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Roma, una tegola sul nuovo stadio: nove arresti fra cui il costruttore. Stop al progetto?

Roma, una tegola sul nuovo stadio: nove arresti fra cui il costruttore. Stop al progetto?
Di LaPresse

Il 13/06/2018 alle 10:46Aggiornato Il 13/06/2018 alle 14:50

Sono nove in tutto le persone colpite da misure cautelari, sei in stato d'arresto e tre ai domiciliari: l’accusa degli inquirenti è associazione a delinquere finalizzata a corruzioni per la realizzazione dello stadio di Tor di Valle. Fra gli imprenditori e i politici coinvolti ci sono il costruttore (Luca Parnasi), il presidente di Acea (Luca Lanzalone) e il vicepresidente del consiglio Regionale.

La città eterna ha avuto migliori albe perché quella di oggi riporta una triste notizia sui quotidiani della capitale. Nell'ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma, sono state arrestate nove persone fra cui il costruttore, il presidente di Acea e il vicepresidente del consiglio Regionale. L'ipotesi investigativa è quella dell'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo. L'inchiesta nasce da una prosecuzione di quella sulla corruzione di Raffaele Marra, ex collaboratore della sindaca. Di lì gli inquirenti sono partiti con intercettazioni e verifiche capillari sulla procedura per il progetto dello stadio presentato dal gruppo Parnasi a partire dal 2017.

Le persone arrestate: politici e imprenditori

Le persone arrestate: Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello Stadio; (ai domiciliari) Luca Lanzalone presidente Acea; Adriano Palozzi vicepresidente del Consiglio Regionale. Gli altri indagati sono consiglieri regionali che avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità come l’assunzione di amici e parenti. Gli indagati provengono da diverse parti politiche e sono stati arrestati stamattina all’alba dai Carabinieri del nucleo investigativo e c'è anche Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia ed ex-assessore della giunta Alemanno, tra gli indagati nell'ambito dell'inchiesta della procura.

I reati contestati ai 16 indagati

Associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, frodi fiscali, finanziamenti illeciti. Questi i reati contestati, a vario titolo, alle nove persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo Stadio della Roma nella quale sono complessivamente indagati in 16. L'indagine nasce da una prosecuzione di quella sulla corruzione di Raffaele Marra, ex collaboratore della sindaca di Roma Virginia Raggi, non coinvolta dal procedimento. Di lì gli inquirenti sono partiti con intercettazioni e verifiche capillari sulla procedura per il progetto dello stadio presentato dal gruppo Parnasi. I reati contestati sono tutti riferiti al 2017.

Progetto verso un clamoroso stop?

Il progetto, come riporta Repubblica, potrebbe ora bloccarsi proprio sul più belllo gelando così un investimento da almeno un miliardo di euro. E dire che il sindaco Raggi nei giorni scorsi si era detta fiduciosa ("i lavori cominceranno entro fine anno"), ora però sul futuro dell'impianto di Tor di Valle, anche la prima cittadina delal Capitale sembra aver cambiato inevitabilmente idea: "Se è tutto regolare, spero che il progetto andrà avanti. Chi ha sbagliato pagherà, noi stiamo dalla parte della legalità". Parole consegnate ai giornalisti della stampa estera dopo l'arresto, tra gli altri, del presidente di Acea Luca Lanzalone.

Corruzione, assunzioni e soldi

Denaro, consulenze fittizie, assunzioni e aiuti per trovare case ed uffici. Con promesse di questo genere il gruppo di Luca Parnasi si assicurava che il progetto dello stadio della Roma proseguisse senza intoppi il proprio iter tra Comune e Regione. Secondo la procura il gruppo dell'imprenditore finito in manette stamani, avrebbe così tentato di 'oliare' i vari passaggi dal 2017 in poi. L'avvocato Luca Lanzalone (arresti domiciliari) che segue per la giunta Raggi tutta la mediazione per arrivare al nuovo progetto riceve promessa di incarichi del valore di 100mila euro per il suo studio legale. A Michele Civita (arresti domiciliari), consigliere regionale ed ex assessore nelle giunte Zingaretti prima alla Provincia e poi alla Regione, viene promessa l'assunzione del figlio in una società del gruppo Parnasi. Adriano Palozzi (arresti domiciliari), di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio Regionale, arrivano 25mila euro attraverso una fattura per operazioni inesistenti.

Le parole del procuratore

"L'AS Roma non c'entra nulla con l'inchiesta": è la prima doverosa precisazione del procuratore aggiunto Paolo Ielo sull'indagine che ha portato a 9 arresti. "Gli atti del Comune non sono parte del procedimento", sottolineando che Virginia Raggi "non c'entra nulla con l'indagine". Tra le persone finite in manette Luca Lanzalone (arresti domiciliari), che ha seguito per la giunta Raggi tutta la mediazione per arrivare al nuovo progetto. Sedici complessivamente gli indagati, tra i quali il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara. Il capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara (indagato) avrebbe ottenuto da Luca Parnasi la promessa di un progetto di restyling di una parte del Lungomare di Ostia. A Davide Bordoni (indagato) capogruppo in Comune di Forza Italia ed ex assessore dell'era Alemanno, viene attribuita la promessa di somme non bene quantificate.

