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Vivere il calcio con il sorriso: l'insegnamento più bello di Ronaldinho

Vivere il calcio con il sorriso: l'insegnamento più bello di Ronaldinho

Il 03/02/2017 alle 12:24

Dal nostro partner Agenti Anonimi

Inverno 1988, Porto Alegre. Un bambino di 8 anni rientra a casa dopo la partita di calcio con gli amici. Ad aspettarlo ci trova tutta la famiglia e i parenti, ma c’è qualcosa che non va: mamma piange. A quel punto, arriva il suo fratellone, Roberto, che lo accompagna in cameretta prima di dirgli: “C’è stato un incidente, papà è morto.” La perdita del tuo supereroe, a quell’età, è terribile. Al piccolo bambino del suo papà resterà solamente una fotografia: i due sono immortalati mentre stanno giocando insieme a calcio, e sono felici. Da quel momento, decide che ogni volta che toccherà un pallone, lo farà con il sorriso, perché così il suo papà potrà essere orgoglioso di lui. Quel bambino si chiama Ronaldo de Assis Moreira, ma tutti lo conosceranno con il suo nome d’arte – perché quella che farà con la palla tra i piedi sarà arte allo stato puro – Ronaldinho.

Poesia in movimento

Ronaldinho nasce a Porto Alegre il 21 marzo 1980. Fin da piccolo, Dinho è un grande tifoso del Gremio, perciò, per lui è un sogno quando suo fratello Roberto de Assis, nel 1987, debutta nella prima squadra azulnegra. Il vero talento di casa de Assis, però, è quel bambino coi dentoni: vederlo giocare in strada è uno spettacolo. Per tutto il Brasile iniziano a girare filmati di questo piccolo fenomeno che salta gli avversari come se fossero birilli.Gli osservatori del Gremio, non ci mettono molto a mettere sotto contratto anche il fratellino di Roberto ed inserirlo nel settore giovanile della squadra. Ronaldinho è poesia in movimento: con il pallone fra i piedi danza, e lo fa a ritmo di samba. Nessuno riesce toglierli la palla, che sembra come incollata ai piedi. In futuro, rivelerà il suo segreto: per anni, si è allenato scartando il suo cane, Bom Bom. Nel 1992, però, Roberto deve lasciare il Gremio a causa di un grave infortunio: vola a giocare in Svizzera. Dinho si trova solo, ma inizia la sua scalata verso la gloria.

La prima volta in Nazionale

Nel 1997 debutta in prima squadra: la gente, la domenica, va a l’ Arena solo per vedere lui. Nel 1999, Dinho vince il Campionato Gaucho, siglando anche un gol in finale contro l’Internacional, squadra capitanata da Dunga. Pochi giorni dopo quella finale, Dinho riceverà la prima convocazione in Nazionale: ha soli 19 anni, ma è fra i calciatori più attesi. Ronaldinho. Poi, vincerà anche il Campionato del Mondo 2002, in Corea del Sud e Giappone e, da capitano della Seleçao, la Confederations Cup 2005. Ben presto, dall’Europa, arriveranno moltissimi fax nella sede del Gremio, con un solo messaggio: “Quanto costa Ronaldinho?”

Ronaldinho in team Brazil – pub not in UK Fra Ned Esp Pol Chn Jpn

Ronaldinho in team Brazil – pub not in UK Fra Ned Esp Pol Chn Jpn Imago

L'Europa, Parigi

Nell’estate 2001, gli emissari del Paris-Saint Germain riescono a strapparlo al Gremio e a portarlo nel Vecchio Continente. Sotto la Tour Eiffel, Dinho raggiunge la consacrazione, e si mette in luce davanti agli occhi di tutto il mondo. Gli anni di Parigi non portano trofei, così, un po’ la volontà di giocare le grandi Coppe Europee, un po’ la volontà del club francese di liberarsi di un giocatore che sta iniziando a far parlare troppo spesso della sua vita mondana, portano Ronaldinho ad imbarcarsi per un volo che porta in Catalogna: il Barcellona ha sborsato 30 milioni di Euro per averlo.

