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Da 0 a 10: il pagellone 2017 della Serie A

Da 0 a 10: il pagellone 2017 della Serie A

Il 31/12/2017 alle 15:55Aggiornato Il 31/12/2017 alle 15:57

Diamo i voti ai protagonisti dell'anno solare nel nostro campionato italiano. Dominano Napoli e Juventus, deludono le milanesi. Berardi é sparito, il Benevento ha scritto ogni tipo di record negativo. Che spettacolo Atalanta e Lazio.

Precisiamo che questo pagellone tiene conto sia del finale dello scorso campionato che della prima parte di quello in corso. Scopriamo, da 0 a 10, la valutazione dei nostri club nell'anno solare 2017.

Voto 10…al Napoli di Sarri e al suo ritmo Scudetto

99 punti in campionato, imbattuto nelle ultime 22 trasferte, vincitore di fatto del girone di ritorno 2016/17 e di quello di andata 2017/18. Incantantore nel possesso, professore magistrale delle triangolazioni offensive. Il Napoli saluta un 2017 che non ha portato titoli, ma che ha sicuramente consolidato il proprio status di grande potenza della nostra Serie A. I tifosi partenopei, che si sono goduti la crescita di Mertens e il sorpasso di Hamsik a Maradona, si augurano un 2018 più concreto in termini di trofei. Il 2017 azzurro é stato strepitoso e, al netto del "bel gioco" espresso, non é stato vincente solo per merito di chi si trova al voto successivo.

Voto 9…alle varianti tattiche di Allegri e alla fame della Juve

Il voto andrebbe a tutta la Juventus in generale, vincitrice del sesto Scudetto consecutivo e ancora lí affamata a giocarsi il possibile settebello. In ogni caso, in un club avanti anni luce alle altre societá italiane e ritenuto a livello internazionale nell'élite d'Europa, é doveroso sottolineare i meriti dell'allenatore toscano. Che ad inizio 2017 ha scelto il 4-2-3-1 "cinque stelle" e nel finale ha trovato nuovi equilibri con un più coerente 4-3-3, che con Dybala in campo può diventare anche 4-3-1-2. Il minimo comune denominatore dei suoi esperimenti tattici si chiama vittoria. Perché motivare continuamente un gruppo giá appagato e con la bacheca stracolma di trofei non é semplice e gestire un così folto nucleo di campioni ancora meno. E invece Max, tra battute e sorrisini, perdendo colonne come Bonucci o Dani Alves, ha sempre stupito tutti. Tra una partita preparata in modo magistrale e un turnover luminarmente compulsivo, la Juventus anche nel 2017 ha vinto e convinto. Il resto sono chiacchiere.

Massimiliano Allegri, Juventus, Getty Images

Massimiliano Allegri, Juventus, Getty ImagesGetty Images

Voto 8…ad Atalanta e Lazio, belle, solide e concrete

A ridosso di Napoli, Juventus e Roma per tutto il 2017, positive nelle coppe europee e in Coppa Italia, spesso divertenti, attraenti, ammalianti. Atalanta e Lazio sono indubbiamente le due più belle rivelazioni dell'anno solare appena trascorso. E osservando i Caldara, Gomez, Freuler o Toloi da una parte e i Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Immobile o De Vrij dall'altra, non si può che applaudire l'eccezionale lavoro di due allenatori preparati e geniali come Gasperini e Inzaghi. Bergamaschi e biancocelesti non hanno alcuna intenzione di farsi da parte nel 2018.

Voto 7…alla Roma che è sempre lì e alla pedalata di Nicola

Il secondo posto dello scorso campionato, il saluto a Spalletti e Salah, l'arrivo nello scetticismo generale di Di Francesco. Nonostante il leggero rallentamento del finale di anno, la Roma può essere ampiamente soddisfatta del suo 2017. Non dimenticando anche un clamoroso primo posto parallelo nel girone di Champions, in cui spiccavano Chelsea e Atletico Madrid. E una valutazione positiva la merita anche Davide Nicola: la salvezza miracolosa del Crotone e la pedalata lunga uno Stivale sono tra le immagini più belle di questa annata calcistica. Le dimissioni di novembre (con il Crotone in quel momento salvo), certificano ancor di più la grandezza di un uomo che, se non vede legittimato il suo lavoro, é sempre stato pronto a fare un passo indietro.

Voto 6…all’arrivo della VAR, utilissima ma migliorabile

ll 2017 verrá ricordato come l'anno della tecnologia applicata al calcio o, per ricordare un giornalista molto famoso che ci ha salutati qualche mese fa, "la moviola in campo". La VAR sta travolgendo (e usiamo volutamente la perifrasi progressiva del gerundio) il modo di pensare e vedere il nostro campionato. Ignorando chi le rema contro e riconoscendole meriti evidenti (tolti i dubbi sui fuorigioco, ridotte le sceneggiate per proteste, limitati gli interventi violenti a palla lontana), non possiamo che auspicarne anche un futuro miglioramento. Per evitare di vedere ancora episodi discutibili e rimasti impuniti come il fallo di Skriniar su Perotti in Roma-Inter, la trattenuta di Spinazzola su Astori in Fiorentina-Atalanta o il mani di Mertens in Crotone-Napoli. Ogni novitá va assimilata e adattata poi alle esigenze del gioco. E anche con la VAR i passi in avanti dovranno, per forza di cose, arrivare puntuali. In bocca al lupo per il 2018.

