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Il Milan è in crisi, ma con questo Bacca non si può andar lontano

Il Milan è in crisi, ma con questo Bacca non si può andar lontano

Il 06/02/2017 alle 12:26Aggiornato Il 06/02/2017 alle 12:30

Le ultime prestazioni del colombiano, più che i numeri che comunque non lo premiano, raccontano un giocatore sempre più lontano dal progetto tecnico del Milan e dalle idee di gioco di Vincenzo Montella. Però se non gira lui, il Milan fatica a far punti.

Come sempre sono i risultati a fare giurisprudenza nel mondo del calcio e questa crisi del Milan, sopraggiunta proprio in apertura di 2017 dopo aver vinto la Supercoppa di Doha, sta facendo emergere tutti i limiti ed i difetti della formazione di Montella, che nel girone di andata si era proposta come una delle novità più positive della stagione. Una sola vittoria in campionato, nel finale contro il Cagliari, una in Coppa Italia sul Torino, un pareggio in rimonta proprio con il Torino all’Olimpico, una sconfitta allo Juventus Stadium di Torino, seppur con l’onore delle armi, e tre stop consecutivi in campionato contro Napoli, Udinese e Sampdoria. Limiti e difetti strutturali, più che altro, che già si conoscevano ad inizio stagione ma che ora vengono amplificati ulteriormente dalle assenze, soprattutto sugli esterni, e dai cali di rendimento di alcuni giocatori che avevano tirato la carretta per buona parte del girone di andata, vedi Locatelli. Non si possono però imputare grosse responsabilità al giovane Locatelli che, essendo alla prima stagione da titolare in Serie A ed essendo un classe 1998, ha tutto il diritto di attraversare una fase di fisiologico calo. La classifica dei rossoneri ora non è più bella e splendente come quando, non pià tardi di metà dicembre, si giocava il secondo posto all’Olimpico di Roma. Organici migliori, come quelli di Napoli ed Inter, sono usciti alla distanza, mentre Lazio, Fiorentina ed Atalanta ora rendono l’operazione Europa League un po’ più difficile.

Bacca, un problema non solo nei numeri

Un problema su tutti è emerso in superficie in questi ultimi impegni, ed è quello relativo all’attacco. Un problema che ha anche un nome ed un cognome, Carlos Bacca. Quella del colombiano non è una semplice questione di numeri: 21 presenze stagionali, tra campionato e Coppa Italia, Supercoppa compresa, e 9 gol, che in realtà non sono nemmeno pochi. Il limite di Bacca è soprattutto legato alla sua connessione con la squadra, perché nello sviluppo del gioco e della manovra, il Milan si ritrova spesso a dover gestire un “fardello”. Non sono in discussione le qualità del giocatore, bensì la sua utilità all’interno di un’idea di gioco come quella di Montella. Bacca fatica a dialogare con gli esterni, chiunque essi siano, e viene coinvolto poco nel gioco. L’allenatore campano nel post partita non ha lesinato qualche frecciata al colombiano: “Da lui ci aspettiamo di più”. A prescindere dalla reazione e dall’umore nero del giocatore, confermato infatti dal nervosismo successivo alla sostituzione, sembra difficile immaginare Bacca come attaccante del Milan del futuro. Il suo scarso coinvolgimento nel gioco è confermato anche dai numeri, mai come ora impietosi: contro la Sampdoria il colombiano ha toccato la misera di 22 palloni, non calciando mai verso la porta. Complessivamente, in campionato Bacca ha messo a segno un solo gol su azione contro il Cagliari da settembre a questa parte, dopo il gol in contropiede con la Lazio. Sì, c’è stata anche la rete in Coppa Italia contro la Juventus, bella ma ininfluente, e che non altera il giudizio finale.

Serei A, Milan, Carlos Bacca

Serei A, Milan, Carlos BaccaEurosport

Una siccità offensiva che dura da dicembre

Bacca è un problema così come lo è l’attacco in generale dei rossoneri: partendo dalla sedicesima giornata di campionato (Roma-Milan 0-1), in sette partite il reparto offensivo del Milan è stato il meno prolifico di tutta la Serie A. Due gol di Bacca, di cui uno su rigore e quello citato prima, al Cagliari, ed uno di Bonaventura. Cosa fanno le dirette avversarie? 15 le reti dell’attacco della Fiorentina, 9 dell’Inter, 8 dell’Atalanta, 5 della Lazio. Numeri, sempre numeri, ma che inquadrano sempre meglio una mancanza oggettiva. Anche perché Gianluca Lapadula, il “Grinta”, ha trovato meno spazio nelle ultime partite sbagliando comunque diverse occasioni da gol, alcune ghiote come quella di domenica. Lo stesso Lapadula è a secco da oltre due mesi, da Milan-Crotone del 4 dicembre scorso.

La squadra non lo aiuta, lui non si fa aiutare

Allargando il discorso, potremmo anche dire che il problema offensivo è la punta dell’iceberg di un sistema che pecca dalla radice. Analizziamo nel dettaglio altri numeri abbastanza neutri: nelle otto partite in cui Bacca ha segnato o ha partecipato ai gol con assist, il Milan ha vinto in sei occasioni e perso solo in due. Ribaltando il dato, quando Bacca non è stato direttamente protagonista, il Milan ha vinto tre sole volte, pareggiato due e perso sei. Continuiamo: quando Bacca ha segnato o fornito assist, il Milan ha preso 20 su 24 punti disponibili in otto partite. Nelle restanti 11 partite, in cui non ha partecipato ai gol, i punti arrivati sono solo 11 su 33. Quindi quando Bacca non segna il Milan difficilmente vince. Ribaltiamo nuovamente la questione: Bacca segna solo quando il Milan gira o è il Milan a non girare quando Bacca non segna? La risposta è nell’atteggiamento, soprattutto, perché il colombiano oltre ad essere troppo spesso fuori dal gioco non dimostra la fame per andarsi a prendere i palloni e per farsi coinvolgere nella manovra del Milan, che beneficerebbe assolutamente di un suo maggiore apporto, come confermano i numeri. Le sue caratteristiche sono note, ossia quelle di un attaccante d’area di rigore che non è in grado di costruirsi un gol da solo, ma deve beneficiare per forza di cose del lavoro della squadra, a cui non offre però alcun contributo. Ecco perché, in queste condizioni e con questo spirito, non è il tipo di giocatore che ora può aiutare il Milan a crescere e a fare un salto di qualità.

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