Barcellona e la Leggenda

Ed è al Barcellona che il Gaucho diventerà Leggenda. Sulla panchina blaugrana, c’è una leggenda del calcio internazionale, Franklin Rijkaard, uno del trio olandese del Milan. Al Barcellona, quell’anno, si oppone il Real Madrid dei Galacticos: Ronaldo, Zinedine Zidane, Roberto Carlos, Raùl, Michael Owen e il neo acquisto David Beckham. Il Barcellona di Rijkaard, però, incanta: Xavi, Iniesta, Puyol, Luis Enrique, Victor Valdes e, su tutti, Dinho. Le movenze del brasiliano sono elegantissime e superefficaci, lo stile è inimitabile nel saltare l’uomo e lasciarlo lì a mangiar la polvere. La stagione è positiva, ma i catalani chiudono la Liga al secondo posto, dietro il Valencia. Nell’estate seguente, arrivano Deco, dal Porto campione d’Europa, e un ragazzo camerunese che giocava nel Mallorca, Samuel Eto’o. L’intesa tra Ronaldinho e Eto’o è incredibile: i due conoscono alla perfezione i movimenti dell’altro, e sono una macchina da gol pazzesca. Ronaldinho, con il Barcellona, vincerà: 2 Liga, 2 Supercoppe di Spagna, 1 Champions League (vinta a Parigi contro l’Arsenal) e il Pallone d’Oro 2005. Si vedrà soffiare, poi, una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club, proprio contro i suoi storici rivali, l’Internacional de Porto Alegre, che fra i suoi udici può annoverare due giovani talenti, Alexandre Pato e Luiz Adriano.

I momenti di gloria

Tantissimi sono stati i gol, tantissimi gli assist, tantissime le gioie, però, due sono, però, le date che racchiudono al meglio l’immagine di Ronaldinho in maglia Blaugrana: 8 marzo e 19 novembre 2005. L’8 marzo, il Barcellona si trova a giocare il ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro il Chelsea di Josè Mourinho. All’andata, gli spagnoli si erano imposti 2-1 al Camp Nou. A Stamford Bridge, la partita si mette subito malissimo, e i Blues vanno sul 3-1. Al minuto 38, però, succede una magia: la palla arriva al limite dell’area di rigore, dove Iniesta serve Ronaldinho. Gli inglesi sanno che è il giocatore più pericoloso, è gli vanno tutti addosso. Lui, con un movimento di bacino, inganna Terry, Ricardo Carvalho e compagnia, insaccando il pallone di punta alle spalle di un impietrito Petr Cech. Alla fine, però, il Chelsea vincerà 4-2 e il Barça sarà eliminato. Il 19 novembre 2006, invece, si gioca il Clasico: Real Madrid e Barcellona si giocano la vetta della classifica, la partita è tesissima. La decide lui. Una tripletta di Ronaldinho piega i Blancos ma, quello che accade dopo il suo terzo gol, ha dell’incredibile: tutto il Santiago Bernabeu si alza in piedi per applaudirlo. Il Santiago Bernabeu sta tributando una standing ovation ad un giocatore del Barcellona!!

Ronaldinho, Eto'o

Ronaldinho, Eto'oEurosport

Messi, l'erede designato

L’ultima annata in Blaugrana, è segnata dagli infortuni che lo tengono lontano dal campo e da una vita notturna troppo movimentata. Nell’estate 2007, sulla panchina del Barça arriva Pep Guardiola e lui, di Ronaldinho, non ne vuole proprio sapere. Perciò Ronaldinho fa le valige e se ne va: va in Italia, dove un uomo, da anni, lo corteggia per averlo nella sua squadra di calcio. Quello uomo, si chiama Silvio Berlusconi e, la sua squadra è il Milan. Dinho, però, non lascia tutto al caso e, prima di andare, rassicura i tifosi: “Ho lasciato il Barcellona in buone mani.” E aveva ragione. Infatti, durante la stagione 2004-2005, Ronaldinho e i suoi compagni erano andati ad assistere agli allenamenti delle giovanili. Qui, avevano notato subito un ragazzino piccolino, che saltava tutti con una facilità incredibile. Molti, lo chiamavano La Pulga. Dinho parlò con Rijkaard e lo convinse a promuoverlo in prima squadra, prendendolo sotto la propria ala protettrice. Quel ragazzino si chiamava Lionel Messi e, no, non era un giocatore normale.