Pallotta: "Non sono preoccupato per lo stadio"

"Non sono preoccupato per le cose di questa mattina, non riguardano la Roma". È quanto ha commentato, all'uscita dell'Hotel de Russie, James Pallotta, presidente del club giallorosso, a proposito degli arresti nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma. "La Roma non c’entra nulla e tutto ciò non avrà alcuna influenza sullo stadio. Non vedo perché debbano esserci ritardi, visto che la Roma non ha fatto niente di male. Se si ferma il progetto? Allora dovrete venirmi a trovare a Boston!", ha aggiunto il presidente parlando alle emittenti romaniste locali.

I Verdi: "Avevamo già denunciato i vizi"

"Noi Verdi abbiamo sempre detto che i vizi amministrativi del progetto Tor di Valle erano gravi e numerosi, presentando già nel 2014 un dossier. Ora, purtroppo, riusciamo a farci un'idea del perché tutti gli uffici coinvolti hanno sistematicamente ignorato le nostre critiche e quelle dei comitati di cittadini e delle associazioni ambientaliste: qualcuno ha dato l'ordine di andare avanti ad ogni costo, economico, sociale e ambientale". Scrivono in una nota i coportavoce dei Verdi di Roma Guglielmo Calcerano e Silvana Meli, che proseguono: "I destinatari degli ordini di arresto emessi dalla magistratura sono multipartisan, ma su tutti spicca il nome dell'avvocato Lanzalone, mediatore dell'operazione Tor di Valle e poi fortemente voluto dalla Giunta Raggi ai vertici di Acea. La Sindaca ci spieghi, come può augurarsi ancora, nonostante tutto, che il progetto vada avanti? Dov'è finita l'onestà?"

I Verdi: "Una speculazione vergognosa"

"La Raggi ci spieghi stavolta dove sta il complotto, se dal lato di chi da sempre denuncia la follia di costruire un nuovo quartiere in area a rischio idrogeologico, in variante al PRG, senza adeguati collegamenti, scontando il silenzio dei media o vere e proprie epurazioni, come nel caso dell'ex-assessore Berdini e della consigliera Grancio, oppure se il complotto sta dal lato di chi, con il mero pretesto della costruzione dello stadio, ha portato avanti una speculazione immobiliare vergognosa, in una città che non ha bisogno di altro cemento o altri centri commerciali, ma di servizi che funzionino?" Concludono Calcerano e Meli.

Quando Milano disse no a Parnasi

"Siamo andati a parlare con l'assessore Maran e gli abbiamo proposto un appartamento, ma lui ha risposto di no dicendo che lui 'non voleva prendere per il culo chi lo ha votato'. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano", così gli uomini di Parnasi parlavano di un tentativo fallito di corrompere Pierfrancesco Maran, allora assessore all'Urbanistica del Comune di Milano nella giunta di Giuliano Pisapia. Il dialogo è riportato nell'ordinanza che ha portato oggi a 9 arresti.

La gip: "Una corruzione sistemica"

Una corruzione "sistemica" quella del gruppo Parnasi secondo quanto si legge nell'ordine di arresto dell'imprenditore. "Ciò che è emerso con assoluta evidenza nel corso dell'indagine, è proprio l'ordinario e non certo eccezionale ricorso a tali illecite condotte, essi integrano il modus operandi di regola utilizzato nello svolgimento dell'attività di impresa e vengono 'ab initio' considerate quali strategie indispensabili per la realizzazione di qualsivoglia progetto", aggiunge la gip Maria Paola Tomaselli nell'ordinanza che ha portato a nove arresti nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. "La corruzione, l'illecito finanziamento dei partiti l'illecita intermediazione - si legge negli atti - rappresentano l'epilogo di condotte di avvicinamento della parte pubblica ritenute dal Parnasi e dai sodali strumenti indispensabili per la realizzazione degli interessi del gruppo imprenditoriale nel quale tutti operano".

Fassina: "Una giornata triste per Roma"

Un’altra giornata triste per Roma. Stavolta è il progetto stadio per la Roma. Per noi, si è colpevoli soltanto dopo condanna definitiva. Tuttavia, le indagini in corso vertono sui nodi che abbiamo individuato da subito: la seconda versione del progetto nasceva viziata sia sul piano delle procedure urbanistiche adottate, sia sul piano dell’interesse della città, ancora una volta sacrificato a interessi particolari, finanziari e immobiliari. Lo scambio abbattimento delle cubature, minori infrastrutture a carico dei privati, 100 milioni di euro dal bilancio dello Stato impegnati dal Governo Gentiloni e, infine, il tempestivo emendamento del Pd in Parlamento per consentire fino al 20% di edilizia residenziale nelle strutture adiacenti agli stadi, hanno definito un pacchetto squilibrato a drammatico svantaggio dell’interesse pubblico. È un punto politico, non giudiziario". Così in una nota Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma, deputato LeU.

A febbraio scorso con la collega Cristina Grancio, coraggiosamente uscita dal Gruppo Capitolino M5S proprio sulla questione stadio, abbiamo depositato due interrogazioni all'assessore Montuori su procedure urbanistiche violate e sulla opaca catena societaria di James Pallotta, titolare della proprietà del business park nel quale lo stadio è inserito. Nonostante le sollecitazioni, nessuna risposta. Dato il coinvolgimento diretto del Campidoglio nelle indagini e i capisaldi dell’opera in discussione, chiediamo alla Sindaca Raggi di venire al più presto in aula Giulio Cesare a dire alla città cosa intende fare sul progetto a Tor di Valle".

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