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Le 5 verità che ci ha lasciato Juventus-Inter: Cancelo top player, Spalletti e un cambio folle

Le 5 verità che ci ha lasciato Juventus-Inter: Cancelo top player, Spalletti e un cambio folle

Il 08/12/2018 alle 08:15Aggiornato Il 08/12/2018 alle 08:58

I bianconeri si godono uno dei migliori esterni al mondo, ex rimpianto dai nerazzurri. Mandzukic sempre decisivo, Juventus forte anche con CR7 in serata no. L'Inter non ha demeritato, ma ha sprecato troppo. Non convincono le scelte di Spalletti

1) Joao Cancelo da ex a rimpianto: ora è un top player

L'Inter per questioni di fair play finanziario non è riuscita a riscattarlo in estate, dopo averlo preso in prestito dal Valencia. E la Juventus, come un avvoltoio, si è fiondata su questo esterno di 24 anni che aveva giá seguito nelle stagioni precedenti e che al suo primo anno di Serie A aveva giá ampiamente dimostrato le sue potenzialitá. 35 milioni (che con bonus arriveranno a 40) sull'unghia ed ecco Joao Cancelo. "Troppi per un difensore", qualcuno mormorava in estate. Il punto è che il portoghese non è solo un difensore. È un regista aggiunto in questa Juventus, un giocatore poliedrico che può giocare a destra, a sinistra, alto, basso e che ha tecnica, corsa, spunti e visione per mettersi in evidenza su qualsiasi palcoscenico internazionale. Un top player che con guizzo dei suoi ha di fatto deciso Juventus-Inter. Mandzukic e Allegri ringraziano.

Mario Mandzukic

Mario Mandzukic Getty Images

2) Una Juventus progettata per vincere, anche se CR7 non brilla

I numeri iniziano ad essere impressionanti. 14 vittorie e un pareggio nelle prime 15 giornate. 43 punti conquistati su 45 disponibili. Miglior partenza nella storia di un top-5 campionato europeo eguagliata. La Juventus ha superato anche l'ostacolo Inter, terza in classifica e giá staccata di 14 punti in classifica. Lo ha fatto concedendo qualche palla gol di troppo, ma anche creando diverse occasioni e colpendo nel momento perfetto per indirizzare la gara. La squadra bianconera ha vinto senza brillare troppo e senza sfruttare la superioritá di Cristiano Ronaldo, per una sera in versione umano e non extraterrestre. Si è imposta con la solita compattezza, la consueta "cattiveria", il tanto decantato cinismo. Una Juve progettata per vincere, che sa solo vincere.

3) Inter solida e all'altezza, ma anche ingenua e sprecona

La prestazione dell'Inter allo Stadium, nel complesso, non può essere considerata in modo negativo. Meglio nel primo tempo che nella ripresa, ma comunque in partita fino alla fine, pur rinunciando a tre titolari come De Vrij, Vecino e D'Ambrosio, preservati per il match decisivo con il PSV. La squadra nerazzurra si è confermata solida, tenace, pimpante e con diverse armi a sua disposizione per garantirsi un piazzamento finale nelle prime quattro posizioni della classifica. Il gap con la Juventus attuale è scontato, ma le basi per un futuro da corsa al titolo ci sono. Gli errori in fase di conclusione di Gagliardini, Perisic e Politano devono essere valutati come possibili rimpianti. Se a Torino, in casa della più forte, sprechi così tanto, poi vieni punito. E così è stato.

Icardi Ronaldo

Icardi RonaldoGetty Images

4) Mario Mandzukic risponde sempre presente: attaccante decisivo

Due gol al Napoli, uno alla Lazio, uno al Milan e uno all'Inter. Senza dimenticare quello in Champions al Valencia. La versione 2018/19 di Mario Mandzukic è quella del "sicario". L'uomo che non tradisce mai. È tornato ad essere un centravanti vero e ha abbandonato il ruolo di esterno di sacrificio. E grazie ai cross dei due portoghesi Cancelo e Ronaldo sono arrivati anche i gol. Tutti pesanti e tutti decisivi. Allegri nel post partita l'ha definito un "vincente", lodandone le qualitá e il peso specifico in un top club. Il croato è un elemento determinante in questa Juventus. La conferma arriva da un dato spaziale: in Serie A è andato a segno in 27 partite differenti e la squadra bianconera quelle 27 partite le ha vinte tutte. Non è casuale.

5) Spalletti e il problema dei cambi: un errore togliere Politano

Prima la rinuncia a un paio di elementi chiave (De Vrij e Vecino) e a chi era stato il migliore in campo a Roma (D'Ambrosio). Poi la prima sostituzione: fuori l'uomo (Politano) che stava creando più problemi alla difesa bianconera (e che stava anche contenendo Cancelo) e dentro Borja Valero. Punti di domanda enormi sulle scelte di Luciano Spalletti, che ha sì preparato bene la partita, bloccando di fatto tante soluzioni offensive della Juventus, ma al tempo stesso ha sbagliato alcune decisioni fondamentali sui singoli. In carriera ha sconfitto i bianconeri solo una volta su 24 incroci. Potrebbe sembrare una maledizione, ma potrebbe anche essere una sorta di timore reverenziale che gli toglie luciditá nelle grandi partite. Testa giá al PSV? Sbagliato, perché arrivare al match clou di Champions dopo un risultato positivo a Torino avrebbe aumentato le sicurezze e dato linfa al morale.

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