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Mirabelli: "Al Milan potevamo prendere Cristiano Ronaldo, io dissi di no a Ibra"

Mirabelli: "Al Milan potevamo prendere Cristiano Ronaldo, io dissi di no a Ibra"

Il 29/11/2018 alle 16:06Aggiornato Il 29/11/2018 alle 16:07

L'ex direttore sportivo del Milan ha concesso un'intervista a Sportitalia in cui ha parlato della sua esperienza al Milan e del colpo Cristiano Ronaldo, che lui assicura fosse nelle idee dei rossoneri.

" L'attaccante che stavo prendendo e che avrebbe fatto venire giù San Siro era Ronaldo. Era un'operazione pensata con Jorge Mendes, ne abbiamo parlato e l'avevamo fatta sotto traccia""

E' il retroscena svelato da Massimiliano Mirabelli, ex direttore sportivo del Milan, che in una lunga intervista a Sportitalia ha ripercorso la sua stagione in rossonero rispondendo a domande e critiche. La trattativa per l'asso portoghese, poi andato alla Juventus, "era nata grazie ai buoni rapporti con Mendes e sapevamo che Cristiano poteva avere problemi a Madrid. Si era parlato di tutto, per quanto riguarda la parte tecnica era stato fatto tutto ma il portafoglio non è nostro. Yonghong Li voleva chiudere, noi siamo stati responsabili e ci siamo accorti che non era sostenibile. Se avessimo avuto una grande proprietà come oggi - ha spiegato - lo si prendeva”.

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Mirabelli si è poi soffermato sulla trattativa per il rinnovo di contratto di Donnarumma. "Con Raiola non c’è odio o guerra. Ognuno cercava di tutelare il proprio interesse. Mino ha fatto tante cose con il Milan e aveva un approccio diverso, era abituato in maniera differente. Il problema principale era trattenere Donnarumma, tutti si chiedevano chi avrebbe fatto il rinnovo dicendo che non si poteva perderlo. Raiola non aveva rinnovato col Milan prima perché aveva delle pretese per il suo rinnovo, richieste da 30-40 milioni di euro per rinnovare Donnarumma. Si parlava di queste cifre, richieste che per me sono assurde ma che oggi sono legittime. Alla fine siamo arrivati alla firma senza spendere un euro in commissioni o altro". "Arrivati alle mani? No, assolutamente ma i toni sono stati a volte accesi, anche a casa sua a Montecarlo", ha assicurato. "Il milione al fratello? Qualcosa bisognava pur concedere. Reina? E' importantissimo perché è stata un'opportunità in un momento in cui eravamo quasi sotto ricatto da parte di Raiola su Donnarumma. Situazione imbarazzante nella quale si è scelto di tutelare il club”, ha aggiunto Mirabelli che sulla scelta di confermare Montella ha raccontato: "Siamo arrivati il 16 aprile e abbiamo finito una stagione complicata in cui Montella aveva fatto comunque un buon lavoro. Meritava la chance di restare, adesso è facile dire che è stato un errore. E’ vero, però, che ci abbiamo riflettuto non poco. I contatti con Conte? Abbiamo ascoltato anche lui, ci abbiamo parlato con un contatto diretto senza, però, arrivare a una trattativa”.

L'ex direttore sportivo rossonero ha poi parlato della decisione di affidare la panchina a Rino Gattuso: “Sono orgoglioso di aver fatto questa scelta per professionalità, competenza e amore che Rino e il suo staff mettono ogni giorno a disposizione del Milan. Quando si parlava di cambiare allenatore, la proprietà cinese non voleva dare l'impressione all'esterno la sensazione di un ridimensionamento e mi hanno detto di non guardare al budget: io ho insistito che Gattuso sarebbe stato l'allenatore del futuro e non un traghettatore. Critiche? Anche lui paga il fatto di aver fatto la gavetta", ha sottolineato. "Molti vogliono solo ed esclusivamente iniziare dall'università, lui è partito dall'asilo e sta dimostrando di valere”. Mirabelli è entrato poi nel tema mercato: "La scelta di Kalinic e il mancato arrivo di Aubameyang? E' risaputo da anni il rapporto che avevo e la volontà di portare con me Aubameyang. Ci siamo visti più volte ed era il mio unico obiettivo, ma mentre cercavo di fare questa trattativa bisognava ascoltare anche le idee dell'allenatore che ha sempre dichiarato di gradire come prima scelta Kalinic. Poi quando c'è stata l'opportunità di Bonucci non ci sono stati più i soldi per fare Aubameyang”. Quanto all'acquisto del difensore della Juventus, “non può certamente essere considerato un flop. Difendo quell’acquisto.

" Bonucci ha detto che è stato un errore? Ci sono modi e tempi, oggi parla anche per riconquistare la gente e sono dichiarazioni di comodo. Lui era convinto di venire al Milan. Dargli la fascia è stato un errore ma non perché non sia un ragazzo spettacolare, ma perché c'erano altri prima di lui con più gare con il Milan"

Parlando invece di André Silva, secondo Mirabelli il portoghese “sarà tra le tre plusvalenze maggiori della storia del Milan. L’ho preso a 38 milioni ma sapevamo che era un assegno circolare. Il prestito al Siviglia con diritto già fissato? Non entro nel merito di operazioni che non ho fatto io, però noi abbiamo agito sapendo che il Milan andava ricostruito anche prendendosi alcuni rischi. Andava ringiovanito e alcuni giocatori - ha proseguito - non hanno ancora espresso tutto il loro valore, ci vuole tempo. Mi spiace per Andrè Silva, avrà un futuro importante”. L'ex ds ha poi speso belle parole per Rodriguez, "un giocatore che non ruba l'occhio ma è uno dei migliori per interpretazione del ruolo. Rido quando vedo che tanti gli danno 5 o 5,5 mentre per me sarebbe da 8. Non è bello da vedersi, però è essenziale. Calhanoglu? E’ un grandissimo talento che ha fatto vedere per il 40% il suo potenziale”. Il Milan di oggi è accostato, per il prossimo mercato, a Ibrahimovic, Fabregas e Paquetà.

" Se prenderei Zlatan oggi al Milan? No. Raiola l'aveva offerto anche a noi, ma scaldare il cuore dei tifosi perché lui è stato un grande campione non basta. Io dissi di no perché il Milan ha bisogno di inserire elementi per crescere e costruire un nuovo ciclo e non puoi farlo con Ibra che ha una certa età"

"Paquetà? Lo conoscevo anch'io, è un giocatore di buon talento ma non ci avrei fatto un grande investimento. Fabregas? L'abbiamo trattato anche noi, sicuramente è un grande giocatore”, ha concluso Mirabelli.

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