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Come cambia la VAR nella Serie A 2018-2019: una grande conquista ma anche qualche incognita

Come cambia la VAR nella Serie A 2018-2019: una grande conquista ma anche qualche incognita

Il 27/07/2018 alle 12:07Aggiornato Il 27/07/2018 alle 12:16

Le certezze sul fuorigioco, un protocollo ancora più vincolante con tutto ciò che ne consegue e le zone d'ombra rimaste irrisolte: scopriamo cosa ci attende e come agirà la tecnologia nella prossima stagione.

" Migliorare è quello che ci aspettiamo tutti, abbiamo un'esperienza annuale alle spalle che ci ha insegnato molto e già durante la stagione passata abbiamo provato ad alzare l'asticella contribuendo anche alla riuscita del Mondiale. Puntiamo da subito a un livello alto, vogliamo portare il calcio a un livello di giustizia totale: non ci sarà mai, ma abituiamoci a correzioni evidenti [Nicola Rizzoli, designatore della CAN A]"

Le parole di Nicola Rizzoli ai microfoni di Sky Sport, in occasione del classico appuntamento con il calendario di Serie A, non mostrano solo buoni propositi, ma anticipano cosa ci attende nella stagione 2018-2019, al via con gli anticipi di sabato 18 agosto. In quell’aggettivo, “evidenti”, risiede una modifica fondamentale ma vediamo con ordine cosa ci aspetta e cosa cambia rispetto all’annata che si è conclusa due mesi fa, la prima con la tecnologia protagonista in Italia in pianta stabile.

Un passo indietro

Su queste pagine abbiamo spesso fatto notare che il protocollo VAR genera confusione nella sua formulazione e nello specifico che l’aggettivo chiari abbinato a errori induce spesso a oggettive difficoltà d’intervento. Gli errori sono errori e definirne uno lampante e un altro normale, e quindi in qualche modo accettabile e non passibile di revisione, è pur sempre discrezionale. Le nuove modifiche non aiuteranno a risolvere la questione perché gli addetti VAR potranno intervenire nella prossima stagione solo in caso di “clear and obvious error”, cioè di errore chiaro ed evidente. Ancora più stringente, ancora più vincolante. Su episodi al limite, al confine tra oggettività e soggettività, farà fede la scelta del campo mentre la tecnologia presterà soccorso al direttore di gara solo quando ci sarà un abbaglio macroscopico. Insomma, questo può essere inteso tranquillamente come un passo indietro che ripristina la centralità del primo arbitro a scapito di una riduzione degli errori. Ad esempio, nelle aree di rigore ci sarà meno interferenza da parte degli addetti VAR contrariamente a quanto abbiamo visto all’inizio dello scorso campionato in cui fioccavano rigori. Quale sarà il compito dei vertici arbitrali? Stabilire il confine tra decisioni soggettive e oggettive per chiarire quale sia il campo d’intervento della tecnologia. Auguri.

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Una grande conquista

Passiamo ora alle note liete. Non avremo più dubbi sul fuorigioco e non è cosa di poco conto. Abbiamo visto ai Mondiali – in particolare in finale in occasione dell’autorete di Mandzukic – che sul fuorigioco è stata messa a disposizione della classe arbitrale una tecnologia tridimensionale, un software con la proiezione dall’alto verso il basso di qualsiasi parte del corpo non aderente al terreno di gioco. In sostanza, oltre alle consuete linee che siamo abituati a vedere nei replay per rilevare una posizione irregolare per un piede leggermente avanti, godremo della stessa certezza anche per tutte le parti del corpo con cui si può segnare e dunque inerenti all’off-side (testa, spalle, ginocchia, ecc…).

Cosa resta invariato

I canonici quattro casi resteranno invariati: gol, rigore, espulsione diretta e scambio di persona. Sul doppio giallo, nonostante il tentativo di richiesta da parte di Collina e Rizzoli, non ci sarà nessuna modifica dunque non si potrà intervenire con la VAR. L’IFAB, in questo caso, motiva il rifiuto in maniera logica e condivisibile: se la tecnologia dovesse analizzare i secondi gialli, per poter decretare un’espulsione bisognerebbe recuperare anche tutte le prime ammonizioni causando inevitabili perdite di tempo. Anche sui falli di mano non vedremo cambiamenti con tutte le difficoltà e i limiti umani che già conosciamo: sono stati introdotti dei parametri per facilitare il compito degli arbitri, ma arrivare a un verdetto unanime non è possibile. Il rigore decretato ai danni di Perisic nella finale Francia-Croazia è stato uno spot di questa eterna battaglia senza soluzione.

Ivan Perisic

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Riguardo alla possibilità di usare un’unica sede centralizzata (VOR) sul modello di Russia 2018, come aveva lasciato intendere anche il presidente dell’AIA Nicchi (a Milano o Firenze), bisognerà aspettare almeno un’altra stagione. Sarebbe utile per ridurre i costi e avere il massimo dell’efficienza tecnologica rispetto a tutte le sale VAR dislocate sul territorio. Infine, un’altra marginale rivisitazione che fa sorridere: era stato intimato, prima dell’inizio dello scorso campionato, che i giocatori colpevoli di aver chiesto all’arbitro l’intervento della VAR sarebbero stati ammoniti e allo stesso modo i dirigenti che avrebbero dovuto subire l’allontanamento dal terreno di gioco. Una regola mai applicata. Per salvarsi in corner l’IFAB ha pensato bene di modificarla introducendo la sanzione solo in caso di insistenza nella richiesta. La morale è che tutti si sentiranno autorizzati a disegnare rettangoli in aria. Un discreto autogol.

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