambi e fraseggi ravvicinati e non si può non pensare a loro tre. Tre tulipani che hanno fatto grande l’Olanda prima, il Milan poi. Oggi, giorno in cui Rijkaard compie 54 anni è giusto, anzi forse doveroso, ripercorrere brevemente la sua storia.

Ricca ed affascinante, per certi versi fiabesca. E’ la storia di chi, al contrario di ciò che si pensasse inizialmente, ha saputo vincere tutto, o quasi. Ma andiamo con ordine. Nasce ad Amsterdam e, tra un giro in bicicletta ed una passeggiata fra gli sterminati campi di tulipani, si innamora del calcio. Lì chi parla, respira e tira calci ad un pallone ha un solo sogno in testa: l’Ajax. Comincia nelle giovanili proprio lì, si fa le ossa, metaforicamente parlando, vedendo ogni domenica sul campo quelli che erano suoi eroi e, in breve tempo, diventarono compagni di squadra. Da quando comincia a giocare con continuità l’Ajax non perde praticamente mai. Vince tre scudetti di fila e nel frattempo due coppe nazionali. La nazionale e la maglia arancione da indossare sono il secondo sogno di ogni bimbo olandese innamorato del calcio, lui realizza anche quello. Fa parte di una nazionale che, più che una squadra di calcio, è un pezzo di storia. Una sorta di rivoluzione copernicana nel modo di concepire il calcio. Un po’ come Pitagora e la sua intuizione che la terra avesse una forma sferica. Nel nostro caso la palla resta rotonda, ma per il resto cambia davvero tutto. Nell’anno della vittoria dell’Europeo di quella squadra il podio del pallone d’oro recita: Van Basten, Gullit, Rijkaard. Non credo ci sia bisogno di aggiungere dettagli.

Dopo oltre 200 presenze con la maglia biancorossa ed un’eliminazione inaspettata al secondo turno di coppa Uefa da parte della società olandese, ecco però i primi dissidi con l’allenatore. “Non si può vincere nulla se in campo hai giocatori che non hanno la giusta mentalità come Frank…” tuona il tecnico della squadra. Fa armi e bagagli e, con un pizzico di nostalgia, parte, promettendo di tornare. Lo Sporting Lisbona si affretta ad acquistarlo, in Portogallo sono entusiasti ma…Troppa euforia, troppe feste e poca attenzione: non fanno in tempo a tesserarlo per le coppe internazionali. Ecco che viene immediatamente girato in prestito al Real Saragozza. Appena arrivato, infortunio, è una stagione no. Ecco però che cambierà, di nuovo, la storia di questo ragazzo che vuole la sua famiglia, la sua città, la sua Amsterdam Arena. Sacchi stravede per lui, e l’idea di riproporre in campionato quel trio incredibile è troppo ghiotta per farsela scappare : preso! Ecco, qui va in scena una delle più strane trattative mai viste nella storia del calcio. Si svolge all’interno dello stadio dello Sporting. I tifosi dello Sporting sono furiosi, e ostacolano in tutti i modi la trattativa. Tanto che, ad un certo punto, arrivano ad invadere gli uffici societari. Braida, che per fortuna aveva già preso tutte le firme necessarie scappa “Con il contratto nascosto nelle mutande…”.

Poco importa come, Rijkaard arriva a Milano, dove trova, se vogliamo, quella famiglia formata da Van Basten e Gullit. Compagni di squadra, di nazionale…di una vita. Con Sacchi fanno parte di una delle squadre più forti di tutti i tempi, senza se e senza ma. Vincono, lui segna in finale di Coppa dei campioni perché Arrigo ne intravede le potenzialità offensive ed avanza la sua posizione. E’ una favola quel Milan, è storia. Talmente tanto nota che forse non vale neanche la pena di essere raccontata. Ogni storia però, ha una fine. Dissidi con Baresi lo fanno intristire, se ne va. Lui, uomo di parola, se fa una promessa la mantiene, torna nel suo Ajax a chiudere la carriera. “Un intelligenza calcistica superiore” dicevano i suoi compagni di squadra. Eccolo che infatti, attaccati gli scarpini al chiodo, diventa allenatore. Un anno allo Sparta Rotterdam e poi il grande passo: il Barcellona in crisi di risultati. Ronaldinho e Co gli regalano una Champions in finale contro l’Arsenal ma poi..arriva Guardiola. Eccolo, il metro di paragone è impossibile da reggere. Quella squadra, che ha trionfato in patria e in Europa non la ricorda più nessuno. Lui però, da gran signore non fa una piega. Va in Turchia, poi in Arabia Saudita, ed ora commenta le partite per una tv olandese. La verità è che lui è abituato ad essere un vincente senza avere i riflettori addosso. E’ stato così in nazionale ed è stato così anche al Milan. Nessun astio, nessun invidia. Quel trio è una famiglia, e non ci sono invidie. Oggi, che compie 54 anni è ad Amsterdam, nella sua Amsterdam, con i propri cari. Auguri Rijkaard, tulipano appassito, ma mai del tutto sfiorito nella memoria degli appassionati di calcio.

di Stefano Gaudino

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