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Lavagna tattica: la fortuna del Napoli? Il gioco di Sarri, ancor prima di Mertens

La fortuna del Napoli? Il gioco di Sarri, ancor prima di Mertens

Il 20/12/2016 alle 15:31

I 7 gol in due partite segnati dal belga si sono presi le vetrine e le prime pagine di tutti i giornali, ma prima di celebrare in toto il singolo è necessario innanzitutto sottolineare i benefici offerti dagli sviluppi del calcio proposto dal tecnico partenopeo.

Alzi la mano chi ci avrebbe puntato un euro. Eppure è Dries Mertens il grande protagonista del mese di dicembre della nostra Serie A. L’attaccante capace di agganciare il numero di reti prodotte da Gonzalo Higuain, issandosi a 10 gol in classifica marcatori. Alla tripletta di Cagliari ha fatto immediatamente seguito il poker contro il Torino. Ma come è stato possibile tutto ciò? E, soprattutto, ora è davvero pensabile che il Napoli non faccia ricorso al mercato in attesa del ritorno di Arek Milik? Proviamo a rispondere, come sempre con l’aiuto di Wyscout.

Quando Insigne si muove da prima punta

Nella rete a giro di Cagliari c’è tutto Mertens e tutto il lavoro di Sarri. Il belga riceve palla nella posizione che predilige (centro-sinistra) dopo un’azione manovrata dei partenopei. Si gira e colpisce sul palo lungo, il tutto mentre Insigne gli porta via una marcatura agendo da prima punta. Il gioco di posizione del Napoli, da questo punto di vista, è fondamentale per agevolare i compiti di un attaccante alle prese con un apprendistato da falso nueve.

Quei numeri stratosferici

A volerla guardare quantitativamente, ci sarebbe da gridare al miracolo. Nel giro di una settimana, infatti, Mertens si è divertito a eguagliare record storici del nostro campionato. Ha segnato il primo poker di reti dai tempi di Berardi contro il Milan (gennaio 2014) marcando 7 gol in due giornate. Cosa che era riuscita soltanto a gente del calibro di Angelillo, Nordahl, Jeppson e Meazza. Ma non è finita. Erano dieci anni che un giocatore non segnava tre reti così in fretta come accaduto a lui contro il Torino e, nel complesso, il belga è entrato in 8 gol nelle ultime tre apparizioni. Che dire, qualcosa di incredibile per un attaccante come Mertens, autore di due marcature multiple consecutive per la prima volta in A e andato in gol in due partite di fila per la prima volta dal maggio 2015.

Il primo gol di Mertens contro il Torino

Il primo gol di Mertens contro il Torino conferma che, a livello di agilità e intuito, il belga ha le caratteristiche della prima punta autentica. Finta di attaccare il secondo palo, poi si muove verso il centro dell’area e insacca con un destro al volo. Istinto per il gol autentico.

Quello che ancora non è cambiato

I numeri, però, vanno sempre pesati. Specie nel caso del belga, ancora alle prese con l’apprendistato da prima punta. È bene infatti ricordare che, se la settimana scorsa aveva fatto tripletta contro la difesa più battuta d’Europa (quella del Cagliari), nel complesso in questo campionato è andato in gol soltanto in 4 partite: le ultime due e quelle contro Pescara ed Empoli. Non esattamente delle corazzate. E, dunque, da questo punto di vista non si può parlare di un’inversione di tendenza complessiva nella storia del belga in Italia. Perché è innegabile che ora sia già a una marcatura dal personale di 11 reti in 33 match fatto registrare al debutto, ma è ovvio che prima di spingersi a celebrarlo in via definitiva sia necessario qualche scalpo di primo livello. Quello che, di fatto, gli manca dalla rete alla Juventus del 2014. Da allora ha quasi soltanto segnato in partite di secondo livello.

Le avversarie contro cui ha segnato dall'arrivo in Italia:

  • 2013-14: Fiorentina, Inter, Sampdoria, Verona, Juventus, Lazio, Cagliari, Verona (11 gol in 33 partite)
  • 2014-15: Parma, Udinese, Fiorentina, Parma, Cesena (6 gol in 31 partite)
  • 2015-16: Palermo, Sampdoria, Bologna (5 gol in 35 partite)
  • 2015-16: Pescara, Empoli, Cagliari, Torino (10 gol in 15 partite)
La gestione della palla di Mertens

Da dove nasce il terzo gol contro il Torino. Mertens colpisce da rapinatore d’area, ma tutto parte da una sua sponda al limite dell’area. Insigne parte da posizione più accentrata e lo serve per vie centrali, lui stoppa di petto e smista a destra per Callejon. Che tira e porta alla respinta di Hart. Gabbiadini non è ancora riuscito a entrare in questo tipo di meccanismi, Mertens ce l’ha fatta. Merito anche di una fase offensiva del Napoli che colpisce sempre per ordine e ripartizione perfetta degli spazi. In questo fermo immagine, Ghoulam e Callejon danno ampiezza al gioco. Hamsik e Insigne giocano più dentro al campo e Zielinski manda in tilt la difesa granata tagliando verso il centro e andando a giocare temporaneamente da prima punta. Perfezione.

Se il segreto è ancora Sarri

"Nel giro di qualche mese ho perso prima Higuain e poi Milik, ma non ho mai pianto", Sarri ha commentato così l’exploit di Mertens contro il Torino. E, in effetti, la verità non è poi lontana. Il Napoli è arrivato alla 17esima giornata con ben 37 gol segnati, fatto che si era verificato soltanto nel 1957-58, e con un solo punto in meno rispetto alla stagione passata. Un modo come un altro per sottolineare che, pur cambiando di parecchio lo spessore degli interpreti, il lavoro tattico di Sarri funziona eccome. C’è voluto tempo e manca ancora la prova del nove (la Fiorentina potrebbe essere un test interessante), ma il tecnico ha trovato la chiave per uscire dalla crisi successiva all’infortunio di Milik. La risposta non è stata Gabbiadini, per il quale è stato più difficoltoso capire come destreggiarsi nel ruolo di prima punta, ma l’intelligenza di Mertens e qualche aggiustamento tattico. Insigne più centrale, Ghoulam ancora più strategico e – spesso – la presenza di Zielinski al posto di Allan in mediana. Perché, a differenza del brasiliano, il polacco è molto più abile negli inserimenti offensivi (rendendo il modulo un 4-2-4 in certe fasi), quelli che aiutano Mertens a svariare e improvvisare sullo spartito. Al punto che ora, secondo alcuni, il Napoli non avrebbe più bisogno di una prima punta vera dal mercato di gennaio. Niente di più sbagliato. Perché Mertens deve ancora dimostrare di poter fare la differenza contro grandi squadre e in spazi stretti, ma di certo non aiuterà mai la squadra a respirare nei momenti di minore brillantezza fisica, quando serve il fisico e non solo la tecnica per far salire la palla.

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