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De Rossi e l'azzardo della Roma: consegnare una squadra senza leader al nuovo tecnico

De Rossi e l'azzardo della Roma: consegnare una squadra senza leader al nuovo tecnico

Il 15/05/2019 alle 15:36Aggiornato Il 15/05/2019 alle 16:10

Dopo la diaspora della scorsa estate l'ultimo grande leader carismatico della Roma ha lasciato: una mossa azzardata per la Roma, per quanto ammainare sia sempre un'operazione complicata e antipopolare.

De Rossi ai Raggi X

  • Presente totali: 614
  • Gol: 63
  • Trofei: Coppa Italia (2), Supercoppa Italiana

Il discorso di DDR

Quello che si è presentato ai microfoni in conferenza stampa seguita alla Decision è stato un De Rossi lucidissimo: innamorato della Roma e dunque per nulla rancoroso, ma al contempo onesto intellettualmente e soprattutto privo di peli sulla lingua. “Io volevo giocare, loro no: se fossi stato dirigente mi sarei confermato. E poi da dirigente si incide poco, non me ne voglia Totti”, ha sottolineato con sorriso agrodolce spiegando il gran rifiuto alla proposta della Roma di affidargli una scrivania a partire dalla prossima estate. Secondo l’edizione odierna del Corriere dello Sport il presidente James Pallotta avrebbe addirittura proposto in extremis un contratto a gettone (come calciatore) a De Rossi nella serata di martedì, dunque a margine della conferenza stampa; offerta a quanto risulta rispedita al mittente dal calciatore. Insomma, ormai la frittata era stata combinata da Pallotta e Baldissoni.

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Roma senza leader (e recidiva)

Al netto della qualificazione (o meno) alla prossima Champions la stagione della Roma è stata al di sotto delle aspettative: la macchia più grande della scorsa estata è stata quella di essersi privata in un colpo solo della maggior parte dei leader della squadra. Una lezione evidentemente non del tutto metabolizzata, visto che si è di fatto accompagnato alla porta l’ultimo grande leader dello spogliatoio, uno che da quel punto di vista avrebbe inciso eccome e fatto da chioccia per i giovani. Non è un caso che la tifoseria si in subbuglio e in questo contesto da “polveriera” l’inserimento del nuovo tecnico – sia Gasperini o Sarrinon sarà affatto agevole in una piazza ormai in aperta contestazione con la dirigenza.

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Le ragioni della società

Ammainare una bandiera non è mai facile e la storia, soprattutto quella recente, insegna che “come fai, sbagli”. Il caso di Daniele De Rossi è se possibile ancor più spinoso, perché il giocatore percepisce un ingaggio cospicuo ma nelle ultime stagioni deve convivere con una serie nutrita di guai fisici (solo 18 presenze da titolare tra Serie A e Champions quest’anno). A cifre ragionevoli tuttavia il De Rossi calciatore sarebbe stato una garanzia tecnica oltreché in termine di leadership: quando scende in campo, infatti, sostanzialmente è una bussola per i compagni di squadra e un deterrente per gli avversari.

I guadagni di De Rossi

STAGIONE STIPENDIO LORDO STIPENDIO NETTO
2004/2005 1,85 1,00
2005/2006 2,96 1,60
2006/2007 3,5 1,89
2007/2008 3,5 1,89
2008/2009 7,2 3,89
2009/2010 7,6 4,11
2010/2011 8,1 4,38
2011/2012 8,1 4,38
2012/2013 10 5,41
2013/2014 10 5,41
2014/2015 10 5,41
2015/2016 10 5,41
2016/2017 10 5,41
2017/2018 5,55 3,00
2018/2019 5,55 3,00

Dati: Calcio e Finanza

La necessità di non perdersi di vista

L’esperienza di De Rossi alla Roma è ormai giunta al termine, ma per la società giallorossa sarebbe una beffa clamorosa se una volta appesi gli scarpini al chiodo il ragazzo di Ostia non effettuasse il suo apprendistato da allenatore in seno a Trigoria. Daniele De Rossi dopotutto ha tutto per diventare un grande allenatore: carisma da vendere, visione del gioco, dna (papà Alberto da anni dirige con maestria la Primavera della Roma) e volontà di studiare per apprendere i segreti del mestiere. L’epilogo non è stato sicuramente dei migliori, ma le strade potrebbero tornare a incrociarsi per vergare nuovi capitoli della saga di “Capitan Futuro”, vanto sempiterno della Roma.

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