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Il Milan certifica: la Juventus ha più di un problema

Il Milan certifica: la Juventus ha più di un problema

Il 23/10/2016 alle 10:59Aggiornato Il 23/10/2016 alle 12:04

Fluidità di gioco in mezzo al campo; calo della cattiveria agonistica; dipendenze e carenze offensive. Nonostante il primato, la Juventus 2016/17 ha fin qui mostrato ben più di un problema. Il primo passo per provare a risolverli? Ammettere a sé stessa di averli. Ma Allegri...

Sono le 23:00 circa di sabato sera e ai microfoni dei colleghi di Premium, Massimiliano Allegri, si presenta sorridente

" Ci dicono che non giochiamo bene, questa sera abbiamo giocato bene e abbiamo perso"

Eppure la Juventus non è più la squadra della passata stagione; né tantomeno quella delle precedenti. Se è infatti vero che il confronto statistico rispetto allo scorso anno vede i bianconeri in questo momento far meglio – e dopo la partenza del 2015/16 vorremmo ben vedere… – la verità è che di “meglio”, sul campo - concetto da sempre caro in casa juventina - si è visto ben poco.

Al netto dell’errore di Rizzoli in Milan-Juve, al netto della giocata di Cuadrado a Lione e persino al netto dei due calci da fermo di Dybala che avevano permesso di ribaltare l’iniziale vantaggio dell’Udinese, la Juventus versione 2016-17 è una squadra irriconoscibile rispetto al recente passato. E questo sotto tanti, tantissimi punti di vista.

Gioco

In primis c’è la manovra. Lenta e prevedibile. E questo è chiaro più o meno a tutti. Perché no, Hernanes o Lemina – ovvero il ballottaggio per la regia da agosto a ieri sera – rappresentano un bel segnale di discontinuità con i 5 anni precedenti, dove a dettare il ritmo della Juventus erano stati signori del calibro di Andrea Pirlo o Claudio Marchisio. E non serve essere degli esperi di calcio per capire che col gabonese o il brasiliano non è la stessa cosa. La Juve soffre terribilmente sulla prima linea di pressing, dimostrandosi spesso incapace di uscire velocemente dalle trappola degli avversari e di conseguenza di creare a piacimento il suo gioco. E quando le altre squadre non effettuano questo tipo di tattica ma si limitano a chiudere tutti gli spazi, le cose non vanno comunque meglio. Le colpe di Allegri qui sono relative; semmai si potrebbe guardare un po’ più in su e chiedersi perché la dirigenza abbia lasciato al tecnico questa patata bollente in sede di mercato... ma il dato di fatto resta comunque tale: due mesi di Juventus e i problemi di impostazione del gioco sono chiaramente lì da vedere. Con la sensazione a questo punto che fino al rientro di Marchisio – e al suo ritrovamento della piena forma – resteranno tali.

Hernanes Milan Juventus 2016

Hernanes Milan Juventus 2016LaPresse

Motivazioni

Non si può non notare poi la differenza di atteggiamento rispetto al passato. Che fine ha fatto la Juventus con la bava alla bocca del quinquennio precedente? Certo, successi e bagordi saziano inevitabilmente la fame – anche di una squadra abituata ad averne da sempre – ma della Juve di questo inizio d’anno colpisce soprattutto l’atteggiamento spesso piuttosto scarico. Dettagli probabilmente dettati dal cambio di alcuni interpreti, ma nel “Siamo diventati troppo buoni” che Allegri si è lasciato scappare nell’episodio di San Siro del gol annullato a Pjanic (il tecnico si riferiva alle mancate proteste dei suoi mentre l’intero Milan circondava il guardalinee), c’è un segnale a sostegno di questa tesi. E qui sì che si vede la mano del tecnico. E qui sì che Allegri dovrà far qualcosa nei prossimi giorni. Qualcuno ricorderà dell’allenamento punitivo alle 8 di domenica mattina imposto da Antonio Conte dopo un 2-2 subito nel recupero a Verona. Ognuno ha il suo approccio e Allegri è arrivato a risultati anche senza applicare i metodi da sergente di ferro dell’attuale allenatore del Chelsea, ma la sensazione è che una strigliata – soprattutto ai nuovi arrivati – è ciò che servirebbe alla Juventus imborghesita di questo inizio stagione. Perché ai bianconeri manca davvero la cattiveria che fu. E senza quella è più difficile andare lontano.

Massimiliano Allegri

Massimiliano AllegriLaPresse

Dipendenze

C’è una Juve A – quella che fino al 33’ stava relativamente controllando la partita di Milano – e una Juve B –, ovvero quella che dal 34’ in poi ha decisamente fatto più fatica nello sviluppo della manovra offensiva. Cos’è successo lì in mezzo? Paulo Dybala è uscito dal campo. Se lo sviluppo del gioco in mediana è il problema primario, dal punto di vista offensivo per la Juve non va molto meglio. Più che dai gol di Higuain – a secco da 3 partite e quindi già “notizia” – le fortune bianconere sono date dalle discese tra le linee e la dalla capacità di inventare di Dybala. E il suo infortunio – ancora da valutare l’entità; se sarà stiramento, ovvero la peggiore delle ipotesi, l’argentino starebbe fuori almeno un mese – consegna ad Allegri un’altra bella gatta da pelare. Con un Pjaca lungodegente e con un Dybala a questo punto incognita, la Juventus di San Siro si scopre squadra con la coperta offensiva relativamente corta: c’è Higuain; c’è il doppione di Higuain, ovvero Mario Mandzukic; e poi c’è Cuadrado. Fine. Pochino, per chi deve lottare su tre fronti; ma soprattutto pochino in termine di alternative tattiche di gioco. Al momento della sostituzione di Dybala, Allegri ha chiesto a Cuadrado di ricoprirne di fatto lo stesso ruolo: si è visto quindi il colombiano piazzarsi centrale alle spalle di Higuain ma poi – visti gli scarsi risultati – lo si è rivisto largo a destra nel suo ruolo naturale. La risultante? L’isolamento del 9 argentino e una Juve praticamente mai più pericolosa. Problema numero 3 per Massimiliano Allegri.

Dybala

DybalaLaPresse

Terapia di gruppo

Insomma, il secondo ko dei bianconeri in terra milanese – episodio che non si registrava dal disastroso 2009/10, epoca pre-contiana di una ‘Juventus da settimo posto’ – lascia segnali ben più preoccupanti rispetto all’iniziale allarme arrivato dopo la sconfitta con l’Inter. Perché più che il risultato, più che l’erroraccio di Rizzoli, e persino più dell’infortunio di Dybala, il primo passo da fare in casa Juve sarebbe ammettere a sé stessi di avere un problema. Ecco perché le parole di Allegri nel post-partita di San Siro devono sul serio preoccupare gli juventini. O il tecnico bianconero è un ottimo attore… oppure il primo passo verso l’inversione di tendenza è ancora tutto da fare.

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