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Invincibili nei derby, Giampaolo vs Conte: un Milan-Inter da destini comuni

Invincibili nei derby, Giampaolo vs Conte: un Milan-Inter da destini comuni

Il 19/09/2019 alle 17:00Aggiornato Il 19/09/2019 alle 17:02

Alla prima di sempre nel derby di Milano, Marco Giampaolo e Antonio Conte arrivano a Milan-Inter con l'etichetta di specialisti dei derby: a Genova Giampaolo non ha mai perso; a Torino Conte ha sempre e solo vinto. Aneddoti dietro un Milan-Inter dove il pronostico pare però ben indirizzato verso i nerazzurri. Eppure...

Che il mondo stia davvero andando sottosopra e che si viva ormai in un’epoca dove la sensazione è che valga davvero tutto, sono 10 lucidi secondi di riflessione a indicarcelo. Nella settimana che porta al derby di Milano, quella dove gli sfottò tra colleghi salgono al picco, dove tutta la tensione porta a un climax pronto a rivelarsi nei 90 minuti del weekend, Inter e Milan andavano sottobraccio a passeggio con un documento presentato in Comune dove entrambe sostenevano le virtù di abbattere lo Stadio Giuseppe Meazza per costruirne uno nuovo.

Già da solo questo evento basterebbe come introduzione per la più folle settimana di sempre in avvicinamento alla stracittadina meneghina; se ci sommiamo poi il momento in cui Inter e Milan paiono arrivarci, c’è da mettersi belli tranquilli a scrivere un libro di aneddoti. Già perché tra le infinite curiosità che il derby di Milano ci ha regalato nella sua storia, al di là della congiunta follia di volersi veramente privare del suo Palcoscenico più prestigioso a fronte della modernità e del futuro (sic.), c’è anche la storia dei due nuovi arrivati: Antonio Conte e Marco Giampaolo.

Giampaolo e Conte: gli specialisti dei derby

Il tecnico dell’Inter e quello del Milan infatti si avvicinano alla loro prima stracittadina sulla panchina delle milanesi con la simpatica etichetta di ‘specialisti dei derby’. Da una parte Giampaolo, che a Genova, sulla panca della Sampdoria, ne ha giocati 6 vincendone 4 e pareggiandone due; dall’altra Antonio Conte, che a Torino, su quella della Juventus, ha fatto poker con un 4 vittorie su 4 senza nemmeno incassare un gol a referto.

Arrivati a Milano con le premesse, entrambi, di volere lanciare a proprio modo una loro rivoluzione – “testa bassa e pedalare” Conte, “testa alta e giocare a calcio” Giampaolo – i due tecnici arrivano al derby al termine di una settimana e di un primo periodo milanese piuttosto interessante.

Marco Giampaolo e Antonio Conte si sfidano nella prima volta in Serie A, Getty Images

Marco Giampaolo e Antonio Conte si sfidano nella prima volta in Serie A, Getty ImagesGetty Images

Casa Inter, la solita altalena delle emozioni

Della rivoluzione imposta da Conte, infatti, ne si vedono chiaramente già gli effetti. Dagli epurati eccellenti nel corso di un’estate caldissima all’effettivo regime semi-militare imposto in casa Inter, i nerazzurri sembravano essere lanciati e già al top della loro condizione. Almeno fino a martedì sera, quando l’onesto Slavia Praga di Jindřich Trpišovský veniva a strappare un punto tanto improbabile quanto l’outfit del suo allenatore, facendo ripiombare in un giro di tic il mondo Inter dentro il suo proverbiale isterismo. Da campioni a co****ni nel giro di 90 minuti, per una squadra però che al netto di tutto resta prima in classifica e con i favori, per quanto espresso fin qui, del pronostico.

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Casa Milan, settimana di confronti

Già perché dall’altra parte di Milano dell’umanistico motto che in estate aveva già teletrasportato tanti tifosi a una sorta di nuova era dell’oro di berlusconiana memoria, soltanto i proclami. La sostanza del ‘testa alta e giocare a calcio’ si è ritradotta sul campo in due striminzite, poco convincenti e sofferte vittorie contro Brescia e Verona; e chi si avvicina sulla carta con più fatica alla stracittadina è proprio Marco Giampaolo. Il tecnico del Milan infatti è fresco-fresco di un (presunto) confronto ai piani alti con Boban: motivo della chiacchierata? Beh, proprio i temi di filosofia: che fine hanno fatto i buoni propositi e che problemi ci sono con i ragazzi arrivati in estate, fin qui oggetti del mistero o quasi.

E così in casa Milan ci si chiude a riccio, lasciando – ben volentieri – il ruolo di grande favorita ai cugini nerazzurri e arrivando all’appuntamento di sabato col profilo più basso possibile.

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Inter favorita, ma...

Una tattica solitamente vincente a tutte le latitudini – in caso di vittoria si può gridare all’impresa, in caso di sconfitta vale il più classico de ‘ve l’avevamo detto’ – che rimette la palla dalla parte di Antonio Conte. Scaramanzie a parte è seriamente l’Inter a presentarsi con i favori del pronostico; se non altro perché al di là del mezzo scivolone europeo le espressioni del campo hanno fin qui parlato piuttosto chiaramente: squadra compatta, idee chiare, difesa solida, identità già bella sviluppata e 9 punti in classifica.

Milan-Inter, destini comuni

Ciò che i rossoneri possono giocarsi per provare a ribaltare il pronostico sta dentro i segreti di una partita che più la si analizza, meno spiragli tattici pare avere per il Milan. Fin qui prevedibili e decisamente poco brillanti nella costruzione del gioco, ciò che sembra reggere meglio per i rossoneri – anche per via dei modesti avversari incontrati – è paradossalmente la fase difensiva; non esattamente il punto forte nel curriculum vitae di Marco Giampaolo.

Eppure, questo plebiscito quasi totale del mondo dell’opinione pubblica sportiva – così come il vox populi – lascia spazio alla mistica, all’inspiegabile, a quella così lì da derby: quella sensazione di una squadra così favorita che alla fine viene da pensare vincerà l’altra. In un no-sense che alla fine riporta tutto al cinquanta e cinquanta, come in quel conto presentato nei documenti in Comune, dove Inter e Milan promettono di spartirsi i costi di un nuovo stadio e insieme a quello continuare a vivere la loro lunga storia a braccetto.

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