LaPresse

Bernardeschi: "Ho rischiato di non giocare per un problema al cuore. Astori è sempre con me"

Bernardeschi: "Ho rischiato di non giocare per un problema al cuore. Astori è sempre con me"

Il 19/01/2019 alle 16:47Aggiornato Il 19/01/2019 alle 16:51

Dal nostro partner Agenti Anonimi

Un grande inizio di stagione, poi una serie di problemi fisici e un 2019 iniziato con un gol in Coppa Italia e la vittoria della Supercoppa Italiana (entrato a 5’ dalla fine): Federico Bernardeschi è pienamente recuperato ed è pronto a ritagliarsi nuovamente spazio all’interno di una Juventus che punta a vincere tutto.

Bernardeschi ha rivelato come la sua carriera poteva essere stroncata sul nascere a causa di un problema cardiaco. L’ex Fiorentina si è ‘confessato’ a The Players Tribune parlando degli inizi, la chiamata della Juventus e il ricordo di Astori.

" A 16 anni, appena passato dall’Empoli alla Fiorentina, durante un controllo di routine mi dissero che qualcosa non andava e scoprirono che avevo il cuore allargato. Non sapevano quanto poteva essere grave e avrei anche potuto smettere di giocare. Mi dissero che mi dovevano monitorare e che avrei dovuto restare fermo per 6 mesi"
" Sono stati i 6 mesi più difficili della mia vita, vivevo da solo a Firenze, i miei lavoravano a Carrara, non avevo niente da fare e pensavo solo a questo. Non potevo crederci, ma mia madre mi calmò. Per fortuna grazie a dei cambiamenti nella dieta e ad un farmaco si è risolto. Ho capito quanto ero e sono fortunato ad essere nella posizione in cui mi trovo ed anche quanto può essere fragile l’uomo. Il debutto in Serie A o con la maglia della Nazionale sono state cose che grazie a quello che mi è successo ho imparato a vivere con pienezza"

La famiglia è stata importantissima per mantenersi concentrato e non perdere la speranza...

" Veniva a prendermi a scuola ogni giorno 45 minuti prima della fine. Mi dava un contenitore con della pasta riscaldata buonissima, e andavamo verso sud lungo il Mar Ligure nella nostra grigia Opel Vectra, fino a Ponzano, dove mi allenavo. Mi cambiavo in macchina e correvo a fare allenamento. Dopo due ore di allenamento tornavamo indietro e arrivavamo a casa non prima delle 22.30. Questo 4 giorni a settimana per anni. Ne è valsa la pena perché poi passai alla Fiorentina. E mia madre è rimasta con me durante ogni passo del mio viaggio"

Una persona importantissima per la sua crescita? L’ex allenatore Paulo Sousa

" Non lo dimenticherò mai. Mi ha detto che ero un talento incredibile, ma per diventare un campione, dovevo investire in me stesso. Tutto quello che fai, dentro o fuori dal campo, deve essere mirato a vincere. Così i giocatori veramente grandi arrivano dove sono"

Poi il ricordo di Astori

" Era nato per essere un leader. Mi prendeva da parte prima di allenarmi, ci riscaldavamo e mi dava qualche suggerimento qua e là. Durante i viaggi, passavamo notti insieme guardando altri giochi o vecchi film. Era la prima persona a venire ad abbracciarmi quando segnavo. Ogni volta che cerco di non pensare ai miei problemi cardiaci, la sua morte è un duro promemoria. Gli ho parlato prima che me ne andassi alla Juve. Lui capì, ma non è stato facile…"
" Qualche settimana dopo la sua morte, ho tatuato il suo numero accanto all’Ave Maria che ho sul braccio destro. Ora, ovunque io vada, lui è con me, per sempre"

Andare alla Juventus? La scelta giusta...

" Sono incredibilmente orgoglioso di essere alla Juventus. Ogni cliché sulla Juve e sulla cultura della vittoria è vero! Dall’allenatore al fisioterapista, al personale della cucina, vogliono solo vincere. Questo è tutto. È un’ossessione. Ed è così anche per me adesso. Quando vedo la maglia della Juve penso al marmo della mia città, il nero, il bianco.. È tutto lì. E mi ha portato così lontano"

Video - Allegri: "Felice per Bernardeschi: è tornato quello di inizio stagione"

02:01
0
0