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Inter Banega-Joao Mario, il trionfo della tecnica sui muscoli: il primo successo di Frank De Boer

Banega-Joao Mario, il trionfo della tecnica sui muscoli: il primo successo di De Boer

Il 19/09/2016 alle 20:32Aggiornato Il 20/09/2016 alle 08:34

Contro la Juventus, l’argentino e soprattutto il portoghese hanno dominato la zona nevralgica del campo annichilendo due colossi come Pjanic e Khedira. Prima vera vittoria di Frank De Boer, per un’Inter più raffinata che fa di palleggio e tecnica una delle proprie caratteristiche. Filosofia diametralmente opposta a quella “muscolare” del suo predecessore.

Due filosofie agli antipodi, diverse in tanto, per molti in tutto. Questo, però, non significa che per forza una delle due debba essere considerata migliore dell’altra, entrambe infatti possono servire a raggiungere lo stesso scopo: vincere. La bella vittoria sulla Juventus, però, ha scavato il primo vero solco col passato recente della storia interista, quella griffata da Roberto Mancini che sin dal primo giorno del suo secondo mandato interista aveva impostato una squadra tutta muscoli e potenza. Prima non prenderle, poi nel caso proviamo a fare anche gol. Strategia che aveva funzionato alla grande l’anno scorso fino a Natale, poi però erano venuti a galla tutti i limiti di una rosa forgiata principalmente sui nervi.

Rivoluzione 'oranje', spazio alla tecnica

L’avvento di De Boer, e il mercato estivo, hanno spazzato via gli ultimi rimasugli di filosofia manciniana in una rosa che ora preferisce il fioretto alla sciabola, che fa di palleggio e tecnica il proprio punto di forza, a discapito di chili e centimetri. Una filosofia ovviamente ‘oranje’, con chiare tinte blaugrana vista l’influenza calcistica del suo allenatore.

Addio ai muscoli, spazio alla fantasia

E non è un caso che le uniche due vittorie stagionali della nuova Inter siano arrivate con i due (e volendo potremmo aggiungere anche Candreva) grandi acquisti estivi, gente dotata di tecnica e intelligenza calcistica: Ever Banega e Joao Mario. Due calciatori che sanno sempre cosa fare col pallone tra i piedi, non si nascondono mai e anzi cercano sempre di entrare nel vivo dell’azione. Un vantaggio enorme per i difensori, per Medel (libero così di dedicarsi esclusivamente alla fase difensiva, abbandonando in partenza eventuali slanci da playmaker) e ovviamente i terminali offensivi della squadra. Insomma, un centrocampo con lo stesso cileno, Felipe Melo e Kondogbia sembra essere solamente un lontano e sbiadito ricordo.

Possesso palla, nessuno come l'Inter

E c'è un dato importante che serve a evidenziare questa tesi. L’Inter, in Serie A, è la squadra con la percentuale più alta di possesso palla. Inversione netta rispetto alla squadra che con Mancini aspettava l’avversario e poi provava a punirla in ripartenza o sui calci piazzati. Per carità, il tecnico jesino aveva ricostruito da zero e quindi saggiamente e giustamente aveva voluto sistemare prima la fase difensiva, sperando che prima o poi anche quella offensiva si potesse sbloccare. Senza troppo successo e fortuna però. De Boer, invece, chiede pressing altissimo, asfissiante, squadra corta e difesa alta: con relativi rischi certo, ma con due come Banega e Joao Mario in mezzo è molto più semplice. E sicuro.

Ma chi è il regista tra Joao Mario e Banega?

Una domanda che si sono fatti in molti domenica pomeriggio, a cominciare dai vari Khedira e Asamoah che ci hanno capito veramente poco. Già, perché con due calciatori così completi e così complementari, De Boer ha finalmente abbandonato l'idea di proporre l'argentino come play basso, alternandolo senza uno schema preciso proprio con l'ex Sporting Lisbona. I due, infatti, si sono spesso scambiati posizione, quando scendeva uno per prendere palla l'altro attaccava lo spazio per ricevere il passaggio, e viceversa, il tutto con il mastino Medel a fare la guardia. A Empoli De Boer non avrà per squalifica l'ex Valencia, per questo potrebbe riproporre Kondogbia (o Melo) per un centrocampo dagli antichi sapori manciniani, oppure azzardare la carta Eder (o Jovetic) come trequartista per una squadra completamente a trazione anteriore. In attesa che Brozovic (che per caratteristiche e spessore avrebbe tranquillamente le carte in regola per essere più di una valida alternativa al duetto titolare, ndr) capisca che quest'anno non è più l'unico centrocampista in grado di accendere la luce, e dunque non più così irrinunciabile come nella passata stagione.

VIDEO - De Boer: "Il caso Brozovic? Nessuno è più grande dell'Inter"

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