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Tutte le bandiere dietro la scrivania, da Maldini a Totti sognando Batistuta

Tutte le bandiere dietro la scrivania, da Maldini a Totti sognando Batistuta

Il 13/06/2019 alle 14:41Aggiornato Il 13/06/2019 alle 14:42

Nelle ultime ore sta prendendo corpo la suggestione di un ritorno a Firenze di Gabriel Batistuta da dirigente. Quella dei Viola sarebbe una mossa in linea con la tendenza del momento, quella di inserire nell’organigramma figure che hanno vestito in maniera significativa la maglia del club. Resta da capire se queste personalità hanno un peso politico reale o sono solo operazioni d'immagine.

La cicatrice è ancora aperta. Il tramonto di questa stagione ha inesorabilmente allungato la lista di bandiere che hanno abbandonato – per scelta o imposizione – il vessillo a cui sono stati legati per un’intera vita calcistica, o di chi ha definitivamente appeso gli scarpini al chiodo dopo aver ascoltato per anni il proprio nome risuonare dagli altoparlanti dello stesso stadio. Per la gioia degli inguaribili nostalgici, negli ultimi tempi, sta crescendo gradualmente la volontà da parte dei club di assegnare alcune poltrone dirigenziali a ex bandiere o leader del gruppo da calciatori. Come ogni novità che si rispetti, avanzano di pari passo le perplessità circa l’effettiva valenza dei ruoli ricoperti da questi personaggi, che spesso hanno meno voce in capitolo rispetto alla loro vita da condottieri dello spogliatoio.

Marco Di Vaio - 2019

Marco Di Vaio - 2019Getty Images

Circa la metà dei club di Serie A possiedono nell’oranico dirigenziale uomini che hanno indossato gli stessi colori nella loro carriera da calciatori. Non è solo una pratica dei grandi colossi, visto che squadre come Bologna, Cagliari, Genoa e Parma hanno affidato la loro area tecnica o il settore giovanile a campioni come Di Vaio, Daniele Conti, Marco Rossi e Alessandro Lucarelli. In scia segue il Torino, che dalla prossima stagione dovrà fare a meno di Emilano Moretti al centro della difesa ma potrà contare su di lui nel mezzo dei meeting in sala riunioni.

Bandiere dietro la scrivania, Maldini e Batistuta

L'intuizione della Vecchia Signora

Il discorso assume pieghe leggermente differenti quando crescono i budget e i punti in classifica. La Juventus, non a caso, ha fatto da precursore in Italia per quanto riguarda il trand degli ex giocatori nelle sale dei consigli di amministrazione, inserendovi Pavel Nedved nell’ormai lontano 2010. Il ceco, in questi anni, ha acquisto sempre più spessore all’interno delle scelte della macchina bianconera, come si evince nella scelta recente di interrompere il rapporto lavorativo con Massimiliano Allegri.

Pavel Nedved e Massimiliano Allegri - 2018

Pavel Nedved e Massimiliano Allegri - 2018Getty Images

Maldini, fondamenta(le) per il Nuovo Milan

Da Totti a Batistuta, il ritorno del campione...e d'immagine

Chi, invece, sembra andare nella direzione opposta è Francesco Totti, delegittimato a Trigoria dopo la vicenda De Rossi. L’ex Capitano, pare, sia pronto a rifiutare il ruolo di Direttore Tecnico dopo aver deciso di non presenziare all’incontro londinese che ha portato Fonseca nella Capitale. Sembra esserci dell’incompatibilità di fondo tra il Pupone e la nuova Roma esterofila, pronta all’ennesima rivoluzione con l’arrivo di Petrachi come Direttore Sportivo. Privarsi di Totti, però, potrebbe comportare una perdita d’immagine notevole per i giallorossi, visto che è un vero e proprio simbolo della Città e brand da esportare in giro per il Mondo.

Conti, De Rossi e Totti - 2019

Conti, De Rossi e Totti - 2019Getty Images

Vive un momento simile la Fiorentina, che con l’arrivo di un nuovo numero uno straniero cerca l’emblema della ricostruzione post-Della Valle. Commisso vuole affiancare ad Antognoni, non a caso, Gabriel Omar Batistuta con il ruolo di dirigente e uomo immagine del club gigliato. È innegabile: va di moda scrivere il futuro puntando sulla storia e sul passato.

Video - Chiesa, Baggio, Juventus, Salah: tutto il meglio della conferenza di Commisso in 120 secondi

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