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Di Francesco: "Non esiste un caso Nainggolan, è stato lui il primo a scusarsi"

Di Francesco: "Non esiste un caso Nainggolan, è stato lui il primo a scusarsi"

Il 10/01/2018 alle 15:17

Alla Roma sembra essere rientrato il "problema-Nainggolan": il tecnico si focalizza sul resto della stagione.

"Nainggolan il primo a scusarsi a mettersi in tribuna con i nostri dirigenti. Non c'è assolutamente un caso". Eusebio Di Francesco, tecnico della Roma, ospite di Pitti Uomo a Firenze, ai microfoni di Sky Sport chiude le polemiche sulla vicenda che ha coinvolto Radja Nainggolan, protagonista di una serie di intemperanze, durante una festa nella notte di Capodanno. "È stata solo una scelta etica e morale per un comportamento non ritenuto consono. Non è mai stato allontanato dalla squadra, si è sempre allenato con i compagni. Semplicemente non è stato convocato, ma partirà titolare con l'Inter", ha concluso il mister giallorosso.

Obiettivi stagionali

" La Roma non ha dimostrato di essere ancora da scudetto. Anche in precedenza doveva fare quel salto di qualità che non ha fatto per lottare per lo scudetto. Siamo indietro, dobbiamo cercare di fare il nostro meglio per dare fastidio e migliorare la posizione in classifica. Ricordiamoci sempre che abbiamo una partita da recuperare. Non mi piace guardare le ultime quattro gare e la relativa classifica, guardiamo ciò che si è fatto in questi mesi, si sono viste delle ottime cose, ora stiamo facendo sicuramente male, ma il desiderio di tutti è di rimettersi in carreggiata e migliorare la posizione in classifica. Vogliamo portare avanti anche il discorso Champions"

Schick deve ancora esprimere il massimo

" Mi ricordo che quando giocavo nella Roma Tommasi un giorno fu costretto ad uscire da Trigoria scortato, poi è diventato l’idolo dei tifosi della Roma. A volte si tende a distruggere troppo frettolosamente i calciatori, ancora deve esprimere il suo potenziale. Credo nel 4-3-3, si andrà avanti con questo modulo. Lavorerò sul 4-3-3 e sulla testa dei giocatori con positività visto che l’ambiente del calcio spinge troppo presto a giudizi negativi. Forse prima i giudizi erano stati troppo lusinghieri e ora troppo pessimisti, bisogna ritrovare equilibrio"
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