EFE

Inzaghi "Milan a vita"

Inzaghi "Milan a vita"
Di Eurosport

Il 24/05/2007 alle 20:22Aggiornato

L'eroe della finale di Atene Pippo Inzaghi ha dichiarato di voler finire la carriera nel Milan, per continuare a vivere "partite indimenticabili"

Di striscio, involontari, di spalla e di gomito. Spesso facili, a volte quasi brutti, ma che importa? Sono gol, tanti e decisivi, e segnare è ciò che Filippo Inzaghi sa fare meglio di ogni altra cosa. Per la precisione, se la palla sbatte contro qualsiasi parte del corpo di Superpippo, finisce in rete ogni 156' e la doppietta di ieri sera ha portato a 58 gol il suo bottino in Europa, quota mai raggiunta da nessun giocatore italiano.

Il primo gol di ieri non è altro che la fotocopia di una delle tante carambole fortunate della sua carriera. Come quella nel Derby del 15 ottobre 2003: al 39' del primo tempo Pirlo batte una punizione centrale e sulla traiettoria si materializza all'improvviso Inzaghi, con il pallone che gli sbatte sulla faccia e inganna Toldo. "Non è fortuna, è Pippo Inzaghi", sorride Fabio Cannavaro, che in quella partita c'era e che ha diviso tante volte la maglia azzurra con l'attaccante rossonero.

Il raddoppio a fine gara è invece il manifesto del suo gioco perché, come disse sir Alex Ferguson, "Inzaghi è nato in fuorigioco". E lì lo trovano i suoi compagni come Kakà, autore dell'assist di ieri. "Se Pippo c'é, si vince. Altrimenti, no", è la sentenza di Adriano Galliani, che ben ricorda come due anni fa a Istanbul, Inzaghi finì in tribuna, un po' perché reduce da un infortunio, un po' per scelta discutibile di Ancelotti: "Ho sofferto nel 2005 a vederla dalla tribuna - ricorda Inzaghi sull'aereo che riporta la squadra a Milano - e speravo che il destino mi ridesse quella partita. Queste sono le cose belle del calcio: due anni fa ero in tribuna, ieri protagonista".

Ha ancora tanta voglia di vivere "partite indimenticabili" come queste perché "rimangono per tutta la vita. Poi è chiaro che segnare due gol in finale lascia poche parole, visto che è un sogno che si ha da bambini". Per questo, tra la notte di Berlino e quella di ieri sceglie la seconda, perché la sua filosofia di 'malato' del gol è questa: meglio una partita da protagonisti che cento coppe del mondo da panchinaro. A quasi 34 anni, sa che dovrà dosare sempre meglio le sue forze e arriva ad ammettere che "é giusto a questa età giocare meno minuti, magari più di qualità e io sono pronto".

Perché tanto, gli è sempre bastato poco tempo per segnare: 'Mi piacerebbe tanto arrivare a quota 100 gol con il Milan'': il suo desiderio tutt'altro che irrealizzabile visto che è a quota 82 e che ha intenzione di chiudere la carriera con la maglia rossonera. "Se il Milan vorrà, smetterò qui". Vuole, vuole.