Getty Images

Le 5 verità che ci ha lasciato Milan-Inter: Lautaro giocatore vero, rossoneri in affanno da tempo

Le 5 verità che ci ha lasciato Milan-Inter: Lautaro giocatore vero, rossoneri in affanno da tempo

Il 18/03/2019 alle 07:05Aggiornato Il 29/03/2019 alle 14:36

L'argentino conferma i progressi dell'ultimo periodo, premiando il lavoro del gruppo e di Spalletti. Milan con la spia della riserva accesa: la sosta arriva nel momento opportuno. Kessié continua a non convincere, Skriniar meglio di Romagnoli

1) L'Inter è una squadra, a prescindere da Icardi

Il gruppo conta più del singolo. Si chiama legge del calcio, ma è applicabile a qualsiasi sport di squadra. Il talento, il fenomeno, la stella, magari serve ad esaltare un lavoro collettivo. Ma alla fine è sempre l'unione di una squadra a fare la differenza. L'Inter lo ha dimostrato sul campo, reagendo all'eliminazione dall'Europa League e meritando la vittoria nel derby. Icardi o meno, la formazione nerazzurra rimane competitiva e può tranquillamente lottare per il terzo posto fino a fine campionato. Lo hanno capito i giocatori stessi in primis. Ed è stato proprio questo a risultare decisivo.

Video - Spalletti: "Doveva essere il mio ultimo derby, sono andato a prendermi il Cenacolo"

01:31

2) Lautaro Martinez, giocatore vero

Altro gol pesante, stavolta su calcio di rigore. Freddo, determinato, temprato, granitico. Un "toro" di soprannome e di fatto. Lautaro ha sfruttato le sue occasioni, ha preso il posto di Icardi nello schieramento di Spalletti e sta dimostrando sul campo di meritarsi i gradi di centravanti dell'Inter. Vede la porta, non ha paura di niente e di nessuno, calcia indifferentemente con destro e sinistro e può essere pericoloso anche nel gioco aereo, nonostante l'altezza non certo da fromboliere di razza. Si applica per la squadra e non per sè stesso. Un giocatore vero che, prestazione dopo prestazione, sta conquistando anche il cuore dei tifosi nerazzurri.

L'esultanza di Lautaro Martinez, Milan-Inter, Getty Images

L'esultanza di Lautaro Martinez, Milan-Inter, Getty ImagesGetty Images

3) Il Milan è in affanno da tempo, sosta provvidenziale

Gli scricchiolii erano già emersi contro la Lazio in Coppa Italia e nelle due risicate vittorie contro Sassuolo e Chievo. La spia della riserva è accesa da tempo e la benzina ora pare davvero finita. Il Milan è rimasto a piedi proprio nel derby cittadino. Troppi giocatori chiave con il fiato corto, troppe insicurezze generali, dettate più da limiti fisici che mentali o caratteriali. La sosta arriva nel momento propizio e il calendario tra marzo e aprile propone Sampdoria fuori, Udinese in casa, Juventus fuori e Lazio in casa. La rincorsa al quarto posto passa da quelle quattro partite. Gattuso è consapevole che servirà un altro Milan per uscire indenne da un filotto tanto insidioso.

Video - Gattuso: "Noi presuntuosi, sembravamo l'Inter con l'Eintracht. Pensavo giocassero con il 4-2-3-1"

01:48

4) Skriniar è più forte e influente di Romagnoli

La valutazione non riguarda solo il derby, ma possiamo dire che il derby ha fornito conferme sull'argomento. Milan Skriniar, classe 1995, è sicuramente più pronto ad essere il titolare in top club europeo rispetto ad Alessio Romagnoli, classe 1995. Lungi da noi voler allontanare lo slovacco dalla Milano nerazzurra. Ma la sostanza è evidente: in estate andranno molte più persone a bussare alla porta dell'Inter rispetto a quelle che si presenteranno alla porta del Milan. Skriniar è un leader, raramente sbaglia una partita, fisicamente è più imponente. Romagnoli, pur essendo molto forte e rappresentando una colonna del Milan, è leggermente più indietro nella maturazione.

Milan Skriniar e Stefan De Vrij

Milan Skriniar e Stefan De VrijGetty Images

5) Kessié non può essere un perno del Milan

La lite in panchina con Biglia, per quanto grave, non la consideriamo nemmeno. Qui il discorso è puramente tecnico. Franck Kessié non può essere un pilastro del Milan, non può essere considerato un titolare inamovibile del centrocampo rossonero. Difficoltà nel posizionamento, tatticamente svagato, spesso impreciso, anche negli appoggi piú banali. Un ritornello fin troppo assillante. Dei limiti che emergono ogni volta, non appena la condizione fisica peggiora. Bocciatura palese.

Video - Biglia: "Volevo far capire a Kessié che il compagno che entrava aveva bisogno del suo sostegno"

01:29
0
0