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La crisi del Milan: far capire ai giocatori che sotto esame sono loro

La crisi del Milan: far capire ai giocatori che sotto esame sono loro

Il 28/12/2018 alle 07:30Aggiornato Il 28/12/2018 alle 07:56

Che senso ha sostituire Gattuso proprio adesso? Spesso sono i giocatori a marciarci. Serve, oggi più che mai, la mano della società. Tanto per cominciare: non lasciare solo il tecnico.

Non è facile parlare di calcio dopo quello che è successo prima, durante e dopo Inter-Napoli, anche perché da noi sono cose già successe. Quando si piange un morto "da stadio", gli elzeviri non bastano: al di là delle leggi (che ci sono e andrebbero applicate). Ecco perché rilancio il mio piccolo piano Marshall: nel combattere il razzismo e le violenze, si parta da "noi" e non da "loro". Cioè: si cominci a fare pulizia in casa propria, prima di invocarla o pretenderla dagli altri. Nella speranza che i fiammiferi non li accendano i politici o, più in generale, i tesserati.

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Ciò premesso, vengo al tema assegnatomi. La crisi del Milan. Una crisi strana, decifrabile nei numeri e meno nella sostanza, perché non gli si chiedeva di battere il Real dei tempi d’oro ma, semplicemente, di resistere ad Atene e di segnare almeno un gol a Frosinone (con tutto il rispetto). Ricordo quello che si scrisse quando arrivarono Leonardo e Maldini: al Milan, finalmente, si torna a parlare di calcio. E Pirlo in persona, mica un abusivo, disse: "Il Milan è la squadra che gioca meglio". Sentito in tv, a ottobre o giù di lì.

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E Gattuso? Ne paragonarono lo stile sanguigno al "Dna" rossonero di paron Rocco, addirittura. Altro che Montella: Gattuso sì che incarna lo spirito del Milan. Eccetera eccetera. Morale: per ritrovare una striscia di quattro partite senza reti all’attivo, bisogna risalire al dicembre del 1984. Il problema è sempre lo stesso: da Higuain sfiorito a Calhanoglu imbrocchito, dagli infortuni (Biglia e Bonaventura su tutti) a una qualità media che molti hanno sopravvalutato. L’unica soluzione, per ora, rimane Donnarumma.

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Nella mia griglia, il Milan era quinto e oggi è sesto, a tre punti dalla zona Champions: non siamo poi così lontani dal reale valore, dagli obiettivi estivi. Gattuso le ha provate tutte, dal 4-3-3 al 4-4-2. Non capisco solo il cocciuto ostracismo a Montolivo, ma non frequentando Milanello mi astengo, vergin di servo encomio e di codardo oltraggio.

Riccardo Montolivo - Milan-Ludogorets Razgrad - Europa League 2018/2019 - Getty Images

Riccardo Montolivo - Milan-Ludogorets Razgrad - Europa League 2018/2019 - Getty ImagesGetty Images

Di ultima spiaggia in ultima spiaggia siamo così giunti a Milan-Spal di domani sera e all’ennesimo ultimatum. Si parla di Donadoni, in attesa di Wenger o Conte. Che senso ha sostituire Gattuso proprio adesso? Voce dal fondo: a Manchester, cacciato Mourinho, lo United si è rimesso a volare. La qual cosa non dà forza alla tesi "giustizionalista", ma proprio al fatto che, spesso, sono i giocatori a marciarci. Il caso Nainggolan, al netto del motivo scatenante, dovrebbe insegnare qualcosa, o no?

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Serve, oggi più che mai, la mano della società. Tocca a Gazidis, Leonardo e Maldini essere chiari, fermi; e, magari, duri. Tanto per cominciare: non lasciare solo il tecnico, non abbandonarlo alle onde dello spogliatoio. Tra poco riapre il mercato, le voci su Higuain hanno già cominciato a correre e a rincorrersi. Siamo alle solite: chi scrive, terrebbe entrambi (Gattuso e il Pipita). Voi?

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