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Il razzismo e la sospensione delle partite: i casi Koulibaly e Bakayoko, le norme vanno riscritte

Il razzismo e la sospensione delle partite: i casi Koulibaly e Bakayoko, le norme vanno riscritte

Il 26/04/2019 alle 16:25

Analisi di una delle più grandi piaghe del calcio italiano: da Inter-Napoli a Milan-Lazio ci sono degli aspetti regolamentari da chiarire. Proviamo a suggerire delle soluzioni per affrontare il razzismo, un male che si può debellare solo con pene severe.

L'ignoranza delle norme

Video - Ancelotti: "Inter-Napoli? L'arbitro ha sbagliato a non interrompere la gara come da protocollo UEFA"

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Un caso internazionale

Protocollo FIFA sul razzismo

Da dove nasce il caos

La giurisdizione sulla partita di Coppa Italia è della FIGC e lo stesso vale per quel celebre Inter-Napoli. Perché allora si continua a sindacare sull'operato degli italiani, dai responsabili dell'ordine pubblico agli arbitri, in tema di razzismo? E' come se non ci fosse uniformità e, in effetti, è così in un certo senso. Se, infatti, il regolamento contempla i passaggi che abbiamo imparato a conoscere - interruzione, giocatori raggruppati a centrocampo, avvisi al pubblico e decisione finale del responsabile dell'ordine pubblico - il protocollo FIFA recita che "l'arbitro può sospendere il match". Il punto, però, è che un direttore di gara non è assolutamente obbligato a farlo e che l'interruzione temporanea (che secondo la procedura FIFA è dunque una sua facoltà) si scontra con il regolamento che potete leggere nella sua versione italiana.

Razzismo - Regola 5 del regolamento giuoco calcio

Come si può migliorare

Insomma, dall'alto non si accontentano degli avvisi ma pretendono la sospensione delle gare contraddistinte da questi cori o buu razzisti, ma nella pratica noi abbiamo visto in questi anni solo Rocchi (2013), Irrati (2016) e Gavillucci (2018) sospendere in autonomia. Il non inizio, l'interruzione temporanea e la sospensione di una gara non possono comunque prolungarsi oltre i 45 minuti. A quel punto la partita sarà finita. Occorre sicuramente che ci sia più comunicazione tra arbitro e responsabile dell'ordine pubblico, ma anche che queste norme vengano riformulate con un'applicazione che non si presti a interpretazioni.

Claudio Gavillucci, Getty Images

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Cosa devono fare le società

A fine gennaio sono stati ridotti da tre a due gli episodi per snellire il processo: al primo le squadre andranno al centro del campo, mentre se si verificherà un secondo episodio le squadre si recheranno negli spogliatoi. Inoltre, in un'epoca in cui la tecnologia sta prendendo il sopravvento, urge farsi aiutare da essa per individuare i colpevoli e lasciarli fuori, per sempre, dagli stadi (la tanto agognata certezza della pena...). Attenzione, infine, alle strumentalizzazioni: se una società avrà operato immediatamente per rimuovere le scritte o far cessare i cori e, soprattutto, se gli altri sostenitori presenti avranno chiaramente manifestato la propria dissociazione dai comportamenti discriminatori, la società stessa potrà non rispondere degli atti discriminatori.

  • Adozione di modelli organizzativi di prevenzione
  • Cooperazione con le forze dell'ordine per prevenire o identificare i responsabili
  • Azione immediata per rimuovere la discriminazione
  • Dissociazione degli altri sostenitori
Tiemoue Bakayoko, Franck Kessié, Milan-Lazio, Semifinale di Coppa Italia, LaPresse

Tiemoue Bakayoko, Franck Kessié, Milan-Lazio, Semifinale di Coppa Italia, LaPresseLaPresse

Bakayoko vuole lasciare l'Italia?

Come se non bastasse, secondo quanto rivelato dal quotidiano La Repubblica, Tiemoué Bakayoko sarebbe rimasto colpito negativamente dai fatti avvenuti: sentimenti di dolore per essere stato offeso con cori razzisti, ululati e banane gonfiabili. Sembra che il mediano del Milan stia pensando seriamente di lasciare l'Italia. Un consiglio non richiesto? Non diamo queste soddisfazioni a certi personaggi.

Video - Gattuso: "Sono quello con più responsabilità. Cori razzisti? Spero l'arbitro non abbia sentito"

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