A Milano, da fermo

Giunto a Milano, Ronaldinho viene presentato davanti ad un San Siro gremito di tifosi. Il pubblico milanista lo aspettava da anni, e non vedeva l’ora di dargli tutto il suo affetto. Gli anni di Milano, però, purtroppo, non sono vincenti come quelli di Barcellona e, anche il Gaucho, non è più quello di Barcellona. E’ appesantito, si è abituato alla movida, ha perso il suo scatto fulminante. Però, la classe non l’ha persa. Infatti, anche se da fermo, mostra ancora delle giocate da fenomeno e regala ancora molte gioie ai tifosi rossoneri. Inoltre, vedere giocare insieme nella squadra di Carlo Ancelotti giocatori del calibro di Kakà, Ronaldo, Ronaldinho, Pato, David, Beckham, Clarence Seedorf e Andrea Pirlo, è un piacere per gli occhi. La sua stagione migliore in Italia, rimane quella 2009-2010, sotto la guida di Leonardo: i rossoneri giocano con un “4-2-fantasia”, ispirato a quello del Brasile di Pelè e Garrincha, che esalta le sue qualità. Nel gennaio 2011, Massimiliano Allegri decide di non avere più bisogno di lui, perciò, Dinho viene ceduto.

Si torna a casa

Tornerà a casa, in Brasile. Da qui, la sua carriera sarà in continua discesa. Prima va al Flamengo, ma la sua vita notturna costringe il club a mollarlo dopo pochi mesi. Si accasa, poi, all’Atlético de Mineiro, con cui vince la Copa Libertadores. A fine stagione, rescinde, e migra verso nord: Santiago de Queretaro, Messico. Qui, Dinho non si trova bene. Manca spesso agli allenamenti e quelle volte che vi presenzia, non si impegna al massimo. I media, i tifosi e i compagni gli remano contro e, dopo soli 10 mesi, il Gaucho rescinde consensualmente con il club messicano. Poche settimane dopo, firma con la Fluminense ma, i kg di troppo e la poca voglia del brasiliano, convincono i dirigenti a rescindere nuovamente il contratto dopo sole 7 presenze. Ieri, Ronaldinho ha lasciato definitivamente il calcio, decidendo di diventare un ambasciatore del Barcellona.

Calcio=divertimento

Tralasciando quest’ultimo periodo della sua carriera, quello che ci ha fatto vedere lui in Europa, non ce lo farà mai rivedere più nessuno. Tutti quelle giocate e dribbling spettacolari che spesso fanno campioni come Cristiano Ronaldo o Neymar Jr., a volte, sono fini a sé stesse; invece, Ronaldinho, dribblava per necessità. La sua giocata era utile alla squadra e utile a realizzare il suo obiettivo: far gioire i tifosi e renderli partecipi della gioia che trasmetteva a lui il calcio. Sicuramente, papà Joao sarebbe molto orgoglioso di lui. Forse, non è stato il migliore di tutti i tempi, perché non bastano un paio di stagioni al vertice per affermarsi come il più grande della storia. Però, se per voi il calcio è, prima di tutto, un divertimento; se la musica è una parte importante della vostra vita; se affrontate ogni giorno la vita con il sorriso sulla faccia; se siete cresciuti fra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 e, ancora oggi, non vi spiegate come quel ragazzo coi dentoni riusciva a fare certe magie, allora sì, per voi, lui è stato il migliore della storia.

Obrigado Ronaldihno!

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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