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Joe Hart al Torino, come è nata la trattativa più affascinante dell'estate italiana

Hart al Torino, come è nata la trattativa più affascinante dell'estate italiana

Il 30/08/2016 alle 10:06Aggiornato Il 30/08/2016 alle 10:16

Il portiere titolare dell'Inghilterra diventerà il numero uno di una squadra fuori dalle coppe europee: "merito" di Pep Guardiola, ma anche della voglia di rimettersi in gioco e di non scendere in campo contro la squadra del cuore. Una storia d'altri tempi, a metà tra il calcio di una volta e quello dei videogame.

Una suggestione di mercato, un’ipotesi affascinante ma pur sempre soltanto un’ipotesi. Poi, ecco l’ufficialità. È la serata di lunedì quando, dopo due giorni di speculazioni sempre più intense, dall’Inghilterra arriva la conferma. La Federcalcio britannica ha concesso il permesso a Joe Hart per lasciare il ritiro della nazionale e volare a Torino. Sbarcherà intorno alle 14:30 e poi firmerà il contratto con i granata di Sinisa Mihajlovic. Per distacco, la trattativa più insolita del calciomercato italiano. Un affare dal fascino notevole. Ma come è potuto accadere?

Intorno alle 22 italiane di lunedì, ecco l'annuncio di Sky Sport UK. Hart ha ricevuto l'ok, volerà a Torino per firmare con i granata.

Giocherà a Torino, ma pagherà quasi tutto il City

Come siano andate le cose, è ormai chiaro. L’avvento di Pep Guardiola sulla panchina del Manchester City ha obbligato il portiere titolare della nazionale inglese a fare le valigie. Il manager catalano, alla ricerca di un numero uno in grado anche di impostare il gioco, ha scelto Claudio Bravo del Barcellona. E, per il 29enne di Shrewsbury, si è reso inevitabile il ricorso al mercato a dieci anni dall’arrivo al City. Come già era accaduto da ragazzino (Tranmere prima, Blackpool e Birmingham poi) con la formula del prestito. Ma con la forte sensazione che la via del ritorno sarà lastricata di difficoltà. Basta pensare che, su circa quattro milioni di euro di ingaggio, Urbano Cairo ne sborserà soltanto uno. Il resto rimarrà al club inglese, detentore del suo cartellino sino al 30 giugno 2019. Ha detto no al Sunderland, scegliendo i granata dopo 454 partite da professionista (348 con il City), due Premier League, due Coppe di Lega, una FA Cup e un Community Shield vinti in carriera. Per tenersi stretta la nazionale, forse, la scelta più scontata sarebbe stata rimanere in Inghilterra. Ma Hart ha scommesso forte su se stesso e ha virato sul Torino. Uno scenario tanto affascinante quanto impensabile fino a qualche giorno fa.

Così i tifosi del City hanno salutato Hart soltanto mercoledì scorso, quando Guardiola gli ha concesso l'ultima partita da titolare nel ritorno dei playoff di Champions League contro la Steaua Bucarest. "There is only one Joe Hart".

Le ragioni di un trasferimento incredibile

Guardiola è la causa principale, ma esistono anche altre ragioni. “Hart ha sempre dichiarato pubblicamente il proprio amore per il Manchester City – ci spiega Michael Hincks di Eurosport UK – e l’idea di giocare contro la squadra del cuore lo ha spinto ad andare all’estero. Andare via dall’Inghilterra lo aiuterà a non essere sempre al centro dei riflettori, togliendogli la pressione della stampa britannica. Certo, l’interesse non mancherà. Ma i casi di Ashley Cole e Micah Richards sono esemplari. Finché giocavano in Premier League, facevano notizia dentro e fuori dal campo. Una volta arrivati in Italia, l’interesse è notevolmente diminuito”. La sorpresa, però, è tangibile. “Nessuno si immaginava che potesse andare via e che potesse passare al Torino – aggiunge Hincks -. All’Europeo non si è espresso al massimo, ma resta un portiere di altissimo livello. Che farebbe comodo a molti top club inglesi ed europei. Vedere Hart in una squadra che non prenderà parte alle coppe, è qualcosa di sorprendente. Il Torino guadagna un portiere di grande qualità. E Joe avrà garantito quel posto da titolare di cui ha bisogno”. Al netto delle logiche difficoltà di ambientamento, sembra tutto – fin troppo – perfetto.

Il confronto con Padelli negli ultimi anni. Il club di appartenenza ha inciso parecchio nelle differenti statistiche. Ora siamo al momento della verità.

Più unico che raro

Il fascino di Hart al Torino è quello della mossa che non ti aspetti, del colpo in stile Football Manager che ritieni credibile soltanto nei videogame. A confermarlo sono i dati. Basta pensare che di portieri inglesi in Italia se ne sono visti soltanto due. Si tratta di James Spensley, numero uno del Genoa a fine Ottocento, e Hoberlin Hood, suo coevo milanista. Nella Serie A a girone unico, invece, Hart sarà il primo in assoluto (dal 1929-30 in avanti). Una rarità, così come sono stati rari gli inglesi che hanno fatto bene in Italia. Da Luther Blissett a Ravel Morrison, passando per Trevor Francis, Gordon Cowans, Paul Rideout e Des Walker. Qualche piccola eccezione, qualche lampo di Mark Hateley e Ray Wilkins, ma anche David Platt, Paul Gascoigne, Paul Ince e David Beckham. E, soprattutto, un lunghissimo elenco di flop. Quello che Hart, a Torino, proverà a far dimenticare.

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