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Milan: ombre sulla cessione di Berlusconi a Li, ma poi la Procura smentisce tutto

Milan: ombre sulla cessione di Berlusconi a Li, ma poi la Procura smentisce tutto

Il 13/01/2018 alle 12:45Aggiornato Il 13/01/2018 alle 16:58

Prima la clamorosa indiscrezione del quotidiano La Stampa, secondo il quale la Procura di Milano avrebbe aperto un'inchiesta sulla vendita del club rossonero da parte di Silvio Berlusconi all'imprenditore cinese Yonghong Li e ci sarebbe stato riciclaggio di denaro. Poi, per bocca del Procuratore capo Francesco Greco ai microfoni dell'Ansa, la smentita.

Una cessione gonfiata, flussi finanziari da Hong Kong, una strategia per far rientrare in Italia una cifra molto sostanziosa. È questa l’ipotesi che riporta la Stampa, secondo la quale sono partite una serie di verifiche per accertare la reale provenienza del denaro con cui la società Milan, per 31 anni nelle mani di Silvio Berlusconi, è passata nell’aprile scorso per 740 milioni di euro all’imprenditore cinese Yonghong Li.

È la Procura di Milano che indaga sulla regolarità di questa vendita dando seguito a mesi di perplessità e inchieste giornalistiche. I pm, a partire dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, stanno scandagliando ogni aspetto di questa vicenda, compresa l’ipotesi di riciclaggio di denaro da parte di Berlusconi, notizia che emerge (sarà un caso?) proprio in periodo di campagna elettorale.

Silvio Berlusconi e Mr. Bee - Milan 2015

Silvio Berlusconi e Mr. Bee - Milan 2015LaPresse

Il passaggio di consegne dalla storica presidenza ai nuovi proprietari cinesi è stato un iter particolarmente lungo e complicato. L’avvocato storico dell’ex Cavaliere, Niccolò Ghedini, aveva consegnare in Procura i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese parlando di “lecita provenienza di fondi”. Le nuove indagini svelerebbero l’esatto contrario risalendo ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong. La cifra ufficializzata nell’aprile scorso è 740 milioni di euro, pagati in due tranche e con la copertura dei debiti.

Serie A 2017/18, Milan, Yonghong Li

Serie A 2017/18, Milan, Yonghong LiGetty Images

Il primo a candidarsi era stato lo sconosciuto broker thailandese, Bee Taechaubol, mettendo sul piatto ben 960 milioni da versare nelle casse Fininvest. Di mese in mese, però, la trattativa è tramontata dopo due anni di annunci roboanti e presentazioni in alberghi di lusso di Milano: l’advisor che seguiva il broker nella trattativa, la società finanziaria ticinese, Tax&Finance, era finita – ricorda sempre la Stampa - nel mirino di un’inchiesta milanese per una frode fiscale, un socio fondatore era finito in carcere e nelle carte della Finanza compariva anche il nome di "Mr Bee".

Bee, sparito dalla scena per motivazioni mai troppo chiare, aveva dunque lasciato il posto a Yonghong Li, protagonista di una campagna acquisti faraonica. Nel novembre scorso, un’inchiesta del ‘New York Times’ faceva nutrire, però, grandi perplessità: “Li sconosciuto sia in Italia che in Cina”, “Le presunte attività estrattive della Guizhou Fuquan Group - società di riferimento del finanziere cinese - non avrebbero avuto questo lustro che veniva invece trionfalmente annunciato. Li non risulta nemmeno tra gli uomini cinesi più importanti e ricchi”, si leggeva sulle colonne del quotidiano della Grande Mela. E oggi un’altra puntata destinata ad alimentare l'ennesima bufera.

La successiva smentita della Procura di Milano tramite Francesco Greco

"Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell'A.C. Milan": lo ha dichiarato il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, ai microfoni dell'Ansa. Greco ha spiegato che sulla vendita del Milan, passato nell'aprile 2017 da Silvio Berlusconi all'imprenditore cinese Yonghong Li, "al momento non esiste alcun fascicolo".

E dunque, al momento, l'indiscrezione de La Stampa, è completamente smentita dagli organi giudiziari ufficiali.

Ghedini: "Notizia totalmente inventata"

"Il giornalismo d'inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti. Ancora una volta un giornale con una precisa connotazione politica e imprenditoriale aggredisce il presidente Berlusconi con una notizia totalmente inventata". È quanto dichiara l'avvocato Niccolò Ghedini.

"E ciò che è ancor più grave - sottolinea Ghedini - è rappresentato dal fatto che nella serata di ieri eravamo stati avvisati che la notizia, falsa, sarebbe stata pubblicata sul quotidiano La Stampa. Immediatamente avvertimmo il direttore del quotidiano e uno dei giornalisti della totale infondatezza, inverosimiglianza e falsità dell’assunto. Nonostante ciò la pubblicazione è avvenuta. La netta e chiara smentita dell’esistenza di qualsiasi indagine, in particolare nei confronti del presidente Berlusconi, da parte della Procura della Repubblica di Milano, che ringrazio per la tempestività della comunicazione in merito, non fa che confermare la già palese falsità della notizia. È evidente dunque la pervicace volontà diffamatoria che non può che avere ragioni correlate all’intenzione di interferire nell’imminente competizione elettorale. Saranno ovviamente esperite tutte le azioni del caso".

La Stampa: "Confermiamo tutto, indagine appresa da due fonti distinte"

"Il quotidiano la Stampa, in merito alla vicenda della vendita del Milan, ribadisce di aver svolto opportuni controlli circa l'esistenza di un'indagine sull'operazione, di cui è venuta a conoscenza da due fonti distinte, e pertanto conferma quanto scritto", si legge in una nota diffusa dalla Direzione del quotidiano di Torino.

Marina Berlusconi: "Falsificazione che dura da vent'anni"

"Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico e per chi di questi metodi da vent’anni è ostinato protagonista. La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili due quotidiani controllati dal gruppo De Benedetti, 'La Stampa' e 'Il Secolo XIX', lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità". Lo dice Marina Berlusconi, presidente Fininvest, in una nota. "In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan, la Fininvest si è comportata con la massima trasparenza e correttezza, come conferma la stessa Procura della Repubblica di Milano, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale", aggiunge."L’uscita dei due quotidiani, in piena campagna elettorale, l?enorme spazio e i toni riservati ad una notizia che era già stata segnalata come falsa e che falsa è stata confermata dalla Procura della Repubblica, non lasciano dubbi sulle reali intenzioni di questa operazione - sottolinea Marina Berlusconi - Condotta peraltro, sarà un caso?, proprio nei giorni in cui Carlo De Benedetti è sulle prime pagine per presunte vicende di insider trading. 'La Stampa' e il 'Secolo XIX' stamane hanno davvero scritto una pessima pagina di giornalismo. Un giornalismo che, impegnato nella sacrosanta guerra contro le fake news, non merita di vedere la propria autorevolezza mortificata da chi, in redazione, utilizza notizie false per logiche di parte. L’antiberlusconismo acceca ancora fino a questo punto?", conclude.

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