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Icardi, Skriniar e idee "spallettiane": la nuova Inter è già più che normale

Icardi, Skriniar e idee "spallettiane": la nuova Inter è già più che normale

Il 21/08/2017 alle 12:22Aggiornato Il 21/08/2017 alle 12:37

Convincente esordio dei nerazzurri contro la Fiorentina, tante le note positive per Spalletti di cui già si vede l’enorme lavoro svolto in estate nonostante un mercato “normale” come sottolineato dallo stesso tecnico toscano. La strada tracciata è quella giusta, anche se alcuni vecchi limiti sono ancora molto evidenti.

“Un mercato normale, ma tanto ci sono abituato”. Così Luciano Spalletti liquidava sabato le domande dei giornalisti sul mercato non certo faraonico di un’estate che ha esasperato il popolo nerazzurro, probabilmente abbagliato dal fatturato faraonico di Suning e dalle parole di Sabatini a Brunico, e ritrovatosi invece a commentare una rosa ancora incompleta al via del nuovo campionato e con giocatori obiettivamente non certo “top”. Ma a volte la normalità, se sfruttata al massimo delle proprie capacità e accompagnata da un lavoro serio e costante lungo tutta la stagione, può rasentare l’eccellenza. E’ quello che spera Spalletti, è quello che si augura il popolo interista.

La mano di Spalletti si vede già

Il netto e convincente 3-0 alla Fiorentina all’esordio della nuova stagione ha saziato lo straordinario popolo di San Siro (quasi 52 mila persone il 20 agosto, dopo una sciagurata stagione come la scorsa e un mercato – appunto – non certo entusiasmante, nDr), che soprattutto nel primo tempo ha potuto ammirare una squadra che ha rasentato la perfezione. Reparti cortissimi, pressing alto e coordinato, possesso palla senza isterismi, accelerazioni improvvise accompagnate da fraseggi corti e intelligenti, e sovrapposizioni costantI ad attaccare sgli spazi. Insomma, a differenza della passata estate in cui la squadra aveva dovuto affrontare un cambio di proprietà, un cambio di allenatore a pochi giorni dal via, e un mercato improvvisato, quest’anno si vede che i 40 giorni di preparazioni sono stati utilizzati in pieno da Spalletti e il suo instancabile staff. Lavoro sul campo, tanto, e lavoro sulla testa dei giocatori. Forse ancora di più. Anche perché il limite della passata stagione fu anche mentale, ovvero la capacità dei giocatori di suicidarsi staccando improvvisamente la spina alle prime difficoltà e ai primi veri obiettivi sfumati.

Skriniar e Borja, buona la prima. Icardi e Perisic, sempre loro

Aveva già stupito tutti in precampionato, ma lo slovaccone arrivato tra lo stupore e i pregiudizi di tutti per affiancare Miranda ha spazzato via anche gli ultimi dubbi di chi l’ha visto giocare dal vivo a San Siro. Skriniar è un signor difensore: tosto, duro e dal fisico granitico. Ha vinto tutti i duelli, di testa ma anche con anticipi intelligenti senza mai commetere fallo. Con Miranda, insomma, una coppia perfetta. Molto bene anche gli altri due debuttanti, Vecino e Borja Valero. L’uruguaiano, preferito a Gagliardini, ha recuperato un’infinità di palloni sporcando spesso le traiettorie delle ripartenze Viola trasformandole a sua volta in contropiedi repentini per Candreva e Perisic. Lo spagnolo, 33 anni, è un giocatore di un’altra categoria: un semplificatore, tutto sembra più semplice con lui in mezzo al campo, e anche i suoi compagni sono molto più sereni. Non è un caso che uscito lui l’Inter sia andata in affanno, fino all’ingresso di Joao Mario che comunque ha impiegato un po’ per prendere in mano le chiavi del centrocampo nerazzurro. Poi ci sono Icardi e Perisic, di una categoria superiore. Il croato è una forza della natura per forza e corsa, micidiale in avanti e prezioso nei ripiegamenti. Per Icardi i numeri parlano da soli, ma la cattiveria con cui si butta di testa sul quell'assist - guarda caso proprio del croato - per il 2-0 è da copertina. Una forza della natura.

Le solite, e conosciute, note dolenti...

Ma non si può far finta che il 3-0 sia scivolato via senza problemi. Anzi. Prima di tutto l’avversario: non ce ne voglia Pioli, ottimo tecnico, accolto benissimo dai suoi ex tifosi, che però si è visto assemblare una squadra praticamente tutta nuova nelle ultimisse settimane, e dunque la Fiorentina non può ancora essere un test troppo indicativo. Spalletti dovrà accelerare necessariamente l’inserimento di Dalbert, perché anche ieri sera Nagatomo è apparso come il vero punto debole di questa squadra. Spesso saltato, errori banali in appoggio, nonostante un buon avvio di primo tempo (suo il lancio per il rigore di Icardi, suo un assist divorato in corsa dal dischetto da Vecino, ndr). Troppo poco. Così come rischiano di essere troppo pochi i gol che segneranno gli altri, e per altri s’intendono tutti coloro che non si chiamano Perisic e Icardi. Già, perché come l’anno scorso la sensazione è che alla fine o segnano loro due o l’Inter fa veramente fatica a portare altri uomini nel tabellino marcatori. Anche per questo Sabatini a luglio aveva parlato di “esterni con caratteristiche diverse, coi gol nei piedi visto che è stato un problema l’anno scorso”. Problema che però è stato snobbato fino ad ora sul mercato. Arriveranno sicuramente due centrali difensivi nuovi, per fare panchina, ma la sensazione è che per correre veramente verso l’Europa che conta, l’Inter abbia bisogno di una più che valida alternativa a quel gran lavoratore di Candreva, magari un mancino capace di arrivare anche a 10 gol stagionali. Per questo Schick – anche se non è esattamente il suo ruolo – potrebbe essere l’uomo giusto, come lo potrebbe essere quel Berardi da sempre inseguito da Ausilio, ma che come ogni stagione resta a Sassuolo. Niente top player, giocatori funzionali. O normali, come piacciono a Spalletti insomma...

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