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Siena: sequestrati 8,5 milioni in beni all'ex presidente Mezzaroma

Siena: sequestrati 8,5 milioni in beni all'ex presidente Mezzaroma

Il 08/08/2017 alle 10:39Aggiornato Il 08/08/2017 alle 11:03

Le ipotesi di reato sono bancarotta fraudolenta patrimoniale mediante distrazioni di denaro; bancarotta fraudolenta mediante false comunicazioni sociali; bancarotta fraudolenta per pagamenti preferenziali. Al presidente della società ora in fallimento sono stati contestati anche reati fiscali per dichiarazione fraudolenta.

La guardia di finanza di Siena ha sequestrato beni per oltre 8,5 milioni di euro all'ex presidente della A.C. Siena Spa Massimo Mezzaroma dopo le indagini nei confronti della squadra di calcio senese condotte dal nucleo di polizia tributaria per conto della Procura. Le ipotesi di reato sono bancarotta fraudolenta patrimoniale mediante distrazioni di denaro; bancarotta fraudolenta mediante false comunicazioni sociali; bancarotta fraudolenta per pagamenti preferenziali. Al presidente della società ora in fallimento sono stati contestati anche reati fiscali per dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e omessi versamenti di imposte, nonché il reato di accesso abusivo al credito. La guardia di finanza ha eseguito in questi giorni le notifiche degli avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di undici indagati, contestualmente all'esecuzione delle procedure di sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie.

I sequestri sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura di Siena, per le ipotesi di reati tributari emerse nel corso delle attività ispettive eseguite dalla guardia di finanza nei confronti della società calcistica: in particolare, mascherando da cessione di ramo d'azienda la cessione di un bene immateriale, sarebbero stati fraudolentemente sottratti all'imposizione fiscale beni assoggettabili a Iva per oltre 20 milioni di euro. Il sequestro è stato applicato alle disponibilità finanziarie trovate sui conti correnti, nella forma per equivalente, su immobili ubicati a Roma, e sulle quote di partecipazione detenute su alcune società del gruppo.

Serie A 2009/2010 - Massimo Mezzaroma - AP/LaPresse

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La società calcistica a distanza di alcuni mesi dalla mancata iscrizione al campionato, dopo aver tentato la strada del concordato preventivo, rigettato dal Tribunale di Siena per mancanza di garanzie, era stata dichiarata fallita. Nel frattempo erano già partite le indagini, disposte e coordinate dalla Procura di Siena e delegate al Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Siena, per le ipotesi, poi confermate, di reati fallimentari, tra cui bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione e ricorso abusivo al credito. A insospettire gli inquirenti era stata un'operazione di cessione del marchio 'Ac Siena' - speculare a un'altra analoga posta in essere dalla società di basket Mens Sana e balzata alle cronache dopo un'inchiesta della guardia di finanza di Siena denominata 'Operazione Time Out' - a una nuova società, con sede a Roma, creata appositamente per quell'operazione e di fatto mai operante. La società acquirente, neocostituita, ha attinto le disponibilità finanziarie per l'investimento dalla Banca Monte dei Paschi di Siena che a fronte della sola garanzia dello stesso marchio (sopravvalutato in 25 milioni di euro a fronte di un valore effettivo, stimato da perizia giurata, tutt'al più 4/5 milioni di euro) ha erogato alla nuova società un prestito di 22 milioni di euro.

Contestualmente alla cessione del marchio, la società acquirente ha stipulato un contratto di affitto del marchio stesso, con la Ac Siena Spa che, quindi, per utilizzare il proprio marchio si ritrovava a pagare un canone mensile, di valore pari alla rata del mutuo che la newco doveva restituire a Mps, finanziante l'operazione. Sulla base di ciò si è contestata l'esecuzione dell'operazione perché finalizzata a consentire alla società calcistica Ac Siena un finanziamento che altrimenti non avrebbe potuto ottenere, a causa del grave stato di dissesto economico in cui versava: il bilancio 2010-2011 riportava già perdite per oltre 20 milioni di euro.

Negli anni successivi la società non è intervenuta con operazioni di ricapitalizzazione, perseverando nella prosecuzione dell'attività sportiva, nonostante le gravi difficoltà finanziarie, mascherate nei bilanci, fatti apparire solidi agli stakeholder, scrive la guardia di finanza, e riuscendo così a rientrare nei parametri gestionali imposti dalla Lega Calcio per l'iscrizione ai campionati professionistici, fino al campionato 2013-2014. Tra i vari artifizi contabili escogitati anche l'indebita iscrizione nel bilancio al 30 giugno 2013 degli introiti relativi al cosidetto paracadute finanziario, vale a dire l'indennizzo previsto dalla Lega calcio di Serie A per le società retrocesse in B.

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