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Nella mente del furioso Spalletti: la permanenza a Roma è sempre più complicata

Nella mente del furioso Spalletti: la permanenza a Roma è sempre più complicata

Il 17/03/2017 alle 22:54Aggiornato Il 17/03/2017 alle 23:05

Lo sfogo del tecnico della Roma contro i giornalisti nel post partita contro il Lione apre un interrogativo di fondo: è plausibile una permanenza nella Capitale per Luciano Spalletti? Cronistoria di un rapporto che scricchiola e di un rinnovo sempre più in bilico.

“Fare terra bruciata intorno a qualcuno”, dizionario alla mano, significa “lasciarlo senza aiuti, supporti alleanze”: applicandola allo spinoso caso Spalletti, è come se il tecnico della Roma quella terra bruciata avesse cominciato a costruirsela da solo. Già, lo sfogo a beneficio dei microfoni dopo la bruciante eliminazione dall’Europa League per mano del Lione è destinato a lasciare il segno: dalle parole dell’allenatore della Roma sono emerse delle fratture molto radicate con l’ambiente giallorosso. Troppo rancoroso il suo virgolettato, troppo animati i suoi gesti per attribuirli a un semplice sbotto del momento. La convivenza in questo ultimo scorcio di stagione non sarà delle più agevoli, la permanenza nella Capitale è uno scenario sempre meno credibile.

" L'anno scorso prima di tornare, a Miami il presidente Pallotta mi ha fatto vedere un messaggio di un giornalista: 'Se può ancora ripensarci, stia attento perché Spalletti è una persona pericolosa' oppure 'Dategli una mano, mi raccomando'. So chi gliel'ha mandato. Sono messaggi minacciosi, di una scorrettezza inaudita. Lo sanno tutti a Roma che non mi sopportano e io non sopporto loro. "

Spalletti vs. stampa romana: eterna diatriba

Un autentico fascio di nervi lo Spalletti che si è presentato in zona mista, ma l’atteggiamento del tecnico di Certaldo si è ammorbidito appena un filo nel day after, quando gli è sfuggita un’altra bordata – seppur permeata di quell’ironia tipicamente toscana – nei confronti della stampa romana ai microfoni dell’inviato di Striscia la Notizia Valerio Staffelli. L’occasione era rappresentata dalla consegna del celebre Tapiro d’oro: "Porto sfiga a quelli che sono davanti a me in conferenza stampa perché gli sfigati sono loro, che sono costretti a farmi delle psicoanalisi tutti i giorni.”, ha dichiarato l’allenatore della Roma. Incalzato dall’insolito giornalista sportivo, poi, Spalletti si è lasciato andare a dichiarazioni sibilline su un rinnovo su cui al momento pendono forti dubbi.

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Mai una gioia nel dna della Roma

Di certo una discretto porzione della rabbia “spallettiana” scaturisce dalla delusione per un’eliminazione rocambolesca, dove la Dea Bendata non era esattamente schierata dalla parte dei giallorossi. A dire il vero la Dea Bendata non ha (quasi) mai sodalizzato con la Roma, specialmente nel caso delle notti europee: basti pensare a quella maledetta serata romana del 1984 quando la Coppa dei Campioni sfuggì solo ai calci di rigore davanti al pubblico amico, ma se ne potrebbero citare tante altre (nel febbraio 2001 la Roma di Capello fu borseggiata in quel di Liverpool e costretta a salutare la Coppa Uefa agli ottavi) . È come se quell’incantesimo non si fosse ancora spezzato e Spalletti non riuscisse a capacitarsi del fatto di non essere riuscito nell’intento, di non essere riuscito ad apporre la sua firma su un trofeo prestigioso per la sua Roma. Eppure nessuno ieri ha omesso di attribuire meriti alla formazione di Spalletti, presidente Pallota in primis, per questo il mood del tecnico è parso ancor più sopra le righe.

Deja vu inquietante

30 agosto 2009, la Roma della prima legislatura Spalletti cade rovinosamente in casa contro la Juventus di Diego e Felipe Melo e raccoglie la seconda sconfitta in altrettante sfide di campionato. In conferenza stampa Spalletti perde le staffe; nessun J’accuse nei confronti della stampa, bensì un attacco nemmeno troppo velato ai suoi giocatori e alla propria indolenza. Due giorni dopo Luciano Spalleti si dimetterà dall’incarico di allenatore giallorosso. A quasi otto anni di distanza il panorama è solo in parte accostabile, ma l’insofferenza del tecnico toscano avrà fatto sorgere ai più attenti qualche deja vu. Quanto potrà durare ancora questo scenario così prossimo all’esasperazione?

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