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Nel nome del padre: la fulminea scalata di Federico Chiesa

Nel nome del padre: la fulminea scalata di Federico Chiesa

Il 13/12/2016 alle 17:36Aggiornato Il 13/12/2016 alle 18:16

In quattro giorni Federico Chiesa - figlio del campione Enrico - si è preso la Fiorentina: gol in Europa League e assist per Kalinic. Paulo Sousa ha creduto fortemente nelle sue potenzialità e i fatti gli stanno dando ragione.

Qualcuno sarà stato colto da disorientante deja-vu al minuto 39 di Fiorentina-Sassuolo, quando il classe 1997 Federico Chiesa si è involato sulla fascia destra centrando in mezzo un millimetrico cross radente trasformato in gol da Nikola Kalinic con lussureggiante colpo di tacco. Già, per coordinazione e proprietà di calcio in quell’occasione il giovane Federico è sembrato per un momento la copia carbone di papà Enrico; giusto il tempo di scacciare i voli pindarici e realizzare che “no”, certi paragoni al momento non hanno diritto di cittadinanza. Perché in fondo il palmares di Enrico Chiesa incute timore reverenziale e il ruolo del primogenito in campo non pare essere nemmeno lo stesso. Nel ristretto spazio di quattro giorni, in ogni caso, Federico si è conquistato le luci della ribalta con gol-qualificazione in Europa League e assist sul piatto d’argento per Kalinic in Serie A contro il Sassuolo. Si prega di non svegliarlo.

Fiducia di Paulo Sousa ripagata

Che Paulo Sousa credesse nelle potenzialità del ragazzino nato a Genova ma cresciuto nelle giovanili della Settignanese (squadra di una ridente frazione di Firenze) lo si era già intuito la scorsa estate: pronti via e Chiesa jr debutta da titolare in campionato allo Juventus Stadium contro i cinque volte Campioni d’Italia in carica. L’esterno destro che si è fatto le ossa nella Primavera della Viola non ha sfigurato e a fari spenti ha saputo in seguito sfruttare tutte le occasioni concessegli dal tecnico portoghese. Fino alla quattro-giorni della svolta: colpo di testa implacabile contro il Qarabag giovedì sera a ipotecare la qualificazione (e pazienza per quell’espulsione che gli costerà l’andata dei sedicesimi di finale, peccati di gioventù) e assist al bacio per Kalinic per il raddoppio della Fiorentina contro l’ostico Sassuolo. Partita da “sette” in pagella per il numero 25 della Viola, disseminata da fughe sulla destra a puntare l’uomo, senza troppi preliminari.

Ragazzo speciale, ennesimo talento nostrano

È proprio da questi particolari che si giudica un (giovane) calciatore, per parafrasare liberamente Francesco De Gregori: coraggio, altruismo e fantasia e – aggiungiamo noi – una discreta dose di incoscienza giovanile. In una parola sola, personalità, caratteristica che il ragazzo prodigio della Viola sembra possedere in quantità smodata. Più ala che seconda punta rispetto a papà Enrico: più corridore e meno libero battitore, ma se dovesse sviluppare anche solo il 50% delle doti balistiche del padre parleremmo a quel punto di un nuovo campione. Il ragazzo è umile e ha la testa ben piantata sulle spalle: si è diplomato col massimo dei voti alla scuola americana di Firenze (lo chiamano “l’inglese” per via della dimestichezza con la lingua d’Oltremanica) e ora è al secondo anno di Scienze Motorie all’Università; tanti meriti, come sempre in questi casi, vanno attribuiti a una famiglia che l’ha sempre sostenuto senza mai caricarlo di pressioni. Federico Chiesa da Genova, classe 1997, ecco un altro talento espresso dal nostro campionato: questo è l’anno dei giovani, lo avevamo scritto in tempi non sospetti.

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