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Alex Sandro: "Mi sento in colpa quando spendo 300 euro a sera. Torino noiosa ma la Juve è il top"

Alex Sandro: "Mi sento in colpa quando spendo 300 euro a sera. Torino noiosa ma la Juve è il top"

Il 13/09/2019 alle 09:17Aggiornato Il 13/09/2019 alle 09:34

In un'intervista allo youtuber brasiliano Raiam Santos, Alex Sandro ha parlato della sua carriera dagli inizi in strada fra droga e povertà fino all'oggi a Torino, una città tosta per i brasiliani: " "Quando avevo 12 anni, i miei coetanei si drogavano prima delle partite. Con i primi soldi guadagnati ho riverniciato la casa dei miei genitori. Alla Juve gli allenamenti sono durissimi".

Un’infanzia trascorsa a tirare calci fra coetanei che tiravano cocaina o fumavano marijuana, la gioia per quei 300 dollari risparmiati e donati ai propri genitori che grazie a quella cifra riuscirono a dipingere la facciata della propria casa, l’imbarazzo confessato per qualche follia di troppo ora che grazie al calcio guadagna circa 6 milioni all’anno: Alex Sandro, durante la pausa delle Nazionali, ha rilasciato una lunga intervista allo youtuber brasiliano Raiam Santos in cui ha toccato tanti temi e ripercorso diverse tappe di una carriera per nulla agevole ma che lo ha fatto diventare uno dei terzini sinistri più forti del mondo e lo ha portato a essere uno dei pilastri di uno dei top club del calcio europeo, la Juventus.

L’infanzia difficile

" Crescere nel mio quartiere non è stato affatto facile. Tanti miei coetanei sono in carcere, altri hanno preso brutte strade con la droga. Ricordo che andavamo a giocare a calcio, quando avevo 12 anni, e alcuni miei compagni prima della partita si fumavano una canna o tiravano cocaina. Non scherzo, erano seduti proprio accanto a me. Per fortuna la mia famiglia e gli amici più cari mi hanno sempre tenuto sulla retta via. Quando entrai a far parte delle giovanili dell'Atletico Paranaense. avevo 15 anni e guadagnavo appena 100 dollari al mese. Il club però mi ha messo tutto a disposizione: casa, cibo e lezioni scolastiche, quindi di quei soldi ne spendevo 50 e il resto lo risparmiavo. Il mio primo successo ottenuto grazie al calcio fu quando risparmiai 300 dollari e li diedi ai miei genitori. Usarono quei soldi per dipingere la facciata della nostra casa. Avrei potuto comprare qualsiasi cosa, ma in quel momento dovevo aiutare la mia famiglia. Molte volte, oggi, esco con la mia famiglia e succede di spendere anche 300 o 400 euro in una serata. Poi, però, mi chiedo a quanti real brasiliani equivalgono: mi sento un po' in colpa di aver speso così tanti soldi in una sola sera. Io voglio essere un esempio per mia figlia. Quello che ho provato quando l'ho tenuta tra le braccia per la prima volta non è spiegabile né paragonabile a nulla. Nemmeno tenere tra le mani la Coppa del Mondo sarebbe la stessa cosa. Io non dimentico le mie origini, se spendo troppo mi sento in colpa. La mia famiglia mi dice di non pensarci, ma io mi sento bene quando aiuto gli altri. "

L’impatto con l’Europa e gli anni al Porto

" Degli anni in Brasile vado fiero di aver giocato nel Santos e aver avuto la fortuna di aver giocato e vinto dei titoli insieme a Neymar. Quell’esperienza mi permise di convincere il Porto a puntare su di me: ambientarsi non fu semplice ma mi ha aiutato tanto Lucho Gonzalez, un leader in campo e fuori. "

Al Porto in Champions League ebbe anche modo di confrontarsi con il gioco più ostico mai affrontato in carriera, un connazionale che ora, per uno strano scherzo del destino, ora veste la maglia bianconera: Douglas Costa...

" E’ il giocatore in assoluto che mi ha messo più in difficoltà. Trattenerlo è quasi impossibile, se poi ti scappa via dimenticatelo. Allenarmi con giocatori come lui, Cristiano Ronaldo, Dybala o Bernardeschi mi aiuta a crescere molto e mi dà più fiducia in vista delle partite importanti, come quelle di Champions League, per esempio. "

I modelli nel ruolo

Parlando dei punti di riferimento nel ruolo, Alex Sandro ammette di essersi ispirato a tre grandi interpreti

" I miei riferimenti come terzino sinistro sono sempre stati Roberto Carlos, Ashley Cole e Patrice Evra. Mi sono sempre piaciuti molto. Quando ho fatto il mio primo allenamento con Evra qui sono rimasto sorpreso perché continuava ad aiutarmi. Il mio futuro? Voglio creare un'associazione che nella mia città aiuti i bambini. Non solo tramite il calcio, ma anche garantendo la possibilità di studiare."

Il passaggio alla Juve e il rapporto con Torino

" In ogni squadra gli allenamenti sono duri, ma alla Juve lo sono di più. I primi mesi sono difficili per qualsiasi giocatore che arrivi. Io ricordo quando arrivai dal Porto, i primi due mesi ero in difficoltà. Sentivo le gambe sempre stanche, dicevo che gli allenamenti erano troppo pesanti per me, ma mi ripetevano che mi sarei abituato. Ho lottato ogni giorno e alla fine sì, mi sono abituato. E succede sempre, uno arriva, si lamenta perché è tutto troppo pesante, poi si abitua e diventiamo più forti. Magari anche questo modo di allenarsi ha allontanato i brasiliani, che non sempre sono abituati a essere spinti fino al proprio limite. L'organizzazione che c'è alla Juve è difficile da vedere altrove, i fan vedono solo il campo, ma c'è una grande azienda che si prende cura di tutto. Come vivo a Torino? Per un brasiliano è una città un po’ complicata, perché offre meno opzioni per divertirsi. Per lavorare è la città perfetta, perché non ha distrazioni. La mia vita qui è allenarmi, poi torno a a casa, e qualche volta esco a cena. Di tanto in tanto, nei giorni liberi, visito le città vicine. Ovviamente a Torino ci sono posti per divertirsi, ma li conosce chi la vive, per un turista può sembrare noiosa. Penso che sia anche per questo che i brasiliani non sono rimasti tanto alla Juve in passato, perché Torino non ha lo stesso appeal di Roma o Milano. Poi c'entra anche la mentalità della società, che è molto metodica. Ora qualcosa è cambiato in tal senso, e anche i giocatori stranieri si sentono a casa, non credo fosse così qualche anno fa. "

Video - Ronaldo, Alex Sandro, Sarri e la Juve 'brasiliana': la conferenza di Danilo in 230 secondi

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