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Imbattibilità, promozione in Nations League e sogno Euro 2020: la favola del Kosovo

Imbattibilità, promozione in Nations League e sogno Euro 2020: la favola del Kosovo

Il 21/11/2018 alle 13:13Aggiornato Il 21/11/2018 alle 13:24

Dal nostro partner Agenti Anonimi

" Nasce, cresce, corre"

Quante volte abbiamo sentito questo motto, solitamente quando si parla di bambini che crescono molto rapidamente, e sorprendono tutti (oppure in una nota pubblicità). Stavolta i bambini non c’entrano nulla, anche se il Kosovo è di fatto una nazionale ”bambina”: i Dardanët hanno dovuto sudare ben più delle proverbiali sette camicie per riuscire a conquistare il proprio spazio all’interno del calcio internazionale, ma soprattutto all’interno del mondo. Per anni, prima e dopo la nota guerra che vide coinvolti anche i soldati italiani, il Kosovo è stato assoggettato alla Serbia, che aveva decimato la popolazione kosovaro-albanese in quel conflitto: i kosovari sono stati costretti a scappare dalla propria terra, diventando dei ”senza nazione” e rifugiandosi in Svizzera, Albania e altri Paesi (Norvegia, Svezia, ecc...), oppure hanno conosciuto la realtà dei campi-profughi. Il tutto mentre Pristina e il Kosovo si trovavano ancora politicamente sotto la Serbia: l’indipendenza governativa è stata dichiarata unilateralmente nel 2008, la nascita della nazionale invece è datata 2014, quando Ujkani e altri giocatori iniziarono a giocare le prime gare non ufficiali sotto la guida di Albert Bunjaku.

La bandiera kosovara

Il riconoscimento della FIFA e dell’UEFA è arrivato solo un paio d’anni dopo, nel maggio 2016, e con modalità controverse: se con il Montenegro FIFA e UEFA erano state tolleranti, permettendo il trasloco di tutti i giocatori che avevano militato nella Serbia (Jovetic, Savic, Vucinic ecc) nella nuova nazionale, con il Kosovo non è stato così. Troppo complicato (o forse troppo ”scomodo”, visto il ”no” serbo all’independenza kosovara) spostare giocatori da tutte le nazioni che avevano ospitato i profughi, e così i vari Shaqiri, Granit/Taulant Xhaka, Behrami, Panagiotis Kone, Hetemaj, Januzaj ecc... sono stati costretti a rimanere nelle nazionali per cui avevano già giocato (mentre Hadergjonaj, possibile kosovaro, sta scegliendo la Svizzera). Il Kosovo di Bunjaku ha costruito un gruppo diverso, sfruttando talenti e giocatori esperti che non avevano ancora giocato nelle rispettive nazionali e hanno sposato in toto la causa: Ujkani (giocatore più presente con 24 caps e capitano), il laziale Valon Berisha, il forte centrocampista Zeneli (Heerenveen), il talento Rashica e un centravanti come Muriqi, ma anche giocatori emergenti come Kololli, Zhegrova e Rrahmani.

Un gruppo che ha sofferto le prime gare internazionali: il primo girone del Kosovo, impegnato nelle qualificazioni a Russia 2018, è stato un’autentica tragedia. Pareggio all’esordio con la Finlandia e… basta: un punto in dieci gare, 3 gol fatti e 24 subiti nonostante tante buone prestazioni, col dramma della sconfitta per 6-0 patita dalla Croazia. Una campagna che è costata il posto a Bunjaku, ormai troppo ”locale” per un Kosovo che voleva crescere: la FFK ha puntato su un tecnico esperto e dal grande profilo come Bernard Challandes, capace di vincere il campionato svizzero con lo Zurigo ed ex allenatore tra le altre di Young Boys, Neuchatel Xamax e dell’Armenia, e ha avuto ragione. Dal suo arrivo, il Kosovo non ha sbagliato un colpo: Challandes ha impostato i suoi con un 4-2-3-1 offensivo, dando loro un’idea di calcio propositiva e valorizzando tutti i talenti. Muriqi è diventato il centravanti che serviva ai Dardanët, Zeneli la stella della squadra (6 gol, top-scorer assoluto), la difesa un muro invalicabile anche nelle gare più difficili. E i risultati sono arrivati di conseguenza, in un 2018 da ricordare.

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Il Kosovo ha dominato il proprio girone nella Lega D della Nations League 2018-19: quattro vittorie (2-0 alle Fær Øer, 3-1 e 5-0 a Malta, 4-0 all’Azerbaijan) e due pareggi (0-0 Fær Øer, 1-1 con gli azeri all’andata), 14 punti totali e promozione nella Lega C conquistata proprio grazie al poker inflitto all’Azerbaijan di Gurban Gurbanov. Il tutto con statistiche da dominatrice nel proprio gruppo: i 15 gol segnati rendono il Kosovo la nazionale più prolifica della Nations League davanti a Svizzera-Macedonia (14) e Spagna (12), i due gol subiti lo rendono la miglior difesa della competizione. È vero, Svizzera e Spagna hanno giocato quattro gare (e non sei) e affrontato avversari diversi, ma i risultati del Kosovo restano di valore e valgono un sogno: vincendo il proprio gruppo, i kosovari hanno conquistato l’accesso alla Final Four che verrà disputata nel marzo 2020, e assegnerà un posto a Euro 2020 a una squadra della Lega D. Se non si qualificherà prima (attraverso i gironi), sfiderà Bielorussia, Macedonia e Georgia (le altre promosse in Lega C) per conquistare il pass per quello che sarebbe il primo e storico Europeo kosovaro.

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Nel giro di vent’anni, dunque, il Kosovo è passato dai campi profughi alle grandi prestazioni calcistiche, e l’ha fatto ottenuto un piccolo grande record: insieme alla Romania, è l’unica nazionale europea imbattuta nel 2018 e ha una serie positiva aperta da un anno. Con Challandes, i kosovari hanno battuto Madagascar (1-0), Albania (3-0) e Burkina Faso (2-0) in amichevole, Malta (3-1 e 5-0), Azerbaijan (4-0) e Fær Øer (2-0) in Nations League, oltre ai già citati pareggi: il bilancio di Challandes parla di 7 vittorie e due pareggi in nove gare, media-punti di 2.33. E il Kosovo è imbattuto dall’ultima amichevole del 2017, vinta 4-3 contro la Lettonia: dieci gare senza sconfitte (8V-2P) e un 2018 senza sconfitte, c’è di che gioire nelle fila dei Dardanët. E ora, tutto il Kosovo è pronto per la prossima sfida: tentare di qualificarsi a Euro 2020 senza l’ausilio dello spareggio della Nations League, o comunque fare una bella figura tra le grandi d’Europa, continuando a mostrare la propria solidità e il proprio gioco offensivo. Lo farà nuovamente con Challandes, lo farà a modo suo: scoprendo talenti (nella rosa attuale: 6 giocano in Svizzera, 2 a testa per in Turchia, Albania, Inghilterra, Croazia, Germania, Olanda, uno in Italia, Danimarca, Norvegia, Belgio e Kosovo), andando a caccia di giocatori ”dimenticati” ed ex profughi, e giocando un bel calcio.

D’altronde c’è un ranking FIFA (137° posto) da migliorare, e un’aspettativa generale (il Kosovo, per serbatoio di talenti, può andare davvero lontano) da onorare: il Kosovo darà tutto, con la sua squadra giovane (età media 23.8 anni) e tanta voglia di fare, e intanto festeggia i propri risultati storici. Splende la luce tra i Dardanët, e allora facciamo che splenda ancora di più.

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