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Caso Juventus: il vero nodo è Agnelli, non Allegri

Caso Juventus: il vero nodo è Agnelli, non Allegri

Il 17/05/2019 alle 07:39Aggiornato Il 17/05/2019 alle 08:04

Al netto della modesta concorrenza in italia, auguro a tutti di "fallire" come ha fatto Allegri, con tutti i titoli che ha vinto: Agnelli è impantanato sulla Superlega e il compromesso sarebbe la soluzione peggiore.

Secondo Julio Velasco, l’uomo che cambiò la pallavolo italiana, «un allenatore non è altro che la propria squadra». Bella frase. Tradotta in calcese: Massimilano Allegri non è altro che la sua Juventus, e fin qui ci siamo. Ma attenzione: non è altro che la sua Juventus perché la rosa non gli ha permesso un diverso stile di calcio o perché lui non l’ha permesso alla rosa?

In carica dall’estate del 2014, ha vinto cinque scudetti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe e perso due finali di Champions contro una squadra di marziani, il Barcellona, e una squadra con un marziano (il Real). Al netto della modesta concorrenza domestica, auguro a tutti di fallire come ha fallito Allegri. Eppure persino il sottoscritto, ammesso che interessi, sarebbe favorevole a un cambio, a una svolta. Sul piano del logorio cinque anni, nel Duemila, valgono i dieci del Trap nel Novecento.

Se non Guardiola, Gasperini. Non c’entra l’esigenza, ridicola, di un capro espiatorio. C’entra, se mai, il desiderio di una inversione radicale, tendenza che il concetto sabaudo di fabbrica ha spesso respinto. Allegri è un gestore che ha spaccato il mondo Juve più ancora del tifo neutro, più sensibile all’operazione Cristiano Ronaldo, alle ingenti spese che l’hanno scortata, ai sacrifici tattici (Dybala), a un bottino tutt’altro che «galattico» (l’ennesimo scudettino, l’ennesima supercoppetta, niente Champions, niente Coppa Italia; e «appena» 21 gol)).

Il vero nodo non è Allegri, è Agnelli. Tutti ‘sti summit, tutte ’ste penultime cene: Andrea si è impantanato in questo cavolo di Superlega, uno strano conflitto di interessi a rovescio, visto che i campionati nazionali (che vorrebbe rimpicciolire) sono gli unici safari praticabili dal suo club. Non solo: si è opposto al ritorno di Conte, non può spendere più di tanto, e Allegri guadagna sette milioni e mezzo netti a stagione (scadenza, il 2020).

Per Nedved e Paratici, l’organico basta e avanza. Per il tecnico, non più. Il pericolo è che venga confermato per penuria di alternative e/o per il costo del divorzio. Sarebbe la soluzione peggiore. Sul fronte mercato, arrivo di Ramsey a parte, leggo di illustri bocciati: Cancelo, Douglas Costa, Dybala. Se è per far cassa o per scambi, passi; ma se è per gusti...

Mai dimenticarsi che Cristiano ha 34 anni e mezzo. Che il reparto più bisognoso di interventi rimane il centrocampo. Che Mandzukic e Khedira, ai quali è stato allungato il contratto, sono pure loro ultratrentenni (e cagionevoli di salute, soprattutto il tedesco). E che, sullo sfondo, balla sempre un certo Higuain.

Non c’è più Marotta, non c’è più (sembra) fiducia totale nel tecnico del quinquennio. Magari non ho capito niente; magari si aspetta la fine del campionato (a proposito: si parla anche di Simone Inzaghi); magari si sta cercando un’intesa economica - sia che continui, sia che vada - resta il fatto che la fumata bianca, in passato automatica, questa volta tarda e rischia di essere grigia.

Ricapitolando: abbasso i compromessi. Il vostro pensiero?

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