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Non chiamatelo 'il Leicester italiano': ecco perché per l'Atalanta è improbabile vincere lo Scudetto

Non chiamatelo 'il Leicester italiano': ecco perché per l'Atalanta è improbabile vincere lo Scudetto

Il 29/10/2019 alle 11:50Aggiornato Il 29/10/2019 alle 12:01

Da tanti paragonata al miracolo che portò Claudio Ranieri a trionfere in Inghilterra, tra Leicester e Atalanta ci sono tante differenze ma solo una è fondamentale: nella Premier League 2015/16 vigeva un clamoroso vuoto di potere. In questa Serie A invece Juventus e Inter paiono ben lanciare. Detto questo...

" L’Inter è la rivale più accreditata, il Napoli è forte e penso che anche l'Atalanta sia a questo livello. Non ha la storia delle altre, ma sul campo sta dimostrando di meritare tutto: può essere il Leicester italiano"

Giusto un paio di settimane fa, sulle pagine di Tuttosport, erano queste le dichiarazioni con cui si esprimeva Fabio Paratici, CFO della Juventus e uomo che da anni, ormai, è in qualche modo in una delle posizioni più importati delle società al vertice del calcio mondiale.

L’Investitura, insomma, è tutt’altro che banale. Ma al di là delle parole di Paratici, della realtà Atalanta, sono consapevoli tutti o quasi. Gli ultimi scettici, sono probabilmente stati convertiti in questo inizio di stagione. Se è infatti vero che la Dea, alla prima esperienza nell’Europa dei top, ha fin qui raccolto veramente poco, non in molti all’inizio del campionato avrebbero nuovamente messo l’Atalanta laddove aveva sorpreso tutti lo scorso anno.

"Lunga vita a Gasperini", una coreografia della curva dell'Atalanta decidata al tecnico Gian Piero Gasperini dopo aver centrato per il secondo anno consecutivo l'Europa

"Lunga vita a Gasperini", una coreografia della curva dell'Atalanta decidata al tecnico Gian Piero Gasperini dopo aver centrato per il secondo anno consecutivo l'EuropaGetty Images

Già perché la squadra di Gasperini, nonostante un infortunio di percorso come quello di Duvan Zapata vola a vette altissime in Serie A e con 28 gol messi a segno nelle prime 9 giornate di campionato inizia a infrangere record che fanno riflettere anche i più scettici: nessuno, nell’era dei 3 punti, aveva fin qui statisticamente fatto meglio.

Nasce così il più facile dei contemporanei paragoni: il Leicester di Claudio Ranieri. Il più sorprendente e incredibile miracolo sportivo della storia recente, si fissa a cartina tornasole di ogni inaspettata serie di risultati positivi pronti a far giare la testa degli analisti. E allora ecco i paragoni, anche da elite dirigenziali, come ‘l’Atalanta può essere il Leicester italiano’ e ‘Atalanta che può davvero puntare allo Scudetto’.

Ma è davvero così? La Dea di Gasperini può seriamente puntare al titolo in Serie A?

Al di là della partenza stratosferica e dell’espressione in campo eccellente per il valore della rosa, ciò che differenza questa Serie A dalla Premier Legaue edizione 2015/16 è un aspetto evidente: la presenza di due squadre dal blasone storico e dalle qualità in campo tutt’altro che in difficoltà, Juventus e Inter.

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L’unicità del miracolo a firma Claudio Ranieri fu infatti figlio di un vuoto di potere clamorosamente palesatosi in contemporanea tra tutti i top club del campionato inglese. Il Manchester City a guida Manuel Pellegrini si trovava alla fine della gestione del cileno; lo United di van Gaal era una squadra completamente nuova e un cantiere a cielo aperto; il Liverpool, dopo la cacciata del semi-miracolo Rodgers, si ritrovava a partire da zero con Klopp e per giunta a stagione in corso; il Chelsea, vero favorito, testava sulla propria pelle l’insubordinazione e il fine ciclo di Josè Mourinho. In una tale assenza di potere l’alternativa più credibile fu il giovanissimo Totttenham di Mauricio Pochettino, che da squadra con l’età media più bassa della Premier League – e talenti improvvisamente esplosi come Alli e Kane – si affacciava sul serio per la prima volta alle posizioni di vertice; ma alla fine si rivelò ancora troppo acerba per trionfare sul lungo periodo. E’ qui dentro che venne fuori il miracolo Leicester. In un campionato senza un padrone, le Foxes ebbero il giusto pizzico di follia per credere di esserlo. E tale ricetta – insieme a una stagione irripetibile di determinati interpreti chiave – ne scrisse il miracolo.

Il Leicester campione d'Inghilterra 2015/16

Il Leicester campione d'Inghilterra 2015/16PA Sport

Questa stagione in Serie A è senza dubbio diversa. La Juventus infatti ha già dimostrato la cosa più importante: non essere andata in crisi dopo la rivoluzione culturale avvenuta in estate. Il passaggio dal ‘risultatismo’ di Allegri alla filosofia di Sarri è stato quasi del tutto indolore; e i bianconeri di giornata in giornata hanno dimostrato segnali di apprendimento alla nuova dottrina. Oltre a questo l’Inter di Conte ha risposto immediatamente agli stimoli del nuovo tecnico, issandosi a seconda forza – al di là della profondità della rosa, argomento meritevole di un approfondimento a se stante – che non può essere sottovalutato.

Sarri, Dybala - Inter-Juventus - Serie A 2019/2020 - Getty Images

Sarri, Dybala - Inter-Juventus - Serie A 2019/2020 - Getty ImagesGetty Images

L’Atalanta, qui dentro, può confermarsi per la realtà che per altro già ci aveva indicato la scorsa stagione di Serie A: ovvero la terza forza del campionato. Dietro le due corazzate, è infatti senza dubbio la squadra di Gasperini la compagine più credibile di questo campionato: una squadra che gioca su automatismi ormai appresi da tutti e che ha una discreta variabilità sia nel reparto difensivo che quello offensivo.

Per l’Atalanta, questa, non è comunque una posizione da sottovalutare. Derubricata da molti come ‘miracolo’ fine a se stesso nella passata stagione, la squadra di Gasperini si sta mostrando tutt’altro che tale. Ed è forse questo il traguardo di cui essere maggiormente fieri il quel di Bergamo. Se poi, in qualche modo, Juventus e Inter improvvisamente imploderanno, allora sì che la Dea potrà sognare qualcosa di più.

Fino a quel giorno però resterà ben dietro la prima fila da cui sono scattate – e da dove stanno continuando a girare – le prime due della classifica. E in fondo a Gasperini va bene così. Perché quando tutte le telecamere vanno su di te – come ha dimostrato la Champions – dare spettacolo può diventare un problema. Mentre così, leggermente dietro, si può continuare a sognare in grande. Sperando che davanti, qualcuno, magari verso la fine, buchi una gomma.

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