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Nazionale un anno dopo: c'è l'idea, ma il miglior centravanti è sempre chi non gioca

Nazionale un anno dopo: c'è l'idea, ma il miglior centravanti è sempre chi non gioca

Il 19/11/2018 alle 07:30Aggiornato Il 19/11/2018 alle 09:24

Il problema resta il gol, non più Verratti. Un piccolo passo avanti, come il primo tempo di San Siro. Questo pareggio non umilia. Aiuta.

Tesi: per un’ora abbiamo dominato il Portogallo senza Cristiano Ronaldo ma pur sempre campione d’Europa uscente. Antitesi: niente final four di Nations League, primo obiettivo fallito. E poi: dallo 0-0 di un anno fa, con la Svezia, allo 0-0 di sabato, da Ventura a Mancini è cambiato poco: centravanti cercasi. Provo una sintesi: il problema resta il gol, non più Verratti. Un piccolo passo avanti, come il primo tempo di San Siro, degno di Chorzow e all’altezza di un calcio aggressivo, anche se a tratti, paradossalmente, troppo frenetico. Questo pareggio non umilia. Aiuta.

Il 13 novembre 2017 scesero in campo (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva (Bernardeschi), Parolo, Jorginho, Florenzi, Darmian (El Shaarawy); Immobile, Gabbiadini (Belotti). Il 17 novembre 2018 sono stati impiegati (4-3-3): Donnarumma; Florenzi, Bonucci, Chiellini, Biraghi; Barella, Jorginho, Verratti (Pellegrini); Chiesa (Berardi), Immobile (Lasagna), Insigne. Cinque i reduci: Bonucci, Chiellini (tosta, la sua centesima), Jorginho, Florenzi, Immobile. Mancini ha svecchiato la squadra e trasmesso un gioco. Discutibile, quando il torello affoga negli spazi intasati, pregevole se orchestrato in velocità: stile Napoli di Sarri.

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Alla distanza, gli azzurri sono calati: e dal momento che i dettagli servono, bravo Donnarumma. Alla Nazionale di Santos, settima nella classifica Fifa (l’Italia è 19a.) andavano bene due risultati su tre. All’andata ci aveva disarmato con il pressing, questa volta no. Si chiama catenaccio, il muro in cui si è rifugiato. "A brigante, brigante e mezzo", brontolava il fiero Pertini.

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Verratti, dicevo. Mi è piaciuto. Come Barella e più di Jorginho e Insigne, sempre nel cuore della trama. Anche se in alcuni casi ha trascurato Chiesa. Che è veloce e lo sa: ma sa pure che non deve esagerare nelle sceneggiate e nelle manate. In Polonia fummo sfortunati (due pali), al Meazza no. Occasioni nitide, non più di tre. E due di queste sprecate da Immobile, il cannoniere al quale si chiedeva di spezzare l’incantesimo. Meglio il tridente leggero, dunque? Mai sottovalutare l’avversario: il Portogallo è di un’altra pasta, rispetto a Lewandowski e c.

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La fase difensiva, finché il pressing di sbarramento ha retto, è stata impeccabile. Assestato il centrocampo, bisogna aggiustare la mira. Conte aveva Pellé, Mancini ha Immobile. Parola d’ordine: riempire l’area. Sette gol in otto partite - l’ultimo di Biraghi, un terzino - sono oggettivamente pochi. Sfortunato il Paese in cui, da Balotelli a Belotti, il migliore (o il più rimpianto) è sempre chi non gioca. Salvo diventare il capro espiatorio non appena gioca.

Domani sera, a Genk, affronteremo gli Stati Uniti in amichevole. Tutto fa brodo. Ci sarà il Var, addirittura. Immagino cospicue rotazioni, da Pavoletti in giù. Il ct, come ogni allenatore, può arrivare fino a un certo punto. Dopo, tocca ai giocatori. Vi piace l’Italia di Mancini? Preferite un "nove" tradizionale o il tridente leggero?

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