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VAR distrutta dal protocollo, arbitri in tilt: usare la tecnologia così non ha alcun senso

VAR distrutta dal protocollo, arbitri in tilt: usare la tecnologia così non ha alcun senso

Il 03/12/2018 alle 12:00

La 14esima giornata di campionato ha certificato, ancora una volta, l'autogol dell'IFAB che ha imposto l'utilizzo di un protocollo che va contro il principio per il quale era stata introdotta la VAR: aiutare gli arbitri a sbagliare di meno. Utilizzare la tecnologia solo sui falli di mano (da sempre opinabili per loro stessa natura) e non su falli evidentissimi non è più ammissibile.

Il 14esimo turno di Serie A ha certificato una sensazione che avevamo espresso dopo la prima giornata e dopo la quarta, in seguito agli episodi di Sassuolo-Inter e Inter-Parma. E questa sensazione, purtroppo, si è trasformata in un dato di fatto: la VAR è stata distrutta dal nuovo protocollo imposto dall’IFAB, una decisione che va contro la logica e contro tutto quello che di buono si era visto nella scorsa stagione. Al termine dei Mondiali, la FIFA aveva celebrato la tecnologia applicata al calcio e il buon uso che di essa era stato fatto nella competizione calcistica più importante. Si auspicava di poter ampliare il suo utilizzo. Invece, è stato prima ridotto e poi stravolto. Non è dato sapere a beneficio di chi.

Da aiuto a fonte di polemiche ancora più aspre

La logica per la quale era nato questo importante strumento è completamente svuotata di significato. Da aiuto agli arbitri la VAR è diventata fonte di ulteriori polemiche, rese ancora più aspre dall’evidenza, dalle immagini che tutti possono vedere nel giro di pochi secondi e che, invece, risultano inutili, se non addirittura inutilizzabili, da chi è chiamato ad applicare il regolamento: gli arbitri.

Video - Spalletti: "Il rigore su Zaniolo? Ce n'era pure uno su Icardi..."

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Caso D'Ambrosio-Zaniolo: perché Fabbri non ha richiamato Rocchi?

Se la spallata da rigore di Manolas su Icardi poteva essere punita ma non rientra nel campo di competenza della VAR, il fallo da rigore di D’Ambrosio su Zaniolo era un errore chiaro ed evidente: anche con il nuovo protocollo, che restringe il campo d’intervento, è inspiegabile che il Var Fabbri non abbia richiamato il direttore di gara, Rocchi, all’on field review. Il fischietto di Firenze era impallato e doveva essere aiutato. Tutti hanno visto, addetti Var compresi: com’è stato possibile permettere all’arbitro di sbagliare? Siamo stati i primi ad avvalerci della VAR e i risultati ci davano ragione. Ora, però, nella classe arbitrale regna il caos: quando è possibile intervenire? L’arbitro ha visto dunque non si può fare nulla (anche se ha visto male)? In questo caso si rischia di invadere la soggettività del collega e dunque la sua sfera di competenza? Queste sono tutte domande che passano nella testa di ogni addetto Var in ogni partita.

" Sono sbagliate le disposizioni. Gli arbitri devono parlare, si cerca di nascondere un fatto storico: ora si arbitra in due dopo mille tentativi e i giudici di porta. C'è un protocollo che fa ridere. Ieri Rocchi è stato obbligato a fare ricostruzioni quando c'era un altro arbitro con la tv che aveva davanti la soluzione. Bisogna salvare il prestigio dell'arbitro non rifiutando il Var e cambiare il protocollo che è ridicolo. Come fa l'arbitro a decidere di non andare a consultare la tecnologia quando tutto il mondo vede? Le parole 'chiaro, evidente e promettente' nel protocollo? Sono una barzelletta [Paolo Casarin, ex designatore arbitrale, a Radio 1]"

Falli di mano sì, falli ben più evidenti no

I fatti ci dicono, però, anche altro. La VAR viene impiegata con insistenza sui tocchi di mano e la gara di Firenze ne è un chiaro esempio. Questo, però, è un paradosso: i falli di mano sono proprio quelli che generano maggiori polemiche, dubbi e divergenze a livello interpretativo per la natura stessa di un regolamento che non aiuta gli arbitri. E non è tutto. Come mai a Firenze è stato richiamato Orsato sul mancato rigore concesso alla Juve per il tocco di mano di Biraghi e non su quello accordato ai bianconeri stessi nel finale (tocco di Edimilson)? È superfluo in questa analisi sindacare sulle due decisioni in questione, che possono essere condivisibili, perché il problema è più complesso: la tendenza che stiamo osservando è che l’arbitro viene richiamato alla revisione quando non concede rigore per fallo di mano mentre in caso di penalty fischiati per lo stesso motivo non arrivano indicazioni dalla supervisione dei colleghi. Così facendo ogni tocco di mano in area diventa punibile.

Il paradosso

Peccato che i falli di mano siano la maggiore fonte di discrezionalità del gioco del calcio e che spesso e volentieri non si esca dal dibattito anche a distanza di giorni. Configurare dunque come chiari ed evidenti errori generati da questa fattispecie di casi è pericoloso e rischia di andare contro il protocollo. Al contrario, quando ci sono contatti chiari con altre parti del corpo, rigori evidenti (questi sì da protocollo) non fischiati si accetta la decisione del primo arbitro in silenzio. Il nuovo protocollo ha di fatto mandato in tilt i nostri arbitri e il concetto di chiaro ed evidente errore non esiste più.

Kwadwo Asamoah si lamenta dopo il contatto con Magnanelli in Sassuolo-Inter

Kwadwo Asamoah si lamenta dopo il contatto con Magnanelli in Sassuolo-InterLaPresse

Uno strumento che sta diventando inutile

Che senso ha dunque continuare con questa applicazione della VAR? L’obiettivo era migliorarne l’efficacia ed estenderne l’utilizzo, ora siamo in balia delle polemiche e dell’imbarazzo di chi - gli arbitri – viene inchiodato dalle immagini senza poter svolgere il proprio compito. Fuorigioco a parte, la VAR sta diventando pressoché inutile.

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