LaPresse

Milan e la scelta Pioli: quando la strategia lascia il posto alla navigazione a vista

Milan e la scelta Pioli: quando la strategia lascia il posto alla navigazione a vista

Il 10/10/2019 alle 07:47Aggiornato Il 12/11/2019 alle 10:38

La scelta di affidarsi a una figura di un “maestro di calcio” che valorizzasse i giovani e promuovesso il bel gioco in linea con i desidearata dell’amministratore delegato Ivan Gazidis è già stata sconfessata. Il Milan ha scelto Pioli per uscire dalla crisi.

" Marco Giampaolo è stata una scelta facile, veloce e dal punto di vista calcistico logica. Lo seguo da anni, offre sempre qualcosa di diverso attraverso il bel calcio, che è il marchio di fabbrica della storia del Milan (Zvonimir Boban) "
" Con l'allenatore abbiamo fatto una scelta precisa, dandogli totale fiducia e sappiamo che ci vuole del tempo per mettere in atto le sue idee. Siamo ambiziosi e crediamo che lui sia la persona giusta. Momenti del genere il Milan li ha passati anche sotto la guida di Sacchi e dopo qualche mese invece cambiò tutto (Paolo Maldini)"

Il "mostro" a due teste

Le divergenze tra Maldini e Boban sono cresciute in modo esponenziale nelle ultime settimane: da una parte i continui mal di pancia del Chief Football Officer del Milan per la gestione tecnica di Marco Giampaolo, dall’altra i timidi tentativi di Paolo Maldini di accordare piena fiducia all’allenatore a fronte degli scarsi risultati sul rettangolo di gioco. Alla fine ha trionfato la corrente bobabiana e nonostante la rocambolesca vittoria contro il Genoa Giampaolo è stato accompagnato alla porta. La scarsa dimestichezza del tecnico abruzzese davanti alle telecamere così come le defaillance a 360 gradi palesate dopo le prime 7 partite di Serie A sono sotto gli occhi di tutti, ma tutto ciò era chiaramente insito nel “pacchetto Giampaolo” a inizio stagione. Perchè dunque investire su di lui lasciando partire Gattuso?

Maldini, Boban e Massara

Maldini, Boban e MassaraGetty Images

Il pasticcio é a monte

Già, il peccato capitale è da ricercare nel turbolento finale della scorsa stagione, ovvero nella scelta di non puntellare una rosa già di per sé competitiva (Milan secondo in classifica considerando solamente il girone di ritorno) con due/tre elementi di esperienza e sicura affidabilità che avrebbero consentito a Gattuso di lottare per la Champions con maggiori sicurezze rispetto all’anno precedente. Si è al contrario lasciato partire il tecnico calabrese senza battere ciglio e contestualmente aperto un nuovo cantiere infarcito di calciatori giovani più o meno promettenti, affidandone la guida a un preparato ma inesperto allenatore di provincia. Per poi abbandonarlo al suo destino alle prime difficoltà rimpiazzandolo con un cosiddetto normalizzatore di medio livello già scottato dall’impatto con una big (peraltro nella medesima città).

Per quanto discutibile, la mossa di Giampaolo era da ricondursi a una precisa strategia; quella di accordare un biennale a Stefano Pioli pone dei seri problemi di interpretazione, dovendo essere tradotta come una sorta di piano B dopo il fallimentare tentativo di accapparrarsi un profilo plausibile agli occhi dell’opinione pubblica come Luciano Spalletti. Delle linee guida d'inizio stagione non v'è più traccia ormai.

Video - La breve parabola di Marco Giampaolo al Milan: dal 'testa alta e giocare' all'esonero

01:51
0
0