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Stéphanie Frappart meglio della VAR: il paradosso di una serata storica

Stéphanie Frappart meglio della VAR: il paradosso di una serata storica

Il 15/08/2019 alle 17:15Aggiornato

Ripercorriamo una direzione di gara passata alla storia: il direttore di gara francese si è meritata gli onori della cronaca, nonostante uno scivolone dei colleghi in sala VAR. Esagerare negli elogi non fa, però, che alimentare quel retaggio ideologico che, per un giorno, abbiamo fatto finta di superare...

L’attesa era tanta e Stéphanie Frappart si è guadagnata gli onori della cronaca. Nella mattina di Ferragosto, media italiani e stranieri sono tutti allineati in un coro di elogi: l’arbitro francese - una donna chiamata a dirigere una finale europea di calcio maschile per la prima volta nella storia di questo sport – viene promossa con aggettivi lusinghieri.

"Super ed eccezionale", recita la prima pagina di AS, ma anche in Italia il giudizio è molto positivo, come sottolinea all’ANSA Tiziano Pieri, ex arbitro e ora commentatore per Raisport:

" Ha due grandi doti. Una è la parte atletica (e lì è evidente che c'è tanto lavoro dietro) e l'altra è che capisce di calcio: lo ha dimostrato dando una lettura moderna alla gara, al gioco. Ha lasciato girare la palla e correre i calciatori, e se ne sono giovati equità di giudizio e spettacolo. Anche nell'episodio del rigore assegnato al Chelsea era ben posizionata ed è stata decisa nel rilevare il contatto tra il portiere e l'attaccante. Per me è già a un livello che le consentirebbe tranquillamente di essere tra i primi 15 arbitri di Serie A"

Di Stéphanie Frappart non sorprende tanto la personalità perché per arrivare a certi livelli il carattere è necessario e dei professionisti uomini vivono il rapporto con una donna arbitro con rispetto ancora maggiore. Non siamo sui campi di periferia dove dei ragazzini fanno sorrisini o gesti sconvenienti nei confronti di una ragazza con il fischietto in mano, scene purtroppo che nelle serie inferiori sono ricorrenti.

In un contesto del genere e vista anche l’attesa mediatica per l’evento, i giocatori di Liverpool e Chelsea si sono relazionati con rispetto al cospetto di un arbitro che sa guadagnarselo con il suo carisma. Semmai, ha sorpreso la parte atletica: calcio maschile e femminile procedono a velocità diverse ma la Frappart, in effetti, aveva superato brillantemente i test atletici riservati ai suoi colleghi uomini.

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È stata ben coadiuvata dalle due assistenti la francese, con la connazionale Nicolosi e, in particolare, l’irlandese O’Neal sugli scudi. Paradossalmente, ad aiutarla meno è stata la tecnologia: sul presunto rigore reclamato dal Liverpool in avvio, Christensen ha le braccia abbastanza larghe ma la distanza rispetto a Mané, che colpisce in rovesciata, è davvero ravvicinata.

Il mancato intervento della VAR è giustificabile in quanto pallone inaspettato nel mani-comio di cui si discuterà in eterno. L’errore dei colleghi varisti è sul rigore decisivo: il portiere deve avere almeno uno dei due piedi su parte della linea di porta e Adrian, invece, si trova più avanti. La tolleranza, come nel caso della rincorsa del rigorista, fa parte del gioco ma la posizione è di facile rilevazione per chi si trova davanti a un monitor (meno per un direttore di gara, anche per una questione di prospettiva): il penalty andava ripetuto.

C’è chi pensa alla Frappart e sorride facendo un confronto con il quarto uomo della sfida, il turco Cakir. Battute a parte, l’esperimento è riuscito ma per far sì che non resti una goccia nel mare, bisogna dare continuità e fiducia al nuovo che avanza. Magari evitando anche di eccedere negli elogi e nell’esaltazione, come abbiamo notato in queste ore: Stéphanie Frappart è stata brava ma esagerare o evidenziare che “capisce di calcio” non fa che alimentare quel retaggio ideologico che, per un giorno, abbiamo fatto finta di superare, ma che invece è ancora imperante nel chi ritiene che alle donne vada spiegato il fuorigioco al ristorante.

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