Voto 5…al Milan e alle aspettative disattese

Il finale di campionato 2016/17 era stato in crescendo: un sesto posto che significava preliminari di Europa League e la convinzione di poter costruire qualcosa di importante. L'estate era stata tumultuosa e arrapante, tra una "cosa formale" e l'altra, con un giocatore che doveva "spostare gl equilibri" e un attaccante designato erede di Cristiano Ronaldo da Cristiano Ronaldo. E invece i primi quattro mesi e mezzo di campionato sono stati disastrosi. Tragicomici. Da Montella a Gattuso, da Kalinic e Biglia, da un turco inespresso a uno svizzero mai puntuale, da Bonucci al Bonucci 2010/11. 25 punti in classifica, giá fuori dalla lotta per un posto in Champions League, pur avendo investito 200 milioni sul mercato. Insufficienza piena, rimandato, come ha fatto l'UEFA riguardo il rispetto dei fair play finanziario, al 2018.

Voto 4…a un’Inter in perenne ricerca di sé stessa

Prima prevedibile comune obiezione: perché l'Inter un voto meno del Milan? Perché nel club rossonero c'é da salvare la qualificazione alle coppe europee dello scorso campionato, che l'Inter non ha invece ottenuto. E perché quello é un risultato scritto e finito, mentre questa prima parte di stagione non ha ancora emesso sentenze. Pesi diversi, valutazioni diverse. E il terzo posto attuale dei lombardi, viste le ultime prestazioni e la coperta corta, pare inevitabilmente poter mutare nei prossimi mesi. I nerazzurri, dopo un avvio decisamente positivo con l'arrivo dell'encomiabile Luciano Spalletti in panchina, paiono ancora una volta alla ricerca di loro stessi. E se gli unici due veri fuoriclasse della rosa, Icardi e Perisic, risultano in debito d'ossigeno, ne paga dazio tutto il resto della squadra. Il disperato bisogno di qualificarsi alla Champions League 2018/19 resta un obiettivo alla portata, ma non cosí scontato da ottenere.

Mauro Icardi Inter Lazio 2017

Mauro Icardi Inter Lazio 2017LaPresse

Voto 3…alla Serie A a 20 squadre, un format che non funziona più

Un problema palese, emerso da almeno tre campionati e che ci ha tormentato anche nel corso di questo 2017. 20 squadre sono davvero troppe. E non solo per l'intasamento dei calendari e per quelle quattro partite in più che ogni squadra deve giocare rispetto ad un campionato a 18 team. Qui si parla proprio di agonismo e meriti. Ogni anno osserviamo squadre mediocri salve giá a marzo, che nella parte finale di stagione mollano completamente stimoli e traguardi, falsando buona parte del finale di campionato. Ci sono troppi club poco pertinenti con un prodotto che nell'ultimo decennio ha abbassato notevolmente livello e appeal, soprattutto all'estero. Urgono modiifiche, riforme strutturali, idee. Ah giá, senza presidente federale e con continui commissariamenti in Lega Calcio é francamente utopistico realizzarle nel breve periodo.

Vittorio Parigini, Benevento-Chievo, Getty Images

Vittorio Parigini, Benevento-Chievo, Getty ImagesGetty Images

Voto 2…al 2017 di Domenico Berardi

Dov'é finito uno degli "enfant prodige" del calcio italiano? Smarrito, perso, nascosto, atterrato nella mediocritá dopo due/tre stagioni sulla cresta dell'onda. Un 2017 da incubo, con pochi gol, inusuali rigori sbagliati, problemi fisici e solite evitabili ammonizioni. Domenico Berardi, classe 1994, a 23 anni deve decidere chi vuole essere. Perché se nel 2018 non cambia registro, rischia di rivelarsi soltanto una compianta, svanita e deludente meteora.

Domenico Berardi durante la partita tra Sassuolo e Cagliari, Serie A 2016-17 (Getty Images)

Domenico Berardi durante la partita tra Sassuolo e Cagliari, Serie A 2016-17 (Getty Images)Getty Images

Voto 1…all’inadeguato Benevento e alla favola che non c’è

Quattro punti in un girone d'andata, uno arrivato per un gol del portiere nel recupero, tre nell'ultima partita disponibile contro il demotivato Chievo. Il record storico negativo del Benevento, nonostante la simpatia che si possa provare per questa matricola campana, non può che porre nuovamente perplessitá sull'effettiva competitivitá di chi, a volte per congiunzioni astrali positive, arriva senza aspettative reali dalla Serie B. Le "Streghe" hanno visto le streghe per i quattro mesi finali dell'anno, deludendo in primis i sempre irreprensibili tifosi del Vigorito. Che il 2018 porti, al posto di favole o preghiere, qualche vittoria in più e qualche figuraccia in meno.

Voto 0…all’estenuante vicenda Donnarumma

Giugno, luglio e inizio dicembre. Tre mesi di tira e molla, di dichiarazioni più o meno pungenti, di patti, accordi, rimorsi, ricatti. Con Mino Raiola, Gianluigi Donnarumma, Antonio Donnarumma e la coppia Fassone-Mirabelli diretti interessati. Il rinnovo contrattuale di uno dei portieri con più futuro del calcio italiano é stato ma-ltrattato nel corso del tempo, evocando un disappunto condiviso, sia dal punto di vista mediatico che puramente emozionale. Donnarumma, prodigio non ancora diciannovenne, si é ritrovato in una selva oscura, travolto dalle lacrime e dagli insulti di una tifoseria che non ne poteva davvero più. Auguriamo a lui (e ai tifosi del Milan) un sereno 2018, illuminato più da super parate che da freddi assegni milionari.

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