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Le 5 verità che ci ha lasciato Roma-Inter: Zaniolo non è solo una merce di scambio

Le 5 verità che ci ha lasciato Roma-Inter: Zaniolo non è solo una merce di scambio

Il 03/12/2018 alle 07:15Aggiornato Il 03/12/2018 alle 08:46

Il figlio d'arte conferma di essere giocatore vero con una grande prova contro la squadra che l'ha scartato. Mentre Perisic, ancora una volta, delude. Icardi al top: è il miglior centravanti della Serie A. Altre polemiche col VAR, strumento d'oro non ancora utilizzato nel migliore dei modi.

1) Zaniolo non è solo "la contropartita di Nainggolan"

Nicolò Zaniolo e Davide Santon per Radja Nainggolan: un maxi scambio sull'asse Roma-Milano che in estate aveva definito il maxi scambio per portare il belga in nerazzurro, costringendo Monchi ad attirarsi le ire dei tifosi giallorossi. Perché, ammettiamolo, nessuno si sarebbe potuto immaginare un impatto del genere da parte del figlio d'arte, mancino con grinta e piedi buoni teoricamente acerbo per questi livelli. E invece Zaniolo sta stupendo tutti, inanellando una serie di prestazioni sempre positive: col Real Madrid era stato tra i migliori, contro quell'Inter che lo ha scartato si è issato al rango di più bravo di tutti. No, non è solo una "contropartita di": questo è un giocatore vero.

Zaniolo, Brozovic - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - Getty Images

Zaniolo, Brozovic - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - Getty ImagesGetty Images

2) Non è ancora il Perisic dello scorso anno

Qualche segnale di risveglio si era visto a Londra, ma all'Olimpico è ancora una volta sceso in campo l'Ivan Perisic versione "fratello scarso", come spesso era già accaduto in questa stagione e nella seconda parte della scorsa. Oltre a un paio di iniziative e a un colpo di testa impreciso, il croato non ha saputo andare. Tanto da meritarsi la sostituzione anzitempo. Spalletti continua (giustamente) ad avere fiducia in lui, ma l'involuzione rispetto a una strepitosa prima parte di 2017/18 e al Mondiale è evidente. L'Inter ha bisogno di lui, e non solo di Icardi, per rimanere ai più alti livelli sia in campionato che in Champions League. Forse è ora di fargli tirare il fiato?

3) Grinta e qualità nonostante le assenze: la Roma può crescere

Fuori Dzeko, El Shaarawy, Fazio, Pellegrini e De Rossi. Più Pastore e Perotti, entrambi in campo nel finale, ancora convalescenti. Una serie quasi infinita di assenze pesanti che, sommata ai risultati negativi raccolti nell'ultima settimana, avrebbe mandato al tappeto chiunque. Non la Roma, capace di rimanere in piedi grazie a una prestazione in cui la qualità si è mescolata con grinta, sacrificio, compattezza. Che il settimo posto non sia consono a una squadra reduce da una semifinale di Champions League, è evidente a tutti. Ma, con prestazioni gagliarde e il rientro graduale di tutti i big, anche la formazione di Di Francesco può ancora sperare di rientrare in gioco nella lotta per la quarta posizione.

Kolarov, Schick, Zaniolo - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - LaPresse

Kolarov, Schick, Zaniolo - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - LaPresseLaPresse

4) Icardi implacabile: è sempre più il miglior centravanti della A

Se Ivan Perisic vaga in attesa di un lampo che possa farlo tornare a esprimersi ai massimi livelli, Mauro Icardi sul piedistallo c'è già e non ha alcuna intenzione di scendervi. L'undicesimo gol stagionale, ottavo in campionato, non è sufficiente all'Inter per portare a casa i tre punti dall'Olimpico, ma rafforza una convinzione diventata ormai comune: siamo di fronte al miglior centravanti della Serie A. Più continuo di Higuain e di Dzeko, più letale di Immobile nelle grandi sfide. Un campione fatto e finito da tempo.

Icardi - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - LaPresse

Icardi - Roma-Inter - Serie A 2018/2019 - LaPresseLaPresse

5) VAR, ci risiamo: uno strumento usato a singhiozzo

E rieccoci a parlare di arbitri e VAR. Non vorremmo, ma siamo costretti. Perché il rigore non concesso nel primo tempo alla Roma e a Zaniolo, sgambettato abbastanza nettamente in area da D'Ambrosio, ha giustamente mandato su tutte le furie l'ambiente Roma, Pallotta e Totti in primis. Non tanto per la decisione sfavorevole dell'arbitro Rocchi, quanto per il mancato utilizzo della tecnologia. Situazione inversa rispetto a quanto accaduto nella ripresa, quando il gomito largo di Brozovic è stato punito con il penalty proprio grazie al VAR. Due pesi, due misure. E tante, inevitabili perplessità.

Video - Spalletti: "Il rigore su Zaniolo? Ce n'era pure uno su Icardi..."

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