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Milano, panettone indigesto: il natale amaro di Milan e Inter

Milano, panettone indigesto: il natale amaro di Milan e Inter

Il 23/12/2018 alle 14:28Aggiornato Il 23/12/2018 alle 22:05

Dai problemi di casa rossonera, dove non si capisce più dove inizino le colpe di qualcuno e finiscano quelle di qualcun altro, alla depressione di casa nerazzurra dove ancora non sembra essere stata attutita la cruda realtà dei fatti.

La battuta viene da sé. E non è nemmeno troppo brillante, ne siamo consapevoli. Ma è natale anche per noi e la fantasia è stata persa per strada, nel traffico, nella nebbia di questi giorni e in qualsiasi altro cliché milanese che voi preferiate. Insieme a questi, ce n’è un altro che a queste latitudini, un decennio fa, non si credeva proprio possibile: ovvero che il grigiore di abbattesse anche sugli umori dei due club calcistici, da sempre – più o meno a fasi alterne, ma non necessariamente – orgoglio della città.

Invece, questo, in casa Inter e Milan, è l’ennesimo natale triste. Da più di un lustro ormai e così. E c’è poco da fare, se non registrarne l'evidenza. Fiorentina e Chievo hanno contribuito ieri a inasprire il boccone delle feste, con tanti saluti ai buoni propositi e arrivederci al 26 per capire se per lo meno il processo digestivo sarà andato a buon fine.

Chi ha la colpa di cosa? Il cortocircuito di casa Milan

I rossoneri, a dirla tutta, da questo punto di vista sono da parecchie settimane in difficoltà. Il Milan è invischiato infatti in una grottesca situazione dove comprendere dove inizino le colpe di qualcuno e comincino quelle di qualcun’altro è esercizio piuttosto complicato. Prendete la rosa, ad esempio. Un bollettino di guerra avrebbe meno gente in infermeria di quanta ne ha Gattuso in questo momento, che però dalla sua non è del tutto esente da colpe. Il Milan non ha fantasia e non ha un piano B a un tentativo di sterline possesso orizzontale dove gli esterni non brillano e in mezzo mancano ritmo e cambio di passo per sfondare. E’ questo il minimo comune denominatore visto in tutte le uscite da inizio anno a questa parte.

La delusione sui volti di Romagnoli e Calhanoglu dopo la sconfitta del Milan in casa con la Fiorentina - Serie A 2018-2019

La delusione sui volti di Romagnoli e Calhanoglu dopo la sconfitta del Milan in casa con la Fiorentina - Serie A 2018-2019Getty Images

Eppure, nella mediocrità di questo campionato fuori dalle prime due/tre, il Milan è sempre rimasto lì, può obiettare giustamente qualcuno. Qual è allora la differenza? Oggi, con le seconde linee (ma anche terze, quarte...) in campo, in nodi vengono al pettine. Persino Gonzalo Higuain si è intristito e ha perso quella carica, quella luce negli occhi che aveva a inizio stagione. Il Milan non segna più. E quindi non vince più. Nelle ultime 9 uscite ufficiali in tutte le competizioni ha battuto solo Dudelange e Parma. Nelle ultime 6 di Serie A ha segnato solo 6 gol, di cui 2 al Parma e uno su rigore. Alla sfortuna – che si è abbattuta chiaramente sui rossoneri – Gattuso non ha saputo trovare un alternativa, e non solo in termini di scelte in organico. Deve averlo capito anche la società, di cui però non si comprende il silenzio di questi giorni. Una buona parola dall’alto sarebbe servita per blindare - almeno di facciata - il lavoro del tecnico. E invece nulla. Dopo la sconfitta con la Fiorentina, nessuno. Un mutismo che fa rumore. E che fa riflettere. Se il Milan non è davvero più convinto di Gattuso, sarebbe meglio cambiare il prima possibile. Altrimenti, faccia scudo al suo tecnico. Così è una situazione ‘lose/lose’: a perderci, sono entrambe le parti.

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La depressione dopo il duro risveglio, i problemi di casa Inter

Non va meglio all’Inter, che a proposito di natale nell’ultima festa aziendale vedeva il presidente Zhang parlare di “schiacciare tutti, sia in campo che fuori”. L’ambizione è alla base di ogni buon progetto, ma la sensazione è che in casa nerazzurra si sia perso un po’ il contatto con la realtà. E soprattutto che ancora non sia stata attutita la botta del famoso ‘periodo verità’. L’Inter si affacciava alle feste con i test Tottenham, Roma, Juventus per capire quale fosse la sua reale natura. Ottenuta la risposta – ovvero quella di una squadra con ancora parecchia strada da fare – i nerazzurri sono come entrati in depressione, vittime del loro stesso ambiente che li credeva più pronti di quanto in realtà ancora non fossero. La risultante è stata tanto evidente quanto drammatica: pareggio suicida col PSV ed eliminazione dalla Champions League, risicata vittoria con l’Udinese e pareggio beffa a Verona con il fanalino di coda Chievo (squadra sì dalla ritrovata forma soprattutto nelle spirito, ma pur sempre compagine dal livello tecnico estremamente basso).

Sergio Pellissier esulta davanti a Borja Valero sconfortato, Chievo Inter, Serie A 2018-2019, LaPresse

Sergio Pellissier esulta davanti a Borja Valero sconfortato, Chievo Inter, Serie A 2018-2019, LaPresseLaPresse

La qualificazione Champions non sembra in questo momento un argomento in discussione, ma i nerazzurri paiono già tagliati fuori da qualsiasi altro discorso. Non che sia necessariamente un male. Tra ambizione e risultati c’è di mezzo la realtà delle cose, e questa per l’Inter è piuttosto chiara: quella di essere una squadra da terzo/secondo posto. Basta saperlo accettare per riprendere il proprio onesto cammino di crescita. La strada era quella giusta, prima che i grilli per la testa di un ambiente dall’esaltazione facile facessero perdere ai nerazzurri la bussola. Al rientro c’è il Napoli e comunque andrà a finire la ricetta per l’Inter è sempre e comunque soltanto una: piedi per terra. Evitare di deprimersi per una sconfitta o evitare di esaltarsi oltre modo per una vittoria, il complicato compito dello psicologo Luciano Spalletti